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Feb 08 2011

Vangelo secondo Giovanni

 “Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pasci i miei agnelli’. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pascola le mie pecore’. Gli disse per la terza volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?’. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: ‘Mi vuoi bene?’, e gli disse: ‘Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene’. Gli rispose Gesù: ‘Pasci le mie pecore’.”  Gv 21, 15-17

Per due volte, Gesù chiede a Pietro se egli Lo ami e se Lo ami più di tutti gli altri discepoli, e Pietro Gli risponde per due volte di volerGli bene. La terza volta Gesù chiede a Pietro se egli Gli voglia bene, e Pietro si rattrista per questo, ma conferma di volerGli bene, come del resto Egli sa, poiché conosce ogni cosa. Così dopo il triplice rinnegamento, Pietro viene confermato per tre volte nel bene che egli vuole a Gesù, il quale gli affida la cura delle Sue pecore/agnelli, cioè la cura di coloro che crederanno in Lui, per mezzo della sua testimonianza.

  Pascere gli agnelli significa guidarli al pascolo e proteggerli dai lupi rapaci. Così Pietro è chiamato a guidare coloro che giungeranno alla fede per mezzo della sua predicazione, annunciando loro la verità del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto sulla croce e Risorto il terzo giorno. Verità che ci libera dal male e dal male ci protegge.  Alla stessa missione sono chiamati tutti gli altri discepoli, e tutti coloro che, giunti alla fede in Gesù, sentono il bisogno di testimoniare la propria fede al mondo, perché anche gli altri giungano alla stessa fede, conoscendo la verità di Dio, per essere liberati dal male. E questo avviene in virtù dell’amore col quale siamo stati amati da Gesù, che ha dato la Sua vita, affinché tutti potessimo giungere alla verità del Suo amore per noi.

  Gesù ci ha amato e ci ama per primo, e solo dopo l’esperienza della nostra incomprensione nei Suoi confronti, esemplificata dal triplice rinnegamento di Pietro (cfr Gv 18, 16-27), diventiamo capaci, come Pietro, di rispondere al Suo amore, volendoGli bene e amandoLo a nostra volta, perché crediamo in Lui e ci fidiamo di Lui, che ha dato la Sua vita per noi.  E anche a noi, come a Pietro e come a tutti gli altri Suoi discepoli storici, Egli chiede di rendere testimonianza all’amore col quale siamo amati da Lui, che vuole darci la vita eterna, perché tutti giungano alla piena consapevolezza di questo amore e si affidino a Lui, ricevendo da Lui la salvezza.

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Set 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

 

“Gesù rispose loro: ‘In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo’. Gli dissero allora: ‘Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?’. Gesù rispose loro: ‘Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Gv 6, 26-29

Rivolgendosi a coloro che lo stavano cercando, Gesù dice che lo cercano non perché hanno “visto” dei segni, ma perché si sono saziati dei pani che egli aveva distribuito sul monte, il giorno precedente. Il verbo usato nel testo greco del Vangelo di Giovanni può essere tradotto in italiano non solo col verbo “vedere”, utilizzato dalla versione ufficiale delle C.E.I., ma anche col verbo “comprendere”, che sembra più rispondente al contesto. La folla si è messa alla ricerca di Gesù non perché abbia compreso il significato del gesto miracoloso che Egli ha compiuto, distribuendo i pani e i pesci, ma perché si è saziata di quel pane, cioè di quel cibo materiale che  solo momentaneamente pone fine alla fame del nostro corpo. E per questo volevano farlo re!

  Ma Gesù è venuto a portarci un altro cibo, un cibo spirituale che è in grado di saziare per sempre la nostra fame di vita, per questo dice: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà.”

  Il cibo che Gesù vuole darci, presentandosi qui col titolo profetico di Figlio dell’uomo, è la vita eterna, che si ottiene mediante la fede in Lui, che è la Vita. Dunque Gesù suggerisce alla folla che Egli ha da darci qualcosa di ben più grande e prezioso del pane materiale, che l’aveva spinta a mettersi alla Sua ricerca. E alla domanda che Gli viene rivolta per sapere che cosa bisogna “compiere per fare le opere di Dio”, Gesù dà una risposta  chiara e inequivocabile: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”.

  Dio non ci chiede di compiere chissà quali opere, ma di credere in Gesù, che Egli ha mandato tra noi per annunciarci la vita eterna; Egli è il vero cibo che sazia la nostra vera fame, che è fame di vita, di vita eterna, di quella vita che Gesù darà a tutti coloro che hanno fede in Lui.

 

“Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: ‘Rabbì, quando sei venuto qua?’.  Gv 6, 22-25

La folla che aveva mangiato il pane aveva visto partire i discepoli, ma non Gesù. Il giorno dopo, invece, si accorge che anche Gesù aveva lasciato il luogo in cui aveva distribuito il pane, dopo aver reso grazie. Gesù aveva raggiunto i Sui discepoli al sopraggiungere dell’oscurità della sera e nessuno tra la folla lo aveva visto andarsene. Sapevano però che i suoi discepoli si erano diretti a Cafàrnao, è lì si dirigono anche loro. Arrivati al luogo in cui si trovavano i discepoli, vedono anche  Gesù e  Gli chiedono quando fosse andato là. La risposta è ovvia: Gesù aveva lasciato il luogo del raduno col buio, mentre essi dormivano, per cui nessuno se ne era accorto.

  Gesù agisce sempre, come agisce il Padre, anche se noi non ce ne accorgiamo, mentre l’umanità dorme, stordita dal frastuono e dalle occupazioni mondane. Egli è venuto a svegliarci da questo nostro sonno e ha fatto tutto quello che era possibile fare perché ci svegliassimo e aprissimo gli occhi, passando dalle tenebre della morte (peccato) alla luce della vita.

  Le Sue parole infatti ci hanno insegnato la Verità che ci rende liberi e con la Sua vita terrena  ci ha lasciato l’esempio dell’amore perfetto, che tutti noi siamo chiamati a vivere, diventando figli di Dio, per mezzo della fede in tutto ciò che Egli ha detto e fatto, quando era visibilmente su questa terra.

 

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Nov 01 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da carne, né da volere di uomo. ma da Dio sono stati generati.”  (Gv 1,11-13)

Anche oggi, come al tempo della sua venuta tra gli uomini, c’è chi ha fede in Gesù e c’è chi non crede che egli sia il Figlio di Dio. Oggi come allora c’è chi non l’accoglie, ma c’è anche chi l’accoglie e crede in Lui. Tutti coloro che credono in Gesù (nel suo nome) diventano figli di Dio! Ovvero cominciano a vivere una nuova vita, quella dei figli amati dal Padre che a loro volta amano il Padre e tutti i propri simili. Si tratta di una nascita spirituale, cioè di una consapevolezza capace di cambiare il nostro atteggiamento di fronte al resto dell’umanità, per cui gli altri diventano “fratelli” da amare (chiunque essi siano, senza alcuna distinzione), nell’amore che che ci unisce a Dio, nostro Padre comune. Suoi figli lo siamo già tutti, poiché Egli ha creato tutto ciò che esiste, per mezzo della Sua Parola, per cui è da Lui che proveniamo tutti. Ma solo chi acquista questa consapevolezza e vi crede, comincia a vivere una vita nuova, nell’amore, rispondendo all’amore che Dio, per primo, ha dimostrato verso ciascuno di noi.

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Ott 28 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.” (Gv 1,10)

Quando Gesù è venuto tra gli uomini (nel mondo), non è stato riconosciuto da tutti come il Figlio di Dio, anche se, proprio per mezzo di Lui, che è la Parola (il Verbo) di Dio, è stata creata ogni cosa. La luce portata da Gesù era ancora sconosciuta agli uomini, che pur avevano già una propria millenaria tradizione religiosa. Gesù sapeva fin dall’inizio che la sua testimonianza non sarebbe stata accolta subito, nemmeno i suoi discepoli Lo capirono fino in fondo, anzi, nel momento del pericolo Lo abbandonarono. Solo dopo averLo visto risuscitato dai morti, essi cominciarono a capire. Da allora, l’annuncio di Cristo morto e risorto continua a diffondersi nel mondo: le tenebre da illuminare sono più o meno intense, a seconda delle culture, delle tradizioni, dei costumi dei vari popoli, ma la sua Luce è destinata a illuminare tutti. La condizione per essere illuminati è la Fede. Chi crede che Gesù è il Figlio di Dio, viene irradiato dalla sua Verità.

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Ott 22 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.” (Gv 1, 5)

La luce che proviene da Gesù, la Parola incarnata di Dio, per mezzo della quale è stata creata ogni cosa, splende nelle tenebre del mondo che ancora non lo conosce. Queste tenebre non l’hanno accolta. Gesù è stato rifiutato dalla società dell’epoca in cui si è manifestato tra gli uomini, ma la notizia della sua risurrezione si è diffusa un po’ ovunque nel mondo, e dove essa è stata accolta ha annientato le tenebre della morte e della paura della morte. Ci sono ancora molte tenebre nel mondo, ma la luce che si irradia dalla Parola di Dio (il Verbo), che si è fatta carne in Gesù, è infinita e continuerà ad espandersi, fino a che tutti non ne saranno investiti, accogliendola in libertà. Questa luce è la luce della verità, è la Verità e la Verità è la Vita Eterna che Dio dona agli uomini per amore, e che fa conoscere agli uomini per mezzo di Gesù.

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Ott 19 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 4).

 Nel Verbo di Dio, scrive Giovanni, c’era la vita. Questo stesso Verbo, cioè la Parola di Dio, con cui è stato creato tutto ciò che esiste, era la Vita. Tutto, infatti, ha avuto origine da questo Verbo. In quanto è vita, Esso era ed è la luce degli uomini, poiché ci assicura che il nostro destino finale non è il nulla, portato dalla morte, ma è la vita eterna, oltre la morte, in comunione con Dio. Dio ci ha creati per la vita e il suo Verbo incarnato, Gesù di Nazaret, è venuto a dichiararcelo apertamente, con la propria morte e la propria resurrezione. Chi crede in lui, comincia a camminare nella luce ed è già passato dalla morte alla vita.

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Ott 15 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1)

L’inizio del Vangelo di Giovanni riecheggia l’inizio del Libro della Genesi, riportandoci indietro nel tempo, fino al momento in cui il mondo non esisteva ancora. Dio ha creato ogni cosa con la sua Parola, com’è descritto nel seguito della Genesi,  la stessa Parola (il Verbo) che troviamo in apertura di questo Vangelo. E’ la Parola di Dio. In principio, prima che ogni cosa venisse all’esistenza, c’era il Verbo. Il Verbo esprime l’intima essenza di Colui che l’adoperò per creare tutto ciò che esiste. In principio, questa Parola era presso Dio, cioè era custodita in Lui, ed Essa era Dio, in quanto era la sua Parola, e stava rinchiusa in Dio, finché egli, liberandola, non decise di creare ogni cosa.

“Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1, 2-3).

Tutto ciò che esiste nell’ universo ha avuto origine da questa Parola (il Verbo), come un meraviglioso discorso pronunciato da Dio, che possiamo ammirare nella sua complessità, rispondente a un grandioso progetto, in cui ogni minima parte rimanda al tutto, esplicandosi in una sorprendente varietà di forme di vita. Niente di tutto ciò che esiste potrebbe esistere, se non fosse stato creato per mezzo di questa Parola che era presso Dio e che era Dio.

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Ott 14 2006

La fede nel III millennio

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Apro questo Blog, dedicandolo al tema della Fede, nella speranza che possa diventare un punto d’incontro per tutti coloro che hanno una Fede o che sono alla ricerca di qualche cosa o di Qualcuno in cui credere. Partendo dalla mia esperienza della Fede, proporrò, di volta in volta, aforismi, riflessioni su passi biblici, pensieri vari ecc.. Oggi comincio con la celebre fase del Vangelo di Giovanni (14,6) in cui Gesù dice: "Io Sono la Via, la Verità e la Vita". Gesù si propone all’Umanità come la Vita, cioè come Vita Eterna. Questa Vita Eterna è la Verità, nel senso che, mentre tutti credono di essere destinati alla morte, Gesù ci insegna che il nostro destino finale è la Vita che non ha mai fine. Egli stesso è questa Vita e chiunque ha Fede in Lui riceverà la stessa Vita Eterna e vivrà sempre con Lui e con il Padre Dio. Per questo Egli è anche la Via, ovvero la via che conduce alla Vita Eterna. Questa è la Verità fondamentale dell’insegnamento di Gesù, che illumina la nostra vita insidiata dalla morte. "Io Sono la Vita", proclama Gesù, che è come dire che chi ha fede in Lui non finirà nell’oscurità del nulla, ma sarà riportato alla Vita, dopo la morte.

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Apr 13 2004

AFORISMI

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I. Dio non si vede, ma è la Vita che fa esistere l’Universo.

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