Archive for Novembre, 2010

Nov 30 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene
seduto sopra un puledro d’asina.

I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte. Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza. Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno. I farisei allora dissero tra loro: ‘Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!’.”  Gv 12, 14-19

In questo passo, Giovanni mostra come in Gesù di compì una profezia  del profeta Zaccaria (cfr Libro di Zaccaria, cap. 9, v. 9), qui citata liberamente.

  Gesù incarna il re messianico, predetto dagli antichi profeti di Israele, ma la Sua regalità è completamente difforme da quella che noi ci saremmo attesi. Nemmeno i suoi discepoli compresero subito il gesto compiuto da Gesù, che si sedette sopra un asinello per entrare a Gerusalemme (Sion), ma solo dopo la Sua morte e risurrezione si ricordarono che questo era stato previsto fin dall’antichità.  Gli stessi discepoli, dunque, riscoprono e comprendono la figura di Gesù solo dopo la Sua passione e il Suo ritorno alla vita. Prima sarebbe stato impossibile persino a loro comprendere il senso dell’opera compiuta da Gesù attraverso la Sua predicazione miracolosa, la Sua morte e la Sua ricomparsa nella terra dei vivi.

  In quest’occasione, testimoniarono a favore di Gesù molte persone che avevano assistito alla risurrezione di Lazzaro, e proprio sull’onda dell’emozione suscitata da quel miracolo la folla Gli andò incontro.

  Ma i capi del popolo fraintendono tutto, e non comprendendo il vero significato della venuta di Gesù tra noi, mossi dalla paura di perdere il controllo della situazione restano scandalizzati e si dicono l’un l’altro: “Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!”. Forse perché non si erano ancora decisi a mandare delle guardie ad arrestare Gesù, mentre stavano ancora aspettando il momento propizio e si resero conto che erano sempre più numerose le folle che Lo seguivano.

  Il potere del mondo fa temere che Gesù ne usurpi la potestà: niente di più sbagliato, poiché Gesù vuole regnare solo nei nostri cuori, come re d’amore, di giustizia e di pace. A loro modo, però, anche questi capi hanno fatto una profezia, poiché il messaggio del Vangelo ha continuato e continua ad espandersi nel mondo, e ovunque ormai ci sono dei seguaci di Gesù, che si lasciano guidare e illuminare dalla Sue parole, che sono parole di vita eterna.

 

 

 

 

 

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Nov 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:

 ’Osanna!
  Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
   il re d’Israele’.” 
  Gv 12, 12-13

 

In questo giorno di festa, la folla accorre numerosa all’ ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma il fraintendimento è totale. Il popolo lo acclama quale “re d’Israele”, pensando che Gesù debba ristabilire le sorti terrene del regno d’Israele, occupato dai Romani. Forse anche per questo, quando vedranno Gesù in catene, arreso alla Sua condanna a morte, di fronte a Pilato e ai capi dei Giudei che chiederanno di crocifiggerLo, lo abbandoneranno repentinamente, e vorranno la liberazione di Barabba!

Il grido di acclamazione “Osanna”, in ebraico significa “Salva dunque”, ma quale salvezza intende la folla accorsa all’arrivo di Gesù? Viene qui citato anche il Salmo 118, v. 26: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”; ma coloro che proferiscono queste parole hanno capito il loro significato? Essi considerano Gesù “il re d’Israele”, ma il re che loro e tutti noi abbiamo in mente non si lascerebbe mai catturare come farà Gesù né si lascerebbe giudicare, come Lui, senza nemmeno provare a difendersi dalle accuse! Il popolo acclama Gesù quale nuovo re, perché ha sentito dei Suoi poteri miracolosi o ha assistito di persona a qualche segno da Lui compiuto, ma all’improvviso Gesù smetterà di usare questi poteri straordinari, e non li impiegherà neanche per mettersi in salvo!  E come potrebbe, pensiamo noi, uno che non lotta nemmeno per liberare sé stesso, lottare per liberare gli altri? Ecco allora che anche la folla osannante cambierà atteggiamento e griderà: “Crocifiggilo”!

  Le cose andranno così, perché la  missione di Gesù non era quella di dominare questo mondo, come hanno fatto i re del passato e come fanno i potenti della terra. Egli, che è Amore, vuole soltanto amarci, com’è nella Sua natura, e lo fa fino a dare la propria vita per noi, aspettandosi che anche noi, in risposta a questo Suo amore, cominciamo ad amarLo, per trovare in Lui la salvezza dalla finitezza della nostra esistenza terrena, che terminerà con la morte, perché Egli ha promesso che chiunque crede in Lui, anche se muore, vivrà e vivrà in eterno, e vivrà perché Lui stesso risusciterà a nuova vita tutti coloro che credono in Lui. 

 

 

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Nov 27 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.”  Gv 12, 9-11

Il timore dei capi del popolo di Israele nei confronti dell’operato di Gesù sono talmente grandi, da spingerli a decidere di far morire anche Lazzaro, che Gesù aveva risuscitato dai morti, poiché molti si recarono dove era Gesù anche per vedere Lazzaro, e si convertirono a Gesù. Essi  non capiscono in che cosa consiste il vero potere di Gesù né come Egli intende usarLo nei nostri confronti. Gesù, infatti, vuole farci comprendere che Egli davvero può darci la vita eterna, mentre i capi del popolo pensano che possa mettersi contro l’autorità dell’Imperatore di Roma e attirare la sciagura su Israele. Per questo si allarmano vedendo che “molti giudei se ne andavano a causa di lui (Lazzaro) e credevano in Gesù”.

  Il potere mondano toglie sempre lucidità, crea miraggi e timori ingiustificati, perché chi lo detiene non vorrebbe mai perderlo in quanto è dominato da esso. Gesù non ha di questi problemi, poiché pur avendo ogni potere, in cielo e sulla terra, è libero dal potere stesso, in quanto non desidera sottomettere gli altri a Sé, ma sottomette Sé stesso agli altri, e lo fa volontariamente, come atto d’amore, per servirci e darci la vita che non ha mai fine. Chi capisce questo, non può fare a meno di cominciare a seguire Gesù, per mezzo del quale siamo stati creati, e al quale dobbiamo tornare, al termine della nostra esperienza della vita terrena.

 

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Nov 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?’. Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: ‘Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me’.”  Gv 12, 1-8

Gesù partecipa a una cena a Betània in cui è presente anche Lazzaro, e in questo contesto Maria compie un gesto d’amore nei confronti di Gesù, che suscita l’ indignazione di Giuda iscariota, cosparge di profumo i piedi di Gesù e li asciuga coi suoi capelli. Lavare i piedi a un’altra persona era il gesto del servo nei confronti del proprio padrone. E’ il gesto che lo stesso Gesù compirà nei confronti dei Suoi discepoli, per dire che Egli è venuto per servire gli uomini e non per farsi servire da essi!

  Maria è dunque una discepola che precorre addirittura, senza saperlo, il gesto col quale il Signore manifesta la propria dedizione assoluta a coloro che hanno fede in Lui. Maria compie un gesto d’amore, senza curarsi dei presenti e delle loro critiche, un gesto che Gesù apprezza, anzi dice anche di lasciare che Maria conservi quel profumo in vista della Sua sepoltura. Gesù quindi partecipa a questo banchetto, consapevole che tra pochi giorni gli sarà chiesto di consegnare la Sua vita nelle mani degli uomini peccatori e per questo dice di permettere a Maria di conservare il resto di quel profumo, anziché venderlo, per dare ai poveri il suo ricavato. 

  Ora,  Sapeva Maria che Gesù si sarebbe lasciato condannare e uccidere? Negli altri Vangeli Gesù annuncia la propria morte per ben tre volte, ma i discepoli sembrano non comprendere il senso delle Sue parole. Forse Maria invece le aveva ben comprese… Comunque sia, il gesto che ella compie dimostra tutto l’affetto e l’amore che provava nei confronti di Gesù. Le proteste di Giuda, che disse che si sarebbero potuti devolvere ai poveri i soldi del costo del profumo usato da Maria, per ungere i piedi di Gesù,  hanno poco valore per lo stesso Gesù, che, nell’ imminenza della Sua morte dice: “I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. Com’è vero, i poveri li abbiamo ancora con noi e quanto poco ci ricordiamo di loro! mentre Gesù non è più fisicamente tra noi.

  Maria dunque fece una cosa buona, e Gesù esprime la volontà che il profumo prezioso usato da  Maria per ungerGli i pedi venga utilizzato anche per ungere il resto del Suo corpo, una volta deposto dalla croce, rispettando la tradizione del popolo di Israele. Un gesto d’amore dunque, che Gesù accoglie con benevolenza e riconoscenza. Cos’altro ci chiede infatti Gesù se non di amarLo, con lo stesso amore col quale Egli ci ha amato per primo? Maria lo ha capito bene, e ci ha dato un esempio che tutti noi dovremmo seguire, perché in questo amore sta la vera beatitudine. Infatti, non è Gesù ad avere bisogno di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di Lui che è la Vita, da cui abbiamo ricevuto la vita e da cui riceveremo la vita eterna.

 

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Nov 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giusei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
  Era vicina la Pasqua dei giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: ‘che ve ne pare? Non verrà alla festa?’. Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché potessero arrestarlo.”
  Gv 11, 54-57

Gesù smette di farsi vedere in pubblico e si ritira in prossimità del deserto, a Èfraim, forse per prepararsi agli ultimi avvenimenti della Sua esistenza terrena.

  Era vicina la festa della Pasqua, durante la quale Egli sarà immolato sulla croce, là dove si incontreranno il più grande peccato degli uomini e l’amore incontenibile di Dio per le Sue creature: il peccato verrà distrutto e l’Amore vincerà, riconciliandoci tutti con Dio.

  In prossimità della Festa più solenne di Israele, in molti si accorgono dell’assenza di Gesù, che ben presto ne diventerà il protagonista, perdendo la propria vita per farci pervenire alla Salvezza, preparata per noi da Dio, fin dall’eternità. Infatti era stato dato l’ordine di denunciare Gesù, affinché potessero arrestarLo per dare compimento al piano di farLo morire, ma proprio dalla Sua morte uscirà vincitrice la Vita, quella vera, che non muore mai, alla quale possiamo accedere anche noi, convertendoci e credendo in Gesù, il Figlio di Dio.

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Nov 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
  Allora i capi dei sacerdoti e i farisei  riunirono il sinedrio e dissero: ‘Che cosa facciamo? Questo uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione’. Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: ‘Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!’. Questo però non lo disse da sé, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.”  Gv 11, 45-53

Il miracolo della risurrezione di Lazzaro ottiene l’effetto desiderato da Gesù, poiché molti tra i presenti cominciarono a credere in Lui, ma altri vanno a “denunciare” l’accaduto alle autorità del popolo, le quali si preoccupano e temono che, lasciando Gesù libero di continuare la propria predicazione, tutto il popolo cominci a credere in Lui e a seguirLo e che, quindi, diventando un nuovo leader, Egli possa suscitare la reazione dei Romani, che allora occupavano la terra d’Israele, i quali potrebbero distruggere il tempio e l’intero popolo, per evitare l’insorgere di un nuovo capo, Gesù, che si opponga all’autorità dell’Imperatore.

  Timori infondati, dal momento che Gesù non è venuto per farsi servire, ma per servire, in obbedienza alla volontà del Padre, fino a dare la Sua stessa vita per noi. Ma tale è l’incomprensione nei Suoi confronti che, pur riconoscendo la grandezza dei segni da Lui compiuti, i capi lo fraintendono completamente, e Caifa propone una soluzione che, secondo quanto riferisce l’autore di questo Vangelo, diventa addirittura una profezia: è meglio che muoia un solo uomo, piuttosto che tutta la nazione perisca. E così viene definitivamente decisa la morte di Gesù!

  Ecco allora, il progetto scaturito dalle paure infondate di chi aveva la responsabilità di guidare il popolo viene a coincidere con il piano di salvezza di Dio per tutta l’umanità. Gesù, infatti, morirà “non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”. E sarà Gesù stesso, come vedremo in seguito, a consegnarsi alla morte, proprio per realizzare il piano salvifico di Dio nei confronti dell’umanità!

  In definitiva, dunque, Gesù accetterà di sottostare all’ingiusto giudizio di noi uomini, peccatori, perché in tal modo darà compimento alla volontà del Padre, che lo ha inviato nel mondo, per portarci la buona notizia della vita eterna. Infatti, come già ha fatto con Lazzaro, Egli stesso ritornerà in vita dopo aver subito la morte per mano nostra, ma non per poi dover morire di nuovo, come sarebbe accaduto a Lazzaro, bensì per mostrarsi di nuovo vivo ai suoi discepoli, prima di tornare dal Padre, che lo ha inviato nel mondo, per mandarli ad annunciare a tutte le genti che in Lui chiunque può essere salvato, ricevendo il dono della vita eterna, per mezzo della fede.

  Quale amore poteva arrivare a tanto, se non l’amore gratuito e  incondizionato di Dio?

  Gli uomini condannano a morte il Figlio di Dio, perché non Lo riconoscono e hanno paura di Lui! E a Dio, che è l’Amore che non muta, non rimane altro che fare in modo che proprio dalle estreme conseguenze di questa ignoranza e di queste paure (la uccisone del Suo Figlio) scaturisca la luce della verità, che illumina ogni uomo: la Vita che non muore e che non può essere messa morte, nella quale e per la quale, chi crede ha la vita eterna.

 

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Nov 23 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: ‘Togliete la pietra!’. Gli rispose Marta, la sorella del morto: ‘Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni’. Le disse Gesù: ‘Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?’. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: ‘Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato’. Detto questo, gridò a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’. Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: ‘Liberàtelo e lasciàtelo andare’.”  Gv 11, 38-44

Gesù è sempre profondamente commosso, quando chiede di vedere dove abbiano posto Lazzaro, defunto. Il sepolcro di Lazzaro deve avergLi ricordato che di lì a poco anch’Egli sarebbe finito nel grembo della terra, facendo esperienza della cosa che più di ogni altra ci incute paura: la morte.

  Le parole che Gesù pronuncia davanti al sepolcro di Lazzaro giungono inattese agli orecchi dei presenti, in particolar modo a quelli di Marta, che pure aveva già fatto la sua professione di fede in Gesù. “Togliete la pietra”, dice infatti, Gesù, e subito Marta si precipita a dirgli che Lazzaro “manda già cattivo odore”, perché dopo quattro giorni è già cominciata la consumazione della morte. Marta sembra voler far desistere Gesù dai propri intenti, ma solo perché non ha capito e non sa che cosa Gesù voglia fare realmente. E chi avrebbe potuto immaginare, anche solo lontanamente, ch’ Egli voleva riportare in vita Lazzaro? Nemmeno i suoi discepoli avevano inteso il senso delle Sue parole, quando Egli decise di partire per recarsi in Giudea, da Lazzaro, dal momento che Tommaso, sapendo della condanna a morte che ormai pendeva su di Gesù, aveva detto: “Andiamo anche noi a morire con lui!’ (Gv 11,16).

  Quel che sta per accadere, dunque, è un evento del tutto inatteso, e Gesù incalza Marta, ricordandole il senso delle parole che le aveva detto poco prima: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?” Quello che Gesù sta per fare, e di cui Egli è ben consapevole, serve a rendere gloria a Dio, cioè per mostrare la Sua grandezza. Egli infatti è l’autore della vita e ogni forma di vita certifica ch’Egli è onnipotente: come dà la vita a ogni vivente, Egli ha il potere di ridare la vita dopo la morte. Ed è questo che si appresta a fare Gesù, perché i presenti credano ch’Egli viene da Dio, che è Vita e dà la vita, e perché credano, e anche noi crediamo con loro, che così com’Egli può risuscitare un uomo alla vita terrena, può donargli anche la vita eterna, come Gesù ha più volte detto, fin qui, in questo Vangelo. Questo, dunque, il senso della preghiera che Gesù rivolge a Dio, in quest’occasione: ” Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Gesù sta per rendere gloria a Dio, con un gesto miracoloso, perché i presenti abbiano fede in Lui, e perché anche noi nutriamo la stessa fede nei Suoi confronti, affinché cioè crediamo che davvero Egli viene da Dio, e che è venuto per portarci la vita eterna, per mezzo della fede in Lui.

  Con l’autorità che solo Dio ha sulla morte, Gesù può allora gridare “a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori’.” E Lazzaro esce dalla tomba, ritornando alla vita.

  Sentiamo in queste parole un invito rivolto anche a noi tutti, affinché usciamo dai sepolcri delle nostre paure, della mancanza di senso, dell’angoscia, e soprattutto dell’ignoranza nei confronti di Dio, per giungere finalmente alla Sua verità, che è Vita e Amore, incondizionato e gratuito, per ogni Sua creatura. Giungendo alla consapevolezza dell’amore di Dio per noi, nel quale e per il quale Egli vuole dare la vita eterna a tutti coloro che, per mezzo del Suo Figlio Gesù, credono in Lui e alla Sua promessa, anche noi rendiamo gloria Dio, testimoniando la Sua verità, che ci rende liberi e capaci di rispondere all’amore col quale, per primo, Egli ci ha amato, mandando nel mondo il Suo Figlio Gesù.

  Chi crede in Gesù, dà gloria a Dio, conosce la verità e riceve in dono la vita che non ha mai fine, e con questa certezza nel cuore può affrontare serenamente il destino comune di tutti gli esseri viventi: andare incontro alla morte fisica, dalla quale Gesù ci risusciterà, per farci vivere in eterno in comunione con Lui e con il Padre.

  Così, liberati dalle nostre paure e dai condizionamenti della realtà materiale, saremo allora finalmente liberi di “andare”, come Lazzaro resuscitato dai morti, per le vie del mondo, a proclamare la grandezza e la magnificenza di Dio.

 

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Nov 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!’. Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: ‘Dove lo avete posto?’. Gli dissero: ‘Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: ‘Guarda come lo amava!’. Ma alcuni di loro dissero: ‘Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?’.” Gv 11, 32-37

Anche Maria dice a Gesù le stesse cose che Gli ha detto Marta: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!’. Come Marta, infatti, anche Maria conosceva i poteri miracolosi di Gesù e aveva fede in Lui. E Gesù, vedendo il suo dolore per la morte del fratello Lazzaro e vedendo piangere i Giudei che avevano accompagnato Maria, si commuove profondamente, condividendo quel  dolore, fino a scoppiare in pianto.

  Gesù è Dio, ma è anche uomo, per questo può partecipare al nostro dolore e alle nostre sofferenze, condividendo la nostra condizione di esseri umani limitati, mostrandoci però che il fine ultimo della nostra esistenza terrena va oltre gli stessi limiti della nostra umanità, poiché Egli vuol darci la vita eterna, rendendoci simili a Lui e al Padre, che lo ha inviato nel mondo per portarci questa lieta notizia.

  E pur sapendo che in Lui anche noi possiamo vivere in eterno, Gesù si lascia ferire dal dolore che colpisce la nostra umanità, a causa della morte, che Lui stesso sperimenterà, in una delle forme più atroci e cruente, per amore nostro, e in obbedienza alla volontà del Padre. Essendo Dio immortale, Egli si fa dunque in tutto simile a noi, per portaci ad essere simili a Lui, poiché chi crede in Lui riceve in dono la vita che non muore mai.

  Vedendo piangere Gesù, alcuni dei presenti comprendono quanto Egli amasse Lazzaro, così come Egli ama ciascuno di noi, mentre altri si domandano perché Egli non abbia fatto in modo che Lazzaro non morisse. Ma tra poco Gesù supererà le loro attese, perché vedranno un miracolo ben più grande di quello che Egli avrebbe potuto, secondo loro, compiere nei confronti di Lazzaro, impedendo che egli morisse. Poiché Lazzaro sarà riportato in vita da Gesù! 

  Ma il dono che riceviamo da Dio, per mezzo di Gesù, e ancora maggiore, poiché Dio vuole risuscitarci non tanto alla vita terrena, che per sua natura è destinata a finire, ma alla vita eterna, che non avrà mai fine. Una vita senza più dolori e sofferenze, di cui la risurrezione di Lazzaro è solo un pallido richiamo.

 

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Nov 21 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: ‘Il Maestro è qui e ti chiama’. Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.” Gv 11, 28-31

Marta, dopo aver parlato con Gesù, va a chiamare la sorella, Maria, dicendole che il Maestro era arrivato e aveva chiesto di lei. Maria si alza subito e va da Gesù.  Con la stessa prontezza di Maria, senza esitare, anche noi, udita la buona notizia che il Maestro “è qui”, dovremmo alzarci subito, per andare da Lui che dà la vita eterna a tutti coloro che credono in Lui.

  I Giudei che erano in casa con Maria, la seguono, credendo che si stesse recando a piangere al sepolcro di Lazzaro. Là troveranno invece una sorpresa, poiché assisteranno al ritorno in vita dello stesso Lazzaro, che da quattro giorni, ormai, stava rinchiuso nel suo sepolcro. Un miracolo che Gesù compie perché tutti possiamo credere che Egli è la Vita che non muore mai, e che Egli ha davvero il potere  di farci vivere in eterno, se davvero avremo fede in Lui. 

  Tutti ci addoloriamo per la perdita di una persona cara, ma dovremmo imparare a consolarci col pensiero che quando moriamo a  questa vita terrena, se abbiamo fede in Gesù, risorgeremo a vita nuova, nel regno di Dio, in cui vivremo per tutta l’eternità, senza più conoscere la morte.

  Andiamo dunque anche noi da Gesù, insieme a Maria, e fidiamoci della Sua parola, che è Vita e dà la vita.

 

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Nov 20 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà’. Gesù le disse: ‘Tuo fratello risorgerà’. Gli rispose Marta: ‘So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno’. Gesù le disse: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?’. Gli rispose: ‘Sì o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo’.”  Gv 11, 17-27

Quando Gesù arriva a Betània, Lazzaro è morto e giace nel sepolcro già da quattro giorni. Egli sembra aver compiuto il ciclo della sua esistenza, come accadrà a tutti quanti noi, lasciando nel pianto tutti i suoi cari. Gesù sa che la morte fisica non è la fine della vita, ma un momento di passaggio, per quanto oscuro, misterioso, impenetrabile e doloroso, verso un’altra dimensione della vita: l’eternità. Lo sa perché Lui stesso è la Vita, in quanto è proprio per mezzo di Lui, Parola vivente del Padre, che è stata creata ogni cosa. Egli pertanto conosce il mistero della vita e quello della morte, ed è venuto sulla terra a rivelarci quello che Egli sa, affinché credendo in Lui possiamo anche noi giungere alla verità e gioire insieme con Lui per il dono che egli ci fa: la vita eterna.

  Marta sa che se Gesù fosse stato presente qualche giorno prima, Lazzaro non sarebbe morto, perché Gesù avrebbe potuto guarirlo, e si rivolge a Gesù dicendole proprio queste cose, quasi come un rimprovero per la Sua assenza, ma fiduciosa che egli possa ottenere da Dio qualsiasi cosa. Gesù le dà una risposta che va nel senso della sua lamentela, ma ella nemmeno la comprende esattamente. Infatti Gesù le dice : “Tuo fratello vivrà” e Marta pensa alla resurrezione dei giusti, nell’ultimo giorno, secondo la tradizione religiosa d’Israele, mentre Gesù intende dire che resusciterà Lazzaro dalla morte in quello stesso giorno. Certo, il potere di riportare nella vita terrena Lazzaro, che da quattro giorni giace in una tomba è lo stesso col quale Gesù ci risusciterà alla vita eterna ed è appunto per questo che Egli si accinge a resuscitare Lazzaro in questa vita, affinché credendo in questa risurrezione, crediamo anche in quella della vita eterna.

  A questo servono le parole di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.” E la stessa domanda che Egli rivolge a Marta: “Credi tu questo?”, in realtà è rivolta anche a ciascuno di noi. Crediamo noi che se abbiamo in fede in Gesù continueremo a vivere, anche se moriremo? Crediamo cioè che Gesù ha il potere di farci vivere in eterno? Il miracolo che Gesù si accinge a compiere su Lazzaro ha lo scopo di convincerci che le cose stanno davvero in questo modo: chi ha fede in Gesù, anche se muore in questa vita terrena (e tutti faremo questa esperienza), non morirà eternamente, perché Gesù è pronto a darci una nuova vita, che è la continuazione di quella terrena: la vita eterna.

  In risposta a Gesù, Marta emette una professione di fede, che possiamo fare nostra: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. E se anche noi siamo in grado di dire le stesse cose, otterremo certamente il dono che Gesù ha promesso e promette a tutti coloro che credono in Lui e con questo riceviamo da Lui la verità che ci svela il mistero della vita e della morte, e questa verità ci rende liberi di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi.

 

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