Archive for the 'Argomenti vari' Categoria

Feb 08 2011

Vangelo secondo Giovanni

“Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.” 
(Gv 1, 6-7)

Pur essendo il Principio di ogni cosa, Gesù si fa precedere da un testimone, Giovanni, che annuncia la sua venuta. Giovanni era un profeta mandato da Dio, e rese testimonianza a Gesù, affermando che egli era “il Figlio di Dio” (Gv. 1,34). Il Figlio di Dio è la Luce del mondo, perché rivela agli uomini la Verità, che è Dio, che è Vita Eterna. E Giovanni fu mandato a testimoniare che Gesù era il Figlio di Dio affinché tutti credessero in lui, i suoi contemporanei storici, che erano in attesa del Messìa, e, in seguito, tutti coloro ai quali sarebbero giunte le sue parole. Tra questi, ci siamo anche noi: e qual è il nostro atteggiamento? Abbiamo fede in Gesù oppure no?

 

 

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Set 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

 

 “ ‘Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.’ “

In questi pochi versi, Gesù insiste sul tema della persecuzione di coloro che credono in Lui, da parte di chi non conosce né Lui né il Padre, e dice apertamente ai Suoi discepoli che saranno scacciati dalle Sinagoghe e saranno addirittura messi a morte, come sta per accadere a Lui, da parte di persone che saranno convinte di “rendere culto a Dio” in questo modo!

Parole sempre attuali, perché in ogni epoca lo zelo religioso privo di discernimento ha portato alcuni uomini che detenevano il potere a commettere veri e propri crimini (torture, lapidazioni, roghi…) in nome di un Dio che in realtà essi non conoscevano. E chi è mai un uomo, per quanto potente egli sia, per arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro uomo? Ma queste cose sono accadute e accadono ancora oggi, sempre per lo stesso motivo, per il peccato, cioè per l’ignoranza nei confronti del vero Dio. Ignoranza che Gesù è venuto a togliere insegnandoci, con le Sue parole, con le Sue opere, ma soprattutto con la Sua stessa morte e la Sua Risurrezione, che Dio è amore e che, per questo, Egli non può fare altro che amare l’umanità tutta, ferita dal peccato e dalla morte.

Gesù dice in anticipo ai Suoi discepoli a che cosa andranno incontro testimoniando nel mondo la loro fede in Lui, affinché non rimangano scandalizzati quando queste cose accadranno. Sentiamo rivolte anche a noi queste parole, e teniamoci pronti… confortati e rafforzati dalla promessa di Gesù, secondo la quale chi perde la vita per Lui, non la perde, ma la preserva per l’eternità, perché come Lui ha dato la Sua vita per obbedire alla volontà del Padre, rimanendo in comunione d’amore con Lui, anche noi, se ci venisse richiesto di saper dare la vita per amore di Gesù, rimarremo in comunione d’amore con Lui e con il Padre, vivendo la stessa vita di Dio, che è amore, pronto a donarsi senza riserve. In questo amore consiste la vita di Dio, che è eterna, e partecipando ad essa vivremo anche noi per tutta l’eternità.   (Gv 16, 1-4)

 

 

 

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Nov 01 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: ‘Io vado a pescare’. Gli dissero: ‘Veniamo anche noi con te’. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.”  Gv 21, 1-3

Dopo aver visto Gesù risorto dai morti, i Suoi discepoli non cominciano subito a predicare per il mondo la buona notizia della Sua venuta tra noi, al fine di donarci la vita eterna, tant’è vero che ritornano alla loro occupazione abituale, la pesca. Questo significa che passò del tempo prima che essi prendessero pienamente coscienza di ciò che era realmente accaduto e comprendessero il senso dell’esperienza che avevano vissuto al fianco di Gesù, prima che Egli venisse crocifisso e poi risorgesse dai morti. Questo ci conforta e ci incoraggia a proseguire il nostro cammino di fede, che spesso viene messa a dura prova dalla realtà che ci circonda.

Ma in questo brano accade qualcosa che farà cambiare definitivamente rotta alla vita dei discepoli di Gesù, essi, infatti, non riescono a pescare neanche un pesce durante tutta la notte! Un fallimento che è segno del fatto che ormai non avrebbero più dovuto dedicarsi alle cose di prima, perché Gesù aveva affidato loro il compito di testimoniare la Sua morte e la Sua resurrezione nel  mondo, in modo che chiunque credesse alla loro parola potesse ricevere il dono della vita eterna, per mezzo della fede in Lui, che ha dato la Sua vita, affinché tutti possiamo accostarci a Lui con fede e ricevere la vita eterna.

Quest’opera continua tuttora, grazie alla testimonianza di questi primi discepoli, che è giunta fino a noi in forma scritta nei Vangeli e nelle Lettere Apostoliche. Seguendo il racconto di Giovanni, abbiamo anche noi percorso le tappe fondamentali attraverso le quali Gesù ha guidato i Suoi discepoli, e abbiamo vissuto insieme a essi sia i momenti esaltanti dei miracoli compiuti da Lui, sia le ore drammatiche della Sua cattura, della Sua condanna e della Sua morte, fino all’evento inatteso della Sua risurrezione. Se abbiamo avuto fede e se continuiamo ad avere fede nel Gesù del Vangelo di Giovanni, dovremmo trovarci allo stesso punto dei discepoli storici di Gesù, in questo momento della narrazione. Sappiamo che Gesù è risorto dai morti, ma siamo sempre immersi nelle nostre occupazioni abituali, magari senza riuscire a concludere nulla che riesca a dare senso e sapore alle nostre giornate. Quello che ci si chiede è di fare un passo ulteriore, cominciando a diffondere nel mondo la notizia della risurrezione di Gesù, Signore della vita che dà la vita eterna a tutti coloro che credono in Lui.

Se abbiamo questa disposizione d’animo, sarà Gesù stesso a suggerirci i modi e i tempi in cui realizzare questa missione, affinché la luce della Sua verità giunga in ogni angolo della terra e illumini ogni cuore, donandogli la gioia piena della speranza nella salvezza definitiva, che Dio realizza per noi, donandoci la vita che non ha mai fine, mediante la fede in Gesù Cristo, Suo Figlio e nostro Signore.

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Ott 28 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i suoi discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: ‘Figlioli, non avete da mangiare?’. Gli risposero: ‘No’. Allora egli disse loro: ‘Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete’. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: ‘E’ il Signore!’. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.” Gv 21, 4-8

Continua il racconto del modo in cui Gesù risorto si mostrò ai Suoi discepoli per la terza volta. Tornati a riva dopo una notte trascorsa a pescare, ma senza aver pescato nemmeno un pesce, i discepoli, alle prese con le loro occupazioni abituali, non si accorgono che l’uomo che stava ad attenderli era Gesù. Eppure Lo avevano già visto almeno altre due volte, secondo questo Vangelo di Giovanni.

Probabilmente, dato che ancora non avevano iniziato a predicare al mondo che Gesù, morto e risorto il terzo giorno, è il Figlio di Dio, ma erano tornati a fare il loro lavoro di sempre, per mantenersi col proprio sudore, essi tenevano per sé questa sconvolgente notizia, per timore di non essere creduti o semplicemente perché non avevano ancora capito la missione che Gesù aveva loro affidato, quando gli era apparso in precedenza e non si aspettavano più di vederLo di nuovo in mezzo a loro. Egli invece li precede sulla riva del Lago di Galilea (mare di Tiberìade), come precede tutti quanti noi nella terra promessa della nostra libertà, che è la verità di Dio, il quale ci ama e vuole donarci la vita eterna.

Gesù domanda ai Suoi discepoli, che non l’hanno ancora riconosciuto, se non abbiano nulla da mangiare. Egli sa che non hanno pescato nemmeno un pesce, quindi conosce già la risposta. Ma la Sua domanda si riferisce a un altro cibo, che essi in realtà hanno già, senza rendersene conto; è il cibo vero che sazia la nostra fame essenziale di vita e di eternità. Questo cibo è Gesù, “il pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6,51), poiché è Lui che ci dà la vita eterna. Non avendoLo riconosciuto, è come se essi se ne sentano privi, mentre Egli è là, in mezzo a loro, come è qui, presente tra di noi che crediamo in Lui. Di più, Egli è vivo e presente in ciascuno di noi, se davvero abbiamo fede in Lui.

Ma basta un segno, di quelli che solo Gesù sapeva compiere, perché Giovanni, “quel discepolo che Gesù amava”, lo riconosca immediatamente. Dopo aver gettato di nuovo la rete in acqua, come aveva loro suggerito Gesù, i discepoli fanno un pesca talmente abbondante che non riuscono più a tirare su la rete. E’ questo il segno che permette a Giovanni di riconoscere Gesù, e subito lo dice a Pietro, il quale si getta in acqua e si precipita verso di Lui!

Questa pesca miracolosa è un segno per indicare ai discepoli di Gesù la Missione che Egli affida loro: portare ovunque, nel mondo, la notizia della Sua venuta tra noi, testimoniando la Sua morte e la Sua risurrezione, per la salvezza di tutti coloro che credono in Lui. La rete piena di pesci, dunque,  è immagine dei frutti abbondanti che porterà la predicazione dei discepoli, che sono stati testimoni oculari dell’incarnazione del Figlio di Dio, assistiti e guidati dallo Spirito Santo.

Ovunque c’è qualcuno che annuncia la morte e la risurrezione di Gesù, la pesca sarà abbondante, perché il mondo è in attesa della buona notizia  che Dio vuole darci vita eterna. Per averla non si deve fare altro che credere in Gesù, Suo figlio, che Egli ha mandato nel mondo, perché il mondo si salvi per mezzo di Lui.

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Ott 22 2006

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi’. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: ‘Seguimi’.”   Gv 21, 18-19

Le parole pronunciate da Gesù in questi due versetti sono rivolte a Pietro, dopo che, per la terza volta, egli ha confermato a Gesù di volerGli bene. L’autore di questo Vangelo, testimone oculare dello stesso dialogo tra Gesù e Pietro, interpreta le parole di Gesù come una predizione del modo in cui Pietro sarebbe morto, glorificando Dio. Questo ci fa pensare che il Vangelo di Giovanni sia stato messo per iscritto dopo il martirio di Pietro che, secondo una tradizione ritenuta sicura, sarebbe avvenuto a Roma, all’epoca di Nerone, nel 64 o nel 67 dopo Cristo.

Il fatto che Giovanni riferisca alla morte di Pietro le parole pronunciate da Gesù in quest’occasione, ci fa dunque pensare che Giovanni fosse a conoscenza del modo in cui Pietro trovò la morte. Ma per noi esse sono illuminanti circa la natura della vita cristiana. Gesù, infatti, dice a Pietro che quando egli era giovane, quindi prima di incontrare di Gesù, egli decideva da sé della propria vita, vestendosi da solo e andando dove voleva, mentre da vecchio, cioè dopo l’incontro con Gesù, sarà un altro a vestirlo e a portarlo dove egli non vuole. Questo “altro” va senza dubbio inteso come lo Spirito Santo, che Gesù ha promesso di inviare ai Suoi discepoli dopo il Suo ritorno al Padre, perché li guidi e li confermi nella verità (cfr Gv 14, 15-26; 16, 12-15), il quale ci guida al compimento della volontà di Dio, che coincide con la verità, con la bontà, con il bene in quanto tale, e che è spesso difforme dalla nostra volontà, la quale invece tende egoisticamente al nostro bene particolare, spesso a discapito di quello degli altri.

Chi ha fede in Gesù e si lascia guidare dallo Spirito che Egli ha promesso di inviare a tutti quelli che credono in Lui, non obbedisce più egoisticamente alla propria volontà, ma alla volontà di Dio, poiché è lo  Spirito Santo che ci fa comprendere la verità degli insegnamenti lasciatici da Gesù, nei quali è tracciata la via della salvezza. Ed è proprio sull’esempio dello stesso Gesù, venuto nel mondo per compiere la volontà del Padre, che anche Pietro, così come ogni altro cristiano, sarà chiamato a compiere la medesima volontà, la quale ci rende veramente liberi,  anche dal nostro egoismo, perché ci permette di realizzare la piena comunione con Dio, fonte di verità, di gioia piena e di vita vera (quella eterna), in quanto Egli stesso è Verità e Vita inesauribile. Solo chi, seguendo l’esempio di Gesù, è disposto a compiere la volontà del Padre, può dunque dirsi cristiano, cioè seguace di Cristo, in senso pieno, poiché Egli  è venuto nel mondo obbedendo alla volontà del Padre che Lo ha inviato nel mondo per la nostra Salvezza.

Sentiamo dunque rivolte anche a noi le parole che Gesù ha rivolto a Pietro e comprendiamole nel senso che, fino a quando non giungeremo alla piena maturità della fede, tenderemo sempre a compiere la nostra volontà, mentre quando saremo disposti a credere in Gesù senza riserve, fidandoci di Lui e volendoGli bene come ha fatto Pietro, saremo pronti a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, dopo aver teso le nostre mani verso Dio, che ci vestirà e ci condurrà là dove noi, di nostra iniziativa, non vorremmo andare. Ma è proprio allora che cominceremo a portare il nostro frutto per il Regno di Dio, che può compiersi pienamente soltanto nella consapevole attuazione della Sua volontà.

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Ott 19 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: ‘Signore, chi è che ti tradisce?’. Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: ‘Signore, che cosa sarà di lui?’. Gesù gli rispose: ‘Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi’. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: ‘Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?’.”  Gv 21, 20-23

In questo passo del Vangelo, Gesù invita Pietro a seguirLo, senza preoccuparsi di quel che farà Giovanni (“quel discepolo che Gesù amava”). E’ questa la prima cosa su cui puntare l’attenzione: seguire Gesù. Ciò significa comportarsi come si è comportato Lui,  cioè vivere nella costante preoccupazione di adempiere la volontà del Padre, solo così, infatti, vivremo davvero da figli di Dio, proprio come ha fatto Gesù, che ci ha lasciato l’esempio da seguire.

La seconda cosa su cui fermare l’attenzione è il modo in cui gli altri discepoli interpretarono le parole che Gesù disse a Pietro sul conto di Giovanni: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?”. Qui non è facile stabilire se Gesù alludesse al Suo ritorno glorioso sulla terra, alla fine dei tempi o, visto che Si stava allontanando insieme a Pietro dal gruppo dei discepoli, al momento in cui sarebbe tornato da loro in compagnia dello stesso Pietro. Nel primo caso, potremmo pensare che Egli si riferisse al fatto che Giovanni avrebbe scritto un Vangelo per tramadare i Suoi insegnamenti  alle generazioni future, il quale è destinato ad essere letto, creduto e meditato fino a che Gesù non tornerà di nuovo nella Gloria. Nel secondo caso, invece, Gesù potrebbe aver voluto dire che Giovanni aveva piena libertà di stare insieme a Lui e a Pietro, finché insieme non sarebbero tornati dagli altri discepoli. Comunque sia, sta di fatto che tra i discepoli  si diffuse la voce che Giovanni non sarebbe morto! mentre egli stesso ci assicura che Gesù non  aveva affatto inteso dire questo. Ciò dimostra ancora una volta che le parole di Gesù spesso furono male interpretate anche dai Suoi contemporanei storici, persino dai Suoi discepoli, in modo da indurci a fare sempre molta attenzione al modo in cui leggiamo i racconti della Sua vita, consegnatici nei Vangeli, per non correre il rischio di intenderli male e di non riuscire, per questo, ad accostarci alla Verità che ci libera e ci salva.

“Tu seguimi” dice Gesù a Pietro, nel versetto 22,  e già nel versetto 19 gli aveva detto: “Seguimi”. E’ questo che dobbiamo fare anche noi: seguire Gesù, lasciandoci guidare e illuminare dallo Spirito Santo che Egli ha promesso di inviare a tutti coloro che credono in Lui con cuore sincero. E’ Gesù che dobbiamo seguire, è il Suo insegnamento che dobbiamo interiorizzare, custodendo nel nostro cuore quello che Lui ha detto e le cose che Lui ha fatto, alla luce della Sua morte e della Sua risurrezione, i due eventi centrali della Sua esistenza terrena, nei quali la missione salvifica che il Padre Gli aveva affidato ha raggiunto il pieno compimento.

 

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Ott 15 2006

Vangelo secondo Giovanni

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“Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.” Gv 21, 24-25

Termina così il Vangelo di Giovanni, “il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte”. Altre cose si sarebbero potute scrivere su Gesù, poiché egli “fece altri segni che non sono stati scritti in questo libro” (Gv 20, 30), ma Giovanni ha scelto di narrare solo quelli contenuti nel suo Vangelo, per un motivo preciso, che egli stesso ha dichiarato sempre nel cap. 20, v. 31: “Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.”

Giovanni, dunque, ha reso testimonianza a Gesù, facendo una scelta personale delle cose da raccontare, affinché tutti coloro che leggono il suo Vangelo possano credere che Gesù è il Cristo, il Messia, l’Unto del Signore, il Figlio di Dio, e ottengano la vita eterna, per mezzo della fede in Lui.

Una sola lettura però non basta a sondare l’infinita ricchezza e la profondità della testimonianza resa da Giovanni, ma se si vuole penetrare il Mistero dell’amore di Dio per noi, occorre leggere e rileggere il Vangelo per tutta la vita, e confrontarsi continuamente con Esso, cioè con il Suo protagonista, Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, dal quale abbiamo ricevuto la vita terrena  e dal quale riceveremo anche la vita eterna. La fine del Vangelo diventa così il punto di partenza per una Sua rilettura, e ad ogni nuova lettura si sentirà il bisogno di tornare a rileggere tutto il Vangelo, per dissetarsi alle sorgenti della Vita  e per seguire la Via della Verità, che ci rende liberi (cfr. Gv 8, 31-32).

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Ott 14 2006

La fede nel III millennio

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Apro questo Blog, dedicandolo al tema della Fede, nella speranza che possa diventare un punto d’incontro per tutti coloro che hanno una Fede o che sono alla ricerca di qualche cosa o di Qualcuno in cui credere. Partendo dalla mia esperienza della Fede, proporrò, di volta in volta, aforismi, riflessioni su passi biblici, pensieri vari ecc.. Oggi comincio con la celebre fase del Vangelo di Giovanni (14,6) in cui Gesù dice: "Io Sono la Via, la Verità e la Vita". Gesù si propone all’Umanità come la Vita, cioè come Vita Eterna. Questa Vita Eterna è la Verità, nel senso che, mentre tutti credono di essere destinati alla morte, Gesù ci insegna che il nostro destino finale è la Vita che non ha mai fine. Egli stesso è questa Vita e chiunque ha Fede in Lui riceverà la stessa Vita Eterna e vivrà sempre con Lui e con il Padre Dio. Per questo Egli è anche la Via, ovvero la via che conduce alla Vita Eterna. Questa è la Verità fondamentale dell’insegnamento di Gesù, che illumina la nostra vita insidiata dalla morte. "Io Sono la Vita", proclama Gesù, che è come dire che chi ha fede in Lui non finirà nell’oscurità del nulla, ma sarà riportato alla Vita, dopo la morte.

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Apr 13 2004

AFORISMI

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I. Dio non si vede, ma è la Vita che fa esistere l’Universo.

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