Archive for Gennaio, 2011

Gen 31 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: ‘ Tu, chi sei?’. Egli confessò e non negò. Confessò: ‘Io non sono il Cristo’. Allora gli chiesero: ‘Chi sei dunque? Sei tu Elia?’. ‘Non lo sono’, disse. ‘Sei il profeta?’. ‘No’, rispose. Gli dissero allora: ‘Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?’. Rispose:

  ‘Io sono voce di uno che grida nel deserto:

   Rendete dritta la via del Signore,

come disse il profeta Isaia’.”  (Gv 1, 19-23)

Giovanni venne a preparare la strada alla venuta di Gesù. Il suo operato destò subito l’attenzione dei capi del popolo, perché tutti in Israele attendevano il compimento delle promesse messianiche. Giovanni predicava nel deserto, perché gli uomini si disponessero ad accogliere Gesù, il Cristo, il Salvatore del mondo. Chi accoglie la testimonianza di Giovanni, accoglie Gesù e chi accoglie Gesù, accoglie Colui che lo ha mandato, Dio Padre, che ci chiama a convertirci al Suo amore per noi.

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Gen 30 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: ‘Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?’. Giovanni rispose loro: ‘Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui  io non sono degno di slegare il legaccio del sandalo’. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni sta battezzando.”  Gv 1, 24-28

Giovanni dice che dopo di lui verrà uno al quale egli non è degno di slegare il legaccio del sandalo e che non è conosciuto da chi lo interrogava. Nessuno conosceva ancora Gesù e nessuno sapeva ancora che egli era Figlio di Dio. Gesù dovrà essere crocifisso e resuscitare dai morti, prima di essere riconosciuto dai suoi discepoli come Figlio di Dio, ciò come Dio egli stesso. Gesù è Dio, per questo Giovanni non è degno di slegargli i sandali, eppure è venuto prima di lui, per preparare i cuori dei fedeli ad accoglierlo con fede, perché chi crede in Gesù ha la vita eterna.

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Gen 29 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Egli è colui del quale io ho detto: ‘Dopo di me viene viene un uomo che è avanti a me: a lui non sono degno di slegare il legaccio del sandalo’. Questo avvenne a Betània, al di là del Giordano, perché egli fosse manifestato a Israele.” Gv 1, 29-31

Gesù toglie il peccato del mondo. Il peccato è l’ignoranza nei confronti di Dio e del suo amore per noi, per cui di volta in volta ci facciamo un’ immagine mentale di Lui, che corrisponde al nostro modo di pensare e di vedere le cose. Gesù, che viene da Dio e lo ha conosciuto, è venuto nel mondo per farlo conoscere anche a noi: in tal modo egli ha tolto e toglie il peccato dal mondo, tutte le volte che chi ascolta la sua parola gli presta fede e si converte a lui. Dice il versetto 18 di questo primo capitolo del Vangelo di Giovanni: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio Unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.” Giovanni, vedendo Gesù andargli incontro gli rende questa testimonianza: è lui l’agnello di Dio, la vittima sacrificale del nostro peccato, della nostra lontananza da Dio, della nostra cecità, è lui che toglie il peccato del mondo, rivelandoci il volto amoroso di Dio Padre per tutta l’umanità. Chi crede in lui conoscerà la verità di Dio, perciò sarà veramente libero e avrà la vita eterna, poiché conoscendo Dio, come Egli è veramente, potrà iniziare ad amarlo, unendosi a lui che è Vita e dà la vita.

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Gen 28 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Giovanni testimoniò dicendo: ‘Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’ acqua mi disse: ‘Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo’. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il figlio di Dio”.  Gv 1, 32-34

Giovanni ha preceduto Gesù e gli ha reso testimonianza. Giovanni ha veduto una colomba scendere dal cielo e posarsi su Gesù, questo era il segno che gli era stato indicato da chi lo aveva inviato, per riconoscere colui che “battezza in Spirito Santo”, cioè colui che immerge l’umanità nello Spirito di Dio ovvero nella vita di Dio, che è Spirito e Verità! Un segno umile della presenza dello Spirito Santo, una colomba, come umile è Gesù che si recò da Giovanni per ricevere da lui il battesimo, Lui! che è venuto a liberarci dal peccato, si è messo in fila con i peccatori, per condividere la nostra condizione umana. Giovanni ha testimoniato che quell’umile uomo “è il Figlio di Dio”. Chi accoglie la testimonianza di Giovanni e si pone al seguito di Gesù, convertendosi ai suoi insegnamenti, ha la vita eterna, che Dio ha promesso a tutti coloro che credono nel suo Figlio, poiché comincia a vivere la stessa vita del Figlio, che è piena comunione col Padre e con lo Spirito Santo. A tutti è dato di vivere questa esperienza, basta la fede in Gesù, basta fidarsi della sua parola e vivere secondo il suo esempio, amando Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi, fino a dare la vita, se richiesto, in nome di questo amore.

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Gen 27 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno dopo Giovanni  stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio!’. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: ‘ Che cosa cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì – che, tradotto, significa Maestre -, dove abiti?’. Disse loro: ‘Venite e vedrete’. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.”  Gv 1, 35-39

I due discepoli di Giovanni, saputo che Gesù è “l’agnello di Dio”, lasciano Giovanni e cominciano a seguire Gesù. Questo è il primo insegnamento: lasciare ogni altro maestro, ogni altra guida, per seguire Gesù, che è via verità e vita (cfr Gv 14,6).  I due discepoli dunque cominciano a seguire Gesù e gli chiedono dove egli abiti. Sapere dove abita una persona che stimiamo, un amico, un confidente, significa poterla frequentare intimamente, nella sua casa.  Gesù invita i due discepoli a seguirlo, per vedere dove egli abiti e quelli lo seguono e vedono e rimangono con lui. Giovanni è precisissimo e ci fa sapere che erano circa le quattro del pomeriggio! Sapere dove abita Dio, significa poter stare sempre con Lui, che ci chiama a sé. Ma dove abita Dio? Nel seguito del Vangelo, nel cap. 14, al versetto 23, Gesù dice:  “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.”

Gesù è la Parola di Dio che si è incarnata, chi conserva nel proprio cuore la parola di Gesù, che è la parola di Dio, ha trovato il luogo in cui abita Dio: l’uomo stesso. Ciascuno di noi è dimora di Dio e di Gesù, poiché Gesù ha detto che se noi osserviamo la sua parola, che è la parola di Dio, saremo amati da Dio e lui e il Padre prenderanno dimora in noi! Dio vuole abitare in ciascuno di noi, vuole dimorare nei nostri cuori e questo è possibile se osserviamo e conserviamo la sua parola in noi, nella nostra mente, nel nostro cuore.

Accogliamo dunque l’invito di Gesù: “venite e vedrete”, continuando a meditare le sue parole e gli insegnamenti che ci ha lasciato durante la sua vita, leggendo e rileggendo il Vangelo. Così Dio verrà ad abitare in noi e noi vivremo immersi nella vita di Dio.

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Gen 26 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: ‘Abbiamo trovato il Messia’ – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa’ – che significa Pietro. ”  (Gv 1, 40-42)

Andrea, dopo aver conosciuto Gesù, va da suo fratello Simone per dirgli di aver trovato il Messia, cioè il Cristo, l’Unto dal Signore, Colui che tutti attendevano in Israele per portare la pace, la gioia, la serenità. Anche noi, se siamo convinti di aver trovato in Gesù il nostro Messia, siamo chiamati a dirlo ai nostri fratelli, perché anch’essi possano condividere la nostra gioia e trovare i Lui la ragione della propria esistenza.

Quando il fratello di Andrea, Simone, incontra Gesù, Egli gli cambia il nome o aggiunge al suo nome quello di Pietro, indicando la missione che egli avrebbe dovuto svolgere in futuro, quella cioè di confermare gli altri apostoli nella fede, dopo la morte-resurrezione di Gesù. Cambiare nome significa cambiare vita, e chi incontra Gesù, se davvero crede in Lui, cambia vita e vive una vita nuova nell’amore per Dio e per il prossimo. Prima però dev’esserci la purificazione del nostro modo di concepire Dio, attraverso l’esperienza della Croce di Cristo. Dio si è lasciato crocifiggere per amore nostro, affinché noi seguissimo il Suo esempio e imparassimo ad amare nello stesso modo, fino a dare la vita, se richiesto, per Dio e per il prossimo.

Il Dio di Gesù Cristo si dà a fondo perduto, per attrarre a sé ogni essere umano, che solo in Lui ha la propria salvezza. Andrea, Pietro e l’altro discepolo, che è Giovanni, l’autore del Vangelo, non sapevano ancora che quel Gesù, che per loro era il Messia, sarebbe dovuto morire per mano degli uomini e poi risorgere, per proclamare l’amore di Dio verso ogni creatura e annunciare al mondo intero che in Lui anche noi abbiamo la vita eterna.

Solo questa esperienza li renderà capaci di dare la loro vita per annunciare il Vangelo, solo questa esperienza rende capaci anche noi di fare altrettanto, nella semplicità della vita di ogni giorno, con le persone che stanno accanto.

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Gen 25 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno dopo Gesù volle partire dalla Galilea; trovò Filippo e gli disse: ‘Seguimi!’. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: ‘Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret’. Natanaele gli disse: ‘Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?’. Filippo gli rispose: ‘Vieni e vedi’.”  Gv  1, 43-46

Gesù incontra un’ altra persona disposta a seguirlo, Filippo, il quale non esita a mettersi al suo seguito. Incontrato Natanele, Filippo gli comunica di aver trovato colui che stavano attendendo tutti in Israele, colui (il Messia) di cui avevano scritto Mosè e gli antichi Profeti del popolo ebraico. Natanele è scettivo, perché Gesù veniva da Nàzaret, in Galilea, anche se in verità era nato a Betlemme, in Giudea; i maestri di Israele, infatti, insegnavano che in Galilea non erano mai sorti profeti. Ma Filippo non si scoraggia e invita Natanaele a recarsi da Gesù.  A questo punto del Vangelo, lo stesso invito è rivolto a chiunque legge il racconto di Giovanni: ‘Vieni e vedi’! Continuiamo la lettura e la meditazione del Vangelo, anche se abbiamo qualche perplessità. Solo chi arriva fino in fondo potrà rendersi conto se le parole di Filippo erano fondate oppure no.

 

 

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Gen 23 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro disse di lui: ‘Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità’.  Natanaele gli domandò: ‘come mi conosci?’. Gli rispose Gesù: ‘Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi’. Gli replicò Natanaele: ‘Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!’. Gli rispose Gesù: ‘Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!’. Poi gli disse: ‘In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il figlio dell’uomo’.”  Gv 1, 47-51

Natanaele si stupisce che Gesù, ancora prima di incontrarlo, lo conoscesse poiché  Gesù sa dov’era poco prima che potessero parlarsi e questo fa sì che Natanaele pensi subito che Gesù è il Figlio di Dio.

Gesù conosce ciascuno di noi, singolarmente, perché anche noi siamo stati creati per mezzo di lui, che è la Parola di Dio incarnata, con cui è stata creata ogni cosa (cfr. Gv 1,1-3). Ma non tutti lo sanno e non tutti ci credono e non tutti riconoscono in lui il Figlio di Dio, come ha fatto Natanaele, il quale pur avendo affermato poco prima che da Nàzaret non poteva venire “qualcosa di buono”, identifica Gesù, che proveniva proprio da Nàzaret, come il Figlio di Dio, appunto! Per questo Gesù aveva affermato che in Natanaele non c’era falsità, perché pur attenendosi agli insegnamenti tradizionali era disposto a riconoscere la verità, ovunque si trovasse.

Dunque Natanaele si meraviglia del fatto che Gesù lo abbia visto, prima di incontrarlo, mentre stava sotto l’albero di fichi e sembra credere in Gesù proprio per questa sua capacità di sapere cose che altri non possono sapere. Ma Gesù coglie lo spunto per annunciargli che vedrà cose ancor più grandi, “il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”. Qui Gesù rimanda a un passo del Libro della Genesi (28,18), in cui Giacobbe sogna una scala che congiunge il cielo e la terra, con gli angeli di Dio che salgono e scendono su di essa e il Signore, davanti alla scala, che si presenta a Giacobbe come il Dio di Abramo e di Isacco, lo stesso Dio, che parlò ai due patriarchi, e non un altro! Gesù proviene da quello stesso Dio, che poi sarà sempre ricordato come il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Identificandosi con la scala del sogno di Giacobbe, Gesù si presenta come “il Figlio dell’uomo”, richiamando il Libro del profeta Daniele (7,13-14), che descrive una visione in cui Dio consegna  gloria e potere e un regno che non sarà mai distrutto a un personaggio misterioso “simile a un figlio di uomo”.

Gesù è questo Figlio dell’Uomo, al quale il Padre ha consegnato ogni cosa, affidandogli il suo regno celeste, che è un regno di gioia, di amore e di pace, che dura in eterno, verso il quale Gesù ci vuole condurre, avendoci aperto il cielo!

Così, Gesù è la scala che congiunge il cielo e la terra, poiché è disceso dal cielo per annunciarci la verità di Dio e mostrarci il suo volto amoroso, affinché noi possiamo “salire” al cielo fino a Lui. Gli angeli erano i messaggeri che portavano le preghiere degli uomini a Dio e i messaggi di Dio agli uomini, ma ormai Gesù è il vero mediatore tra l’uomo e Dio, in quanto Dio egli stesso, Dio e uomo nello stesso tempo. Per questo egli è in grado di guidarci a Dio, poiché avendo assunto anche la nostra natura umana è in grado di comprendere ogni nostra difficoltà, ogni nostra debolezza, ogni nostra imperfezione e può, per questo, soccorrerci in ogni nostra necessità. Dunque Gesù è la via che conduce a Dio. Ma per giungere a Dio attraverso Gesù occorre la fede, occorre cioè credere veramente e fermamente che egli sia il Figlio di Dio.

Preghiamo dunque il Signore Dio di concederci e di conservarci sempre la fede nel Suo figlio Gesù, venuto sulla terra per condurci a Lui.

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Gen 22 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù disse: ‘Non hanno vino’. E Gesù le rispose: ‘Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora’. Sua madre disse ai servitori: ‘Qualunque cosa vi dica, fatela’.”  Gv 2, 1-5

L’episodio delle nozze di Cana è uno dei più conosciuti, ma forse è anche uno dei meno studiati e meditati. Queste nozze si celebrano il “terzo giorno”; un rimando alla resurrezione, che celebra vittoria sulla morte?

Il banchetto di Nozze è l’immagine della vita dell’uomo: si mangia, si beve e ci si diverte in compagnia. Ad un certo punto finisce il vino, bevanda essenziale per un convito, in quanto rende più piacevole il pasto e rallegra gli animi. Anche nella nostra vita spesso viene a mancare ciò che la può allietare e rallegrare, ma noi spesso cerchiamo di riempire questo vuoto in maniera sbagliata, peggiorando le cose, anziché trovare davvero la felicità!

La madre di Gesù, attenta a ciò che accade, si preoccupa della cosa e si rivolge a lui. Dalla sua risposta, capiamo che Maria gli ha chiesto di fare qualche cosa che togliesse gli sposi dall’imbarazzo della situazione. Ma Gesù risponde che la sua “ora” non è ancora giunta. La sua ora, lo dirà durante la notte della sua cattura, è quella del sacrificio della propria vita, della sua autoconsegna nelle mani dei suoi carnefici: gesto di amore supremo col quale Gesù si dà al mondo, per salvare tutta l’umanità dal peccato, che è ignoranza nei confronti di Dio e del suo amore per noi. La sua ora è quella della croce, sulla quale egli glorificherà il Padre, obbedendo alla Sua volontà, per sconfiggere il “principe di questo mondo” (cfr 16,10). Per questo Gesù sembra rispondere con fastidio alla preghiera rivoltagli da sua madre, ma Maria capisce che Gesù farà ugualmente quanto è in suo potere, per salvare la festa di nozze alla quale era stato invitato, e dice ai servitori del banchetto di fare tutto ciò che Gesù dirà loro. Il seguito della vicenda è noto, ma è importante soffermarsi su ciò che dice Maria ai servitori; sentiamo queste parole rivolte a ciascuno di noi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Gesù nel Vangelo ci dice di avere fede in lui, cioè di credere che Egli è il Figlio di Dio che vuole darci la VITA ETERNA, e ci chiede di amare Dio e il nostro prossimo, in risposta  all’amore che Dio ha mostrato per noi, mandandoci Gesù, il Suo Unigenito, a mutare l’acqua della desolazione, della disperazione, della mancanza di senso, nel vino della gioia di una vita vita piena di senso e d’amore , che è la vita stesa di Dio, la vita eterna, alla quale Gesù ha voluto condurci col suo sacrificio.

 

 

 

 

 

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Gen 21 2011

Vangelo secondo Giovanni

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“Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: ‘Riempite d’acqua le anfore’; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: ‘Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto’. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: ‘Tutti mettono in tavola il vino buono all’ inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora’.

Questo,  a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.”  Gv 2, 6-12

Il miracolo del vino tramutato in acqua è il primo dei segni compiuti da Gesù, dice Giovanni. E’ un miracolo diverso da tutti gli altri narrati dai Vangeli, i quali sono sempre operati su delle persone malate o già morte, per risanarle o riportarle in vita. In questo caso, invece, Gesù tramuta dell’acqua in vino. L’acqua tramutata in vino era stata posta nelle anfore che servivano per i riti di abluzione (purificazione) che i Giudei osservavano scrupolosamente, soprattutto prima di mettersi a tavola (lavarsi le mani fino ai gomiti, ecc.). Non è da questi riti religiosi che l’uomo trae la vita, ma dall’amore misericordioso di Dio, che qui si manifesta risolvendo una situazione pratica che avrebbe creato imbarazzo agli sposi, perché era finito il vino per i commensali.

Gesù ha compiuto questo gesto per la preghiera rivoltagLi da Maria, sua madre (v. 3), ma questo miracolo sta ugualmente a significare la potenza di Gesù, che non è un semplice uomo, bensì Uomo-Dio.

Dopo questo primo segno, i suoi discepoli ebbero fede in lui, poiché in esso Gesù aveva manifestato la propria gloria, ossia la propria natura. Esso può avere però un significato spirituale molto profondo: Gesù rende lieta la nostra vita col vino buono, che si conserva fino alla fine, cioè con la promessa della vita eterna, che Egli ripete per tutto il Vangelo di Giovanni. Per gustare il sapore di questo vino nuovo, occorre la fede nella promessa di Gesù: è questa fede nella vita eterna, al di là delle pratiche religiose che ci hanno insegnato fin da bambini, che ci permette di gioire in questa vita, nonostante le inevitabili sofferenze che essa ci procura.

Crediamo dunque in Gesù, che ci promette la vita eterna, e anche noi assaporeremo il vino delle nozze che Dio vuole celebrare con ciascuno di noi, singolarmente, e con l’umanità tutta quanta.

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