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Giu 18 2017

Raccontare la fede

Un racconto, formato ebook, per risalire alle radici delle fede cristiana nella vita eterna, che Dio  vuole donarci in Cristo Gesù.

Oggi, come duemila anni fa, la notizia della resurrezione di Gesù può generare ancora incredulità e scandalo, ma per chi ha fede essa è fonte di salvezza.

In questo ebook, è l’apostolo Giovanni a raccontare come Gesù Risorto si mostrò a lui e agli altri suoi discepoli, nella semplicità dei gesti della vita quotidiana, prima di inviarli a predicare in tutto il mondo.

Un libro per ravvivare la fede e rafforzare la speranza nella vita eterna.

Leggi qui un’anteprima:

I giorni del Risorto

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Feb 19 2011

Vangelo secondo Giovanni

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Nel vangelo di Giovanni, Gesù è presentato come la Parola vivente del Padre che si è incarnata nella natura umana, per comunicare con noi, al fine di rivelarci la verità stessa del Padre, cioè il Suo amore infinito per noi, per il quale Egli vuole che viviamo in eterno come Lui e insieme con Lui.

  Non si può dimostrare in alcun modo che quanto Giovanni ha scritto sia la verità, ma la sua testimonianza è per la fede e per chi ha fede. Giovanni è uno di quelli che hanno visto Gesù in carne e ossa, quando camminava su questa terra, e  ha raccontato quello che ha visto, quello che ha udito e quello che ha toccato con mano (1 Gv 1, 1).

  Si comprende che il Vangelo dice la verità, solo accostandosi ad Esso con fede, cioè credendo che ciò che in Esso si legge è la verità. La fede dischiude gli “occhi” della mente e del cuore alla visione della Luce che risplende in Gesù, il Figlio di Dio, e permette di entrare in comunione con Lui, che  a Sua volta ci mette in comunione col Padre, del quale Egli è la Parola che il Padre stesso ha rivolto a ciascuno di noi, affinché ascoltandoLa e credendo in Essa possiamo conoscere la Vita e ricevere la vita eterna, che Egli vuole darci e che noi possiamo ottenere, credendo in Gesù.

  Senza fede non c’è comprensione, senza comprensione non c’è amore, senza amore non c’è relazione con Dio, senza relazione con Dio non c’è salvezza, né gioia né felicità.

  La fede, dunque, è l’atteggiamento richiesto per accostarsi nel modo giusto al Vangelo di Giovanni, poiché a tutti coloro che credono, Gesù ha promesso che sarà dato di comprendere la verità, la quale ci renderà liberi, liberi di entrare in una relazione d’amore con Lui e liberi di accettare da Lui il dono della vita senza fine.

  Per questo invito chiunque a leggere e a rileggere il Vangelo di Giovanni, con o senza l’ausilio del mio commento, lasciandosi illuminare dalla Verità che in Esso risplende.

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Feb 11 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.” Gv 21, 24-25

Termina così il Vangelo di Giovanni, “il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte”. Altre cose si sarebbero potute scrivere su Gesù, poiché egli “fece altri segni che non sono stati scritti in questo libro” (Gv 20, 30), ma Giovanni ha scelto di narrare solo quelli contenuti nel suo Vangelo, per un motivo preciso, che egli stesso ha dichiarato sempre nel cap. 20, v. 31: “Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.”

  Giovanni, dunque, ha reso testimonianza a Gesù, facendo una scelta personale delle cose da raccontare, affinché tutti coloro che leggono il suo Vangelo possano credere che Gesù è il Cristo, il Messia, l’Unto del Signore, il Figlio di Dio, e ottengano la vita eterna, per mezzo della fede in Lui.

  Una sola lettura però non basta a sondare l’infinita ricchezza e la profondità della testimonianza resa da Giovanni, ma se si vuole penetrare il Mistero dell’amore di Dio per noi, occorre leggere e rileggere il Vangelo per tutta la vita, e confrontarsi continuamente con Esso, cioè con il Suo protagonista, Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, dal quale abbiamo ricevuto la vita terrena  e dal quale riceveremo anche la vita eterna. La fine del Vangelo diventa così il punto di partenza per una Sua rilettura, e ad ogni nuova lettura si sentirà il bisogno di tornare a rileggere tutto il Vangelo, per dissetarsi alle sorgenti della Vita  e per seguire la Via della Verità, che ci rende liberi (cfr. Gv 8, 31-32).

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Feb 10 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: ‘Signore, chi è che ti tradisce?’. Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: ‘Signore, che cosa sarà di lui?’. Gesù gli rispose: ‘Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi’. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: ‘Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?’.”  Gv 21, 20-23

In questo passo del Vangelo, Gesù invita Pietro a seguirLo, senza preoccuparsi di quel che farà Giovanni (“quel discepolo che Gesù amava”). E’ questa la prima cosa su cui puntare l’attenzione: seguire Gesù. Ciò significa comportarsi come si è comportato Lui,  cioè vivere nella costante preoccupazione di adempiere la volontà del Padre, solo così, infatti, vivremo davvero da figli di Dio, proprio come ha fatto Gesù, che ci ha lasciato l’esempio da seguire.

  La seconda cosa su cui fermare l’attenzione è il modo in cui gli altri discepoli interpretarono le parole che Gesù disse a Pietro sul conto di Giovanni: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?”. Qui non è facile stabilire se Gesù alludesse al Suo ritorno glorioso sulla terra, alla fine dei tempi o, visto che Si stava allontanando insieme a Pietro dal gruppo dei discepoli, al momento in cui sarebbe tornato da loro in compagnia dello stesso Pietro. Nel primo caso, potremmo pensare che Egli si riferisse al fatto che Giovanni avrebbe scritto un Vangelo per tramadare i Suoi insegnamenti  alle generazioni future, il quale è destinato ad essere letto, creduto e meditato fino a che Gesù non tornerà di nuovo nella Gloria. Nel secondo caso, invece, Gesù potrebbe aver voluto dire che Giovanni aveva piena libertà di stare insieme a Lui e a Pietro, finché insieme non sarebbero tornati dagli altri discepoli. Comunque sia, sta di fatto che tra i discepoli  si diffuse la voce che Giovanni non sarebbe morto! mentre egli stesso ci assicura che Gesù non  aveva affatto inteso dire questo. Ciò dimostra ancora una volta che le parole di Gesù spesso furono male interpretate anche dai Suoi contemporanei storici, persino dai Suoi discepoli, in modo da indurci a fare sempre molta attenzione al modo in cui leggiamo i racconti della Sua vita, consegnatici nei Vangeli, per non correre il rischio di intenderli male e di non riuscire, per questo, ad accostarci alla Verità che ci libera e ci salva.

 ”Tu seguimi” dice Gesù a Pietro, nel versetto 22,  e già nel versetto 19 gli aveva detto: “Seguimi”. E’ questo che dobbiamo fare anche noi: seguire Gesù, lasciandoci guidare e illuminare dallo Spirito Santo che Egli ha promesso di inviare a tutti coloro che credono in Lui con cuore sincero. E’ Gesù che dobbiamo seguire, è il Suo insegnamento che dobbiamo interiorizzare, custodendo nel nostro cuore quello che Lui ha detto e le cose che Lui ha fatto, alla luce della Sua morte e della Sua risurrezione, i due eventi centrali della Sua esistenza terrena, nei quali la missione salvifica che il Padre Gli aveva affidato ha raggiunto il pieno compimento.

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Feb 09 2011

Vangelo secondo Giovanni

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 ” ‘In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi’. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: ‘Seguimi’.”   Gv 21, 18-19

Le parole pronunciate da Gesù in questi due versetti sono rivolte a Pietro, dopo che, per la terza volta, egli ha confermato a Gesù di volerGli bene. L’autore di questo Vangelo, testimone oculare dello stesso dialogo tra Gesù e Pietro, interpreta le parole di Gesù come una predizione del modo in cui Pietro sarebbe morto, glorificando Dio. Questo ci fa pensare che il Vangelo di Giovanni sia stato messo per iscritto dopo il martirio di Pietro che, secondo una tradizione ritenuta sicura, sarebbe avvenuto a Roma, all’epoca di Nerone, nel 64 o nel 67 dopo Cristo.

   Il fatto che Giovanni riferisca alla morte di Pietro le parole pronunciate da Gesù in quest’occasione, ci fa dunque pensare che Giovanni fosse a conoscenza del modo in cui Pietro trovò la morte. Ma per noi esse sono illuminanti circa la natura della vita cristiana. Gesù, infatti, dice a Pietro che quando egli era giovane, quindi prima di incontrare di Gesù, egli decideva da sé della propria vita, vestendosi da solo e andando dove voleva, mentre da vecchio, cioè dopo l’incontro con Gesù, sarà un altro a vestirlo e a portarlo dove egli non vuole. Questo “altro” va senza dubbio inteso come lo Spirito Santo, che Gesù ha promesso di inviare ai Suoi discepoli dopo il Suo ritorno al Padre, perché li guidi e li confermi nella verità (cfr Gv 14, 15-26; 16, 12-15), il quale ci guida al compimento della volontà di Dio, che coincide con la verità, con la bontà, con il bene in quanto tale, e che è spesso difforme dalla nostra volontà, la quale invece tende egoisticamente al nostro bene particolare, spesso a discapito di quello degli altri.

  Chi ha fede in Gesù e si lascia guidare dallo Spirito che Egli ha promesso di inviare a tutti quelli che credono in Lui, non obbedisce più egoisticamente alla propria volontà, ma alla volontà di Dio, poiché è lo  Spirito Santo che ci fa comprendere la verità degli insegnamenti lasciatici da Gesù, nei quali è tracciata la via della salvezza. Ed è proprio sull’esempio dello stesso Gesù, venuto nel mondo per compiere la volontà del Padre, che anche Pietro, così come ogni altro cristiano, sarà chiamato a compiere la medesima volontà, la quale ci rende veramente liberi,  anche dal nostro egoismo, perché ci permette di realizzare la piena comunione con Dio, fonte di verità, di gioia piena e di vita vera (quella eterna), in quanto Egli stesso è Verità e Vita inesauribile. Solo chi, seguendo l’esempio di Gesù, è disposto a compiere la volontà del Padre, può dunque dirsi cristiano, cioè seguace di Cristo, in senso pieno, poiché Egli  è venuto nel mondo obbedendo alla volontà del Padre che Lo ha inviato nel mondo per la nostra Salvezza. 

  Sentiamo dunque rivolte anche a noi le parole che Gesù ha rivolto a Pietro e comprendiamole nel senso che, fino a quando non giungeremo alla piena maturità della fede, tenderemo sempre a compiere la nostra volontà, mentre quando saremo disposti a credere in Gesù senza riserve, fidandoci di Lui e volendoGli bene come ha fatto Pietro, saremo pronti a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, dopo aver teso le nostre mani verso Dio, che ci vestirà e ci condurrà là dove noi, di nostra iniziativa, non vorremmo andare. Ma è proprio allora che cominceremo a portare il nostro frutto per il Regno di Dio, che può compiersi pienamente soltanto nella consapevole attuazione della Sua volontà.

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Feb 08 2011

Vangelo secondo Giovanni

 “Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pasci i miei agnelli’. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’. Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene’. Gli disse: ‘Pascola le mie pecore’. Gli disse per la terza volta: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?’. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: ‘Mi vuoi bene?’, e gli disse: ‘Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene’. Gli rispose Gesù: ‘Pasci le mie pecore’.”  Gv 21, 15-17

Per due volte, Gesù chiede a Pietro se egli Lo ami e se Lo ami più di tutti gli altri discepoli, e Pietro Gli risponde per due volte di volerGli bene. La terza volta Gesù chiede a Pietro se egli Gli voglia bene, e Pietro si rattrista per questo, ma conferma di volerGli bene, come del resto Egli sa, poiché conosce ogni cosa. Così dopo il triplice rinnegamento, Pietro viene confermato per tre volte nel bene che egli vuole a Gesù, il quale gli affida la cura delle Sue pecore/agnelli, cioè la cura di coloro che crederanno in Lui, per mezzo della sua testimonianza.

  Pascere gli agnelli significa guidarli al pascolo e proteggerli dai lupi rapaci. Così Pietro è chiamato a guidare coloro che giungeranno alla fede per mezzo della sua predicazione, annunciando loro la verità del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto sulla croce e Risorto il terzo giorno. Verità che ci libera dal male e dal male ci protegge.  Alla stessa missione sono chiamati tutti gli altri discepoli, e tutti coloro che, giunti alla fede in Gesù, sentono il bisogno di testimoniare la propria fede al mondo, perché anche gli altri giungano alla stessa fede, conoscendo la verità di Dio, per essere liberati dal male. E questo avviene in virtù dell’amore col quale siamo stati amati da Gesù, che ha dato la Sua vita, affinché tutti potessimo giungere alla verità del Suo amore per noi.

  Gesù ci ha amato e ci ama per primo, e solo dopo l’esperienza della nostra incomprensione nei Suoi confronti, esemplificata dal triplice rinnegamento di Pietro (cfr Gv 18, 16-27), diventiamo capaci, come Pietro, di rispondere al Suo amore, volendoGli bene e amandoLo a nostra volta, perché crediamo in Lui e ci fidiamo di Lui, che ha dato la Sua vita per noi.  E anche a noi, come a Pietro e come a tutti gli altri Suoi discepoli storici, Egli chiede di rendere testimonianza all’amore col quale siamo amati da Lui, che vuole darci la vita eterna, perché tutti giungano alla piena consapevolezza di questo amore e si affidino a Lui, ricevendo da Lui la salvezza.

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Feb 07 2011

Vangelo secondo Giovanni

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 “Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: ‘Portate un po’ del pesce che avete preso ora’. Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: ‘Venite a mangiare’. E nessuno dei discepoli osava domandargli: ‘Chi sei?’, perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.”  Gv 21, 9-14

Mentre i Suoi discepoli erano tornati a pescare, Gesù aveva preparato un fuoco di brace sul quale aveva già arrostito del pesce. Pur sapendo di essere Lui il pane spirituale della vita, Gesù non trascura di preoccuparsi anche della fame materiale dei Suoi discepoli, perché è consapevole del fatto che pure il nostro corpo ha bisogno di essere alimentato.

  Giunti a riva i discepoli, Gesù chiede loro di portarGli dei pesci tra quelli che avevano pescato, per cuocerli sulla brace che Egli stesso aveva preparato e Pietro, d’impulso, si precipita verso la barca, portando a Gesù tutta la rete col suo bottino di “centocinquantatré grossi pesci”.

  Cotti i pesci, Gesù invita i discepoli a mangiare con Lui, dopo aver offerto loro anche del pane, che Egli aveva con Sé. Gesù risorto può mangiare del pane e del pesce cotto, insieme ai Suoi discepoli, poiché è risorto anche col proprio corpo, che tuttavia è di una natura nuova, gloriosa, poiché in precedenza era apparso loro in casa, a porte chiuse, segno che il Suo corpo, dopo la resurrezione, non sottostà più alle leggi della Fisica, che ci insegnano l’impenetrabilità dei corpi, anche se può mangiare esattamente come prima. Un’esperienza simile era destinata a rimanere impressa indelebilmente nella mente e nel cuore dei Suoi discepoli, che in quest’occasione lo videro per la terza volta, dopo la Sua risurrezione dai morti.

  Gesù, dunque, sfama i Suoi discepoli, che ormai lo hanno riconosciuto, dando loro pane e pesce, ma sazia anche la loro fame di vita eterna con la Sua presenza, per dare loro la certezza della verità di tutte le cose che Egli insegnò loro prima di lasciarsi condannare alla morte di croce, per fortificare la loro fede e sostenere la loro speranza, prima che comincino la loro missione di predicatori della Sua venuta in questo mondo.

  Gesù aveva già preparato del pesce cotto, che diede ai Suoi discepoli assieme a dell’altro pesce pescato da loro, grazie a un nuovo miracolo da Lui compiuto. Questo ci ricorda che tutto proviene dalla bontà misericordiosa di Dio, il quale benedice il nostro lavoro, concedendoci tutto ciò che è necessario per la nostra esistenza terrena, in vista di quella futura, nei cieli, che Egli vuole donare a tutti coloro che credono in Lui, per mezzo del Suo Figlio, Gesù Cristo, Nostro Signore.

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Feb 06 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i suoi discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: ‘Figlioli, non avete da mangiare?’. Gli risposero: ‘No’. Allora egli disse loro: ‘Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete’. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: ‘E’ il Signore!’. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.” Gv 21, 4-8

Continua il racconto del modo in cui Gesù risorto si mostrò ai Suoi discepoli per la terza volta. Tornati a riva dopo una notte trascorsa a pescare, ma senza aver pescato nemmeno un pesce, i discepoli, alle prese con le loro occupazioni abituali, non si accorgono che l’uomo che stava ad attenderli era Gesù. Eppure Lo avevano già visto almeno altre due volte, secondo questo Vangelo di Giovanni.

   Probabilmente, dato che ancora non avevano iniziato a predicare al mondo che Gesù, morto e risorto il terzo giorno, è il Figlio di Dio, ma erano tornati a fare il loro lavoro di sempre, per mantenersi col proprio sudore, essi tenevano per sé questa sconvolgente notizia, per timore di non essere creduti o semplicemente perché non avevano ancora capito la missione che Gesù aveva loro affidato, quando gli era apparso in precedenza e non si aspettavano più di vederLo di nuovo in mezzo a loro. Egli invece li precede sulla riva del Lago di Galilea (mare di Tiberìade), come precede tutti quanti noi nella terra promessa della nostra libertà, che è la verità di Dio, il quale ci ama e vuole donarci la vita eterna.

  Gesù domanda ai Suoi discepoli, che non l’hanno ancora riconosciuto, se non abbiano nulla da mangiare. Egli sa che non hanno pescato nemmeno un pesce, quindi conosce già la risposta. Ma la Sua domanda si riferisce a un altro cibo, che essi in realtà hanno già, senza rendersene conto; è il cibo vero che sazia la nostra fame essenziale di vita e di eternità. Questo cibo è Gesù, “il pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6,51), poiché è Lui che ci dà la vita eterna. Non avendoLo riconosciuto, è come se essi se ne sentano privi, mentre Egli è là, in mezzo a loro, come è qui, presente tra di noi che crediamo in Lui. Di più, Egli è vivo e presente in ciascuno di noi, se davvero abbiamo fede in Lui.

  Ma basta un segno, di quelli che solo Gesù sapeva compiere, perché Giovanni, “quel discepolo che Gesù amava”, lo riconosca immediatamente. Dopo aver gettato di nuovo la rete in acqua, come aveva loro suggerito Gesù, i discepoli fanno un pesca talmente abbondante che non riuscono più a tirare su la rete. E’ questo il segno che permette a Giovanni di riconoscere Gesù, e subito lo dice a Pietro, il quale si getta in acqua e si precipita verso di Lui!

  Questa pesca miracolosa è un segno per indicare ai discepoli di Gesù la Missione che Egli affida loro: portare ovunque, nel mondo, la notizia della Sua venuta tra noi, testimoniando la Sua morte e la Sua risurrezione, per la salvezza di tutti coloro che credono in Lui. La rete piena di pesci, dunque,  è immagine dei frutti abbondanti che porterà la predicazione dei discepoli, che sono stati testimoni oculari dell’incarnazione del Figlio di Dio, assistiti e guidati dallo Spirito Santo.

 Ovunque c’è qualcuno che annuncia la morte e la risurrezione di Gesù, la pesca sarà abbondante, perché il mondo è in attesa della buona notizia  che Dio vuole darci vita eterna. Per averla non si deve fare altro che credere in Gesù, Suo figlio, che Egli ha mandato nel mondo, perché il mondo si salvi per mezzo di Lui.

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Feb 05 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: ‘Io vado a pescare’. Gli dissero: ‘Veniamo anche noi con te’. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.”  Gv 21, 1-3

Dopo aver visto Gesù risorto dai morti, i Suoi discepoli non cominciano subito a predicare per il mondo la buona notizia della Sua venuta tra noi, al fine di donarci la vita eterna, tant’è vero che ritornano alla loro occupazione abituale, la pesca. Questo significa che passò del tempo prima che essi prendessero pienamente coscienza di ciò che era realmente accaduto e comprendessero il senso dell’esperienza che avevano vissuto al fianco di Gesù, prima che Egli venisse crocifisso e poi risorgesse dai morti. Questo ci conforta e ci incoraggia a proseguire il nostro cammino di fede, che spesso viene messa a dura prova dalla realtà che ci circonda.

  Ma in questo brano accade qualcosa che farà cambiare definitivamente rotta alla vita dei discepoli di Gesù, essi, infatti, non riescono a pescare neanche un pesce durante tutta la notte! Un fallimento che è segno del fatto che ormai non avrebbero più dovuto dedicarsi alle cose di prima, perché Gesù aveva affidato loro il compito di testimoniare la Sua morte e la Sua resurrezione nel  mondo, in modo che chiunque credesse alla loro parola potesse ricevere il dono della vita eterna, per mezzo della fede in Lui, che ha dato la Sua vita, affinché tutti possiamo accostarci a Lui con fede e ricevere la vita eterna.

  Quest’opera continua tuttora, grazie alla testimonianza di questi primi discepoli, che è giunta fino a noi in forma scritta nei Vangeli e nelle Lettere Apostoliche. Seguendo il racconto di Giovanni, abbiamo anche noi percorso le tappe fondamentali attraverso le quali Gesù ha guidato i Suoi discepoli, e abbiamo vissuto insieme a essi sia i momenti esaltanti dei miracoli compiuti da Lui, sia le ore drammatiche della Sua cattura, della Sua condanna e della Sua morte, fino all’evento inatteso della Sua risurrezione. Se abbiamo avuto fede e se continuiamo ad avere fede nel Gesù del Vangelo di Giovanni, dovremmo trovarci allo stesso punto dei discepoli storici di Gesù, in questo momento della narrazione. Sappiamo che Gesù è risorto dai morti, ma siamo sempre immersi nelle nostre occupazioni abituali, magari senza riuscire a concludere nulla che riesca a dare senso e sapore alle nostre giornate. Quello che ci si chiede è di fare un passo ulteriore, cominciando a diffondere nel mondo la notizia della risurrezione di Gesù, Signore della vita che dà la vita eterna a tutti coloro che credono in Lui.

  Se abbiamo questa disposizione d’animo, sarà Gesù stesso a suggerirci i modi e i tempi in cui realizzare questa missione, affinché la luce della Sua verità giunga in ogni angolo della terra e illumini ogni cuore, donandogli la gioia piena della speranza nella salvezza definitiva, che Dio realizza per noi, donandoci la vita che non ha mai fine, mediante la fede in Gesù Cristo, Suo Figlio e nostro Signore.

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Feb 04 2011

Vangelo secondo Giovanni

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 “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.”  Gv 20, 30-31

Giovanni ha fatto una scelta precisa dei “segni” compiuti da Gesù, e li ha raccontati nel suo Vangelo, con un preciso intento, quello cioè di suscitare nei sui lettori la fede in Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, affinché tutti coloro che credono “abbiano la vita nel suo nome”, dove “la vita” significa la vita eterna..

  Gesù può e vuole darci la vita eterna, poiché Egli è la Vita in quanto è la Parola vivente del Padre, per mezzo della quale è stato creato l’Universo. Per questo Egli solo  può salvarci dalla consumazione della morte, infatti il nome Gesù in ebraico significa proprio “Dio salva”, e Dio salva in quanto Egli è Colui che è (cfr Esodo 3,14), cioè Colui che è e vive in eterno, senza principio e senza fine.

  Gesù è la via per giungere a Dio, che ci ama, e per amore vuole donarci la vita eterna, che è la Sua stessa vita, affinché viviamo per sempre in comunione con Lui. Gesù ci permettere di arrivare a Dio perché, essendo il Figlio di Dio, ci rivela chi è e come è Dio, in modo che, conoscendoLo, possiamo imparare ad amarLo, lasciando che sia Lui ad amarci per primo, così che possa portarci con Sé nell’eternità.

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