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Giu 18 2017

Raccontare la fede

Nella vita di un credente, arriva il momento in cui raccontare la propria fede diventa una necessità…

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Leggi qui un’anteprima:

I giorni del Risorto

 

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Feb 08 2011

Vangelo secondo Giovanni

 “Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pasci i miei agnelli’. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pascola le mie pecore’. Gli disse per la terza volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?’. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: ‘Mi vuoi bene?’, e gli disse: ‘Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene’. Gli rispose Gesù: ‘Pasci le mie pecore’.”  Gv 21, 15-17

Per due volte, Gesù chiede a Pietro se egli Lo ami e se Lo ami più di tutti gli altri discepoli, e Pietro Gli risponde per due volte di volerGli bene. La terza volta Gesù chiede a Pietro se egli Gli voglia bene, e Pietro si rattrista per questo, ma conferma di volerGli bene, come del resto Egli sa, poiché conosce ogni cosa. Così dopo il triplice rinnegamento, Pietro viene confermato per tre volte nel bene che egli vuole a Gesù, il quale gli affida la cura delle Sue pecore/agnelli, cioè la cura di coloro che crederanno in Lui, per mezzo della sua testimonianza.

  Pascere gli agnelli significa guidarli al pascolo e proteggerli dai lupi rapaci. Così Pietro è chiamato a guidare coloro che giungeranno alla fede per mezzo della sua predicazione, annunciando loro la verità del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto sulla croce e Risorto il terzo giorno. Verità che ci libera dal male e dal male ci protegge.  Alla stessa missione sono chiamati tutti gli altri discepoli, e tutti coloro che, giunti alla fede in Gesù, sentono il bisogno di testimoniare la propria fede al mondo, perché anche gli altri giungano alla stessa fede, conoscendo la verità di Dio, per essere liberati dal male. E questo avviene in virtù dell’amore col quale siamo stati amati da Gesù, che ha dato la Sua vita, affinché tutti potessimo giungere alla verità del Suo amore per noi.

  Gesù ci ha amato e ci ama per primo, e solo dopo l’esperienza della nostra incomprensione nei Suoi confronti, esemplificata dal triplice rinnegamento di Pietro (cfr Gv 18, 16-27), diventiamo capaci, come Pietro, di rispondere al Suo amore, volendoGli bene e amandoLo a nostra volta, perché crediamo in Lui e ci fidiamo di Lui, che ha dato la Sua vita per noi.  E anche a noi, come a Pietro e come a tutti gli altri Suoi discepoli storici, Egli chiede di rendere testimonianza all’amore col quale siamo amati da Lui, che vuole darci la vita eterna, perché tutti giungano alla piena consapevolezza di questo amore e si affidino a Lui, ricevendo da Lui la salvezza.

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Set 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

 

“Gesù rispose loro: ‘In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo’. Gli dissero allora: ‘Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?’. Gesù rispose loro: ‘Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Gv 6, 26-29

Rivolgendosi a coloro che lo stavano cercando, Gesù dice che lo cercano non perché hanno “visto” dei segni, ma perché si sono saziati dei pani che egli aveva distribuito sul monte, il giorno precedente. Il verbo usato nel testo greco del Vangelo di Giovanni può essere tradotto in italiano non solo col verbo “vedere”, utilizzato dalla versione ufficiale delle C.E.I., ma anche col verbo “comprendere”, che sembra più rispondente al contesto. La folla si è messa alla ricerca di Gesù non perché abbia compreso il significato del gesto miracoloso che Egli ha compiuto, distribuendo i pani e i pesci, ma perché si è saziata di quel pane, cioè di quel cibo materiale che  solo momentaneamente pone fine alla fame del nostro corpo. E per questo volevano farlo re!

  Ma Gesù è venuto a portarci un altro cibo, un cibo spirituale che è in grado di saziare per sempre la nostra fame di vita, per questo dice: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà.”

  Il cibo che Gesù vuole darci, presentandosi qui col titolo profetico di Figlio dell’uomo, è la vita eterna, che si ottiene mediante la fede in Lui, che è la Vita. Dunque Gesù suggerisce alla folla che Egli ha da darci qualcosa di ben più grande e prezioso del pane materiale, che l’aveva spinta a mettersi alla Sua ricerca. E alla domanda che Gli viene rivolta per sapere che cosa bisogna “compiere per fare le opere di Dio”, Gesù dà una risposta  chiara e inequivocabile: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”.

  Dio non ci chiede di compiere chissà quali opere, ma di credere in Gesù, che Egli ha mandato tra noi per annunciarci la vita eterna; Egli è il vero cibo che sazia la nostra vera fame, che è fame di vita, di vita eterna, di quella vita che Gesù darà a tutti coloro che hanno fede in Lui.

 

“Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: ‘Rabbì, quando sei venuto qua?’.  Gv 6, 22-25

La folla che aveva mangiato il pane aveva visto partire i discepoli, ma non Gesù. Il giorno dopo, invece, si accorge che anche Gesù aveva lasciato il luogo in cui aveva distribuito il pane, dopo aver reso grazie. Gesù aveva raggiunto i Sui discepoli al sopraggiungere dell’oscurità della sera e nessuno tra la folla lo aveva visto andarsene. Sapevano però che i suoi discepoli si erano diretti a Cafàrnao, è lì si dirigono anche loro. Arrivati al luogo in cui si trovavano i discepoli, vedono anche  Gesù e  Gli chiedono quando fosse andato là. La risposta è ovvia: Gesù aveva lasciato il luogo del raduno col buio, mentre essi dormivano, per cui nessuno se ne era accorto.

  Gesù agisce sempre, come agisce il Padre, anche se noi non ce ne accorgiamo, mentre l’umanità dorme, stordita dal frastuono e dalle occupazioni mondane. Egli è venuto a svegliarci da questo nostro sonno e ha fatto tutto quello che era possibile fare perché ci svegliassimo e aprissimo gli occhi, passando dalle tenebre della morte (peccato) alla luce della vita.

  Le Sue parole infatti ci hanno insegnato la Verità che ci rende liberi e con la Sua vita terrena  ci ha lasciato l’esempio dell’amore perfetto, che tutti noi siamo chiamati a vivere, diventando figli di Dio, per mezzo della fede in tutto ciò che Egli ha detto e fatto, quando era visibilmente su questa terra.

 

Un commento presente

Apr 21 2004

FEDE

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So che Tu Sei ovunque,
anche se sembri nascosto,
so che condividi il nostro
faticoso cammino quotidiano.

So che Tu sei proprio là
dove gli sguardi distratti
Ti credono assente: in ogni
creatura che soffre e che muore.

So che Tu sei
e so che ci sei,
mio Dio: apri i miei occhi
perché io possa vederTi!

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