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Giu 18 2017

Raccontare la fede

In tempi di confusione in cui sembra venir meno ogni certezza, la fede rimane un ancoraggio sicuro, per superare le tempeste della vita. Questo ebook è dedicato a tutti coloro che vogliono riscoprire le radici della fede cristiana o cercano un senso da dare alla propria esistenza… E’ l’apostolo Giovanni a raccontare come Gesù Risorto si mostrò a lui e agli altri suoi discepoli, nella semplicità dei gesti della vita quotidiana, prima di inviarli a predicare in tutto il mondo.

Un libro per ravvivare la fede e rafforzare la speranza nella vita eterna, un invito a dissetarsi bevendo alla Fonte della verità.

Leggi qui un’anteprima:

I giorni del Risorto

Disponibile in tutti i maggiori ebook store, collegati direttamente anche da qui: Amazon, Kobo, Google Play Libri, iTunes (Apple), Mondadoristore, Giuntialpunto, Barns & Noble 

Buona lettura!

 

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Set 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

 

 “ ‘Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.’ “

In questi pochi versi, Gesù insiste sul tema della persecuzione di coloro che credono in Lui, da parte di chi non conosce né Lui né il Padre, e dice apertamente ai Suoi discepoli che saranno scacciati dalle Sinagoghe e saranno addirittura messi a morte, come sta per accadere a Lui, da parte di persone che saranno convinte di “rendere culto a Dio” in questo modo!

Parole sempre attuali, perché in ogni epoca lo zelo religioso privo di discernimento ha portato alcuni uomini che detenevano il potere a commettere veri e propri crimini (torture, lapidazioni, roghi…) in nome di un Dio che in realtà essi non conoscevano. E chi è mai un uomo, per quanto potente egli sia, per arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro uomo? Ma queste cose sono accadute e accadono ancora oggi, sempre per lo stesso motivo, per il peccato, cioè per l’ignoranza nei confronti del vero Dio. Ignoranza che Gesù è venuto a togliere insegnandoci, con le Sue parole, con le Sue opere, ma soprattutto con la Sua stessa morte e la Sua Risurrezione, che Dio è amore e che, per questo, Egli non può fare altro che amare l’umanità tutta, ferita dal peccato e dalla morte.

Gesù dice in anticipo ai Suoi discepoli a che cosa andranno incontro testimoniando nel mondo la loro fede in Lui, affinché non rimangano scandalizzati quando queste cose accadranno. Sentiamo rivolte anche a noi queste parole, e teniamoci pronti… confortati e rafforzati dalla promessa di Gesù, secondo la quale chi perde la vita per Lui, non la perde, ma la preserva per l’eternità, perché come Lui ha dato la Sua vita per obbedire alla volontà del Padre, rimanendo in comunione d’amore con Lui, anche noi, se ci venisse richiesto di saper dare la vita per amore di Gesù, rimarremo in comunione d’amore con Lui e con il Padre, vivendo la stessa vita di Dio, che è amore, pronto a donarsi senza riserve. In questo amore consiste la vita di Dio, che è eterna, e partecipando ad essa vivremo anche noi per tutta l’eternità.   (Gv 16, 1-4)

 

 

 

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Mag 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

“I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: ‘Non stracciamola. ma tiriamo a sorte a chi tocca’. Così di compiva la scrittura che dice:
   Si sono divisi tra loro le mie vesti
  e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

E i soldati fecero così.” Gv 19, 23-24

I soldati si spartiscono le vesti di Gesù e tirano la sorte sulla Sua tunica, come era stato scritto anticamente nel Salmo 22, 19, qui citato da Giovanni. I vv. 17 e 18 del medesimo Salmoaderiscono perfettamente alla morte di Gesù sulla croce e ne costituiscono un autentico commento:

  “Un branco di cani mi circonda,
  mi assedia una banda di malvagi;
  hanno forato le mie mani e i miei piedi.
  posso contare tutte le mie ossa.
  Essi guardano e mi osservano:
  si dividono le mie vesti,
  sul mio vestito gettano la sorte.”*

*Traduzione della Bibbia di Gerusalemme, Edizioni dehoniane, Bologna, 1982.

Il salmista usa espressioni di disprezzo, per indicare i suoi persecutori, Gesù, invece, perde la propria  vita per amore, obbedendo alla volontà del Padre, che Gli ha comandato di dare la Sua vita e di riprenderla di nuovo, affinché chiunque crede che  Egli è il Figlio Dio, abbia la vita eterna.

Gesù ha dato tutto Sé stesso, senza riserve, persino le Sue vesti vengono spartite e contese tra i soldati che lo hanno inchiodato alla croce. In cambio del nostro odio e del nostro disprezzo, Egli ci ha amato, in cambio della morte che ha ricevuto da noi, Egli ci dà la vita senza fine.

 

 

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Apr 05 2010

Vangelo secondo Giovanni

“Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: ‘Ho sete’. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta d’aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: ‘E’ compiuto!’. E, chinato il capo, consegnò lo spirito.”  Gv 19, 28-30

Gesù muore, dopo che gli avevano offerto dell’aceto, perché aveva detto di avere sete. Si compie così un altro passo della Scrittura, cui Giovanni fa solo riferimento, senza citarlo espressamente. Si tratta del Salmo 69, v.22, in cui leggiamo “e quando avevo sete mi hanno dato aceto”. Così subito prima di consegnare lo spirito al Padre, Gesù può dire: “E’ compiuto!” E’ compiuta la Scrittura, che fu ispirata da Dio, il quale sapeva che gli uomini avrebbero condannato il Suo Figlio alla morte di croce, a causa del peccato, e si compie anche la volontà del Padre, che ha comandato a Gesù di non opporsi e di non sottrarsi alla condanna ingiustamente inflittaGli da noi, uomini peccatori, perché attraverso la Sua morte e la Sua risurrezione, potesse giungere a tutti, fino agli estremi confini del mondo, la verità del Padre stesso che è amore ed è Vita che dà la vita eterna a coloro che credono in Colui che Egli ha inviato nel mondo.

“E’ compiuto”, dice dunque Gesù, è compiuto anche il Suo amore per noi, che sulla croce raggiunge la sua massima espressione e sprigiona tutta la sua forza, che tuttavia si manifesta come debolezza ai nostri occhi, necessaria a estirpare dal nostro cuore il nostro peccato, che Gli ha procurato quella morte. Muore per amore Gesù, e il Suo amore non finisce sulla croce, ma è dalla croce che protende i propri raggi luminosi in ogni direzione, per liberarci dalle tenebre del peccato e condurci fino alla terra promessa della vita eterna.

Sulla croce Gesù ci rivela la vera natura del Figlio di Dio: Amore che muore per amore, per salvarci dall’annullamento della morte, consentendoci di vivere per sempre, in comunione con Lui, nell’eternità.

Non finiremo mai di adorare questo amore, crocifisso per amore nostro, né di ringraziare Dio di averci amato in questo modo, attraverso la morte del proprio Figlio, che ha dato la Sua vita per ciascuno di noi, affinché, credendo in Lui, abbiamo in Lui la vita che non ha mai fine.

 

 

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Mar 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: ‘Pace a voi!’. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi’. Detto questo soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’.”  Gv 20, 19-23

Dopo l’annuncio portato da Maria di Màgdala, Gesù risorto appare anche agli altri discepoli, che si erano rinchiusi in casa, per timore che contro di loro scattasse una persecuzione da parte dei capi del popolo. Gesù compare in mezzo a loro, a porte chiuse, segno del fatto che ormai è entrato in una dimensione diversa da quella materiale, e  la prima cosa che dice è: “Pace a voi!”. Il Risorto augura la pace, dopo aver sconfitto la morte, poiché la consapevolezza della Sua resurrezione, che anticipa la nostra stessa risurrezione, può pacificare i nostri cuori, con la speranza della vita eterna, alla quale tutti, in fondo, aspiriamo.

Di Sua iniziativa, Gesù mostra ai Suoi discepoli le mani e il fianco, ove erano visibili i segni lasciati dai chiodi e dalla lancia con cui l’aveva colpito un soldato romano, prevenendo il loro bisogno di avere la certezza che Egli fosse proprio lo stesso Gesù che avevano visto morire sulla croce, qualche giorno prima. I discepoli gioiscono alla Sua vista e, se abbiamo fede, possiamo anche noi condividere la loro gioia, poiché il Signore è risorto anche per noi che, pur non vedendolo coi nostri occhi, ne riceviamo la notizia grazie alla testimonianza dei primi discepoli.

Gesù risorto ripete: “Pace a voi” e come ha mandato nel mondo i primi discepoli, così manda anche noi, a diffondere la buona notizia della Sua risurrezione dai morti.

Consegnandoci poi lo Spirito Santo, Egli ci esorta al perdono degli altri, per potere, a nostra volta, ricevere il perdono da parte del Padre, questo, infatti, sembra essere il senso delle parole con cui si chiude questo brano evangelico, soprattutto se si tiene presente quello che Gesù dice nel Vangelo di Matteo, cap. 6, vv. 14-15, subito dopo la preghiera del Padre Nostro: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”

Se siamo disposti a perdonare chi ci ha fatto un torto o chi si è comportato male nei nostri confronti, siamo in comunione con Dio che perdona le colpe di tutti, e quindi siamo in grado di ricevere il Suo perdono per le nostre colpe. Diversamente, finché non siamo disposti a perdonare gli altri, non siamo in grado di ricevere il perdono di Dio nei nostri confronti, perché non siamo nel Suo amore, ma restiamo nell’odio, nel rancore, nell’astio, e ciò ci impedisce di essere in comunione con Lui. Così, nel brano presente del Vangelo di Giovanni Gesù dice la stessa cosa, ma con parole diverse: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”, ovvero, quando saremo capaci di perdonare i peccati che gli altri commettono contro di noi, tali peccati saranno cancellati e noi potremo ricevere, a nostra volta, il perdono di Dio per i nostri peccati, perché saremo in comunione d’amore con Lui, che perdona tutti. Viceversa: “a coloro a cui non perdonerete, non sarranno perdonati”, ovvero, quando non siamo capaci di perdonare agli altri il male che essi hanno compiuto nei nostri confronti, tale male rimane attivo e ci divide da loro, in modo che non possiamo ricevere a nostra volta il perdono di Dio, per i nostri peccati, perché non siamo in comunione con Lui.

La forza di perdonare possiamo attingerla solamente dall’amore che Dio per primo ha avuto per noi, e che si è manifestato in Gesù, che ci ha amato fino a dare la Sua vita per tutti quanti noi, fornendoci la prova, con la Sua risurrezione, che chi segue i Suoi insegnamenti sarà veramente unito a Lui nella resurrezione e, dunque, riceverà da Lui il dono della vita eterna.

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