Archive for Ottobre, 2010

Ott 31 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei’. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.”  Gv 10, 1-6

Anche noi rischiamo di non capire di che cosa parla Gesù in questi versetti, se non facciamo lo sforzo di riferirle al contesto preciso in cui sono state pronunciate. La similitudine delle pecore e del loro pastore non è stata scelta a caso da Gesù, ma ha un significato profondo e, inoltre, può essere compresa da chiunque sia seriamente intenzionato a comprenderla.

  Il pastore è colui che guida le pecore al pascolo e le protegge dai ladri e dai lupi, per questo quando si reca nel recinto passa dalla porta, mentre chi ha intenzioni cattive nei loro confronti entra nel recinto in altro modo. Qui il recinto simboleggia il regno di Dio e le pecore simboleggiano gli uomini, cioè di ciascuno di noi, di cui Dio vuole prendersi cura, chiamandoci per nome, uno per uno, per condurci ai pascoli della vita eterna. Questo compito Dio lo ha affidato prima di tutto a Gesù, che è il buon pastore (cfr. Gv 10,11), il quale si è preso cura di noi insegnandoci la verità udita da Dio, andando persino incontro alla morte, per testimoniarci l’amore col quale siamo amati da Dio. I Suoi interlocutori, invece, non sanno fare altro che giudicare e condannare gli altri, che considerano come peccatori, proprio come hanno fatto con il cieco nato, o come avevano fatto con l’adultera che avevano portato davanti a Gesù (cfr. cap. 8). Essi non sono pastori del gregge, perché non sanno condurre gli uomini fino a Dio, ma li cacciano addirittura fuori dal recinto. Per questo gli uomini non seguono i loro insegnamenti, mentre seguono e ascoltano le parole di Gesù, perché conoscono la Sua voce, che è la voce della verità e dell’amore che non ci condanna, ma ci guarisce e ci libera dal nostro peccato, mettendoci nelle condizioni di rispondere all’amore che Dio ha per noi con il nostro amore per Lui. Perché noi siamo stati creati da questo amore e siamo stati destinati a vivere in virtù di questo amore.

  Questi capi del popolo, invece, non entrano nel recinto passando per la porta, cioè attraverso l’amore che Dio ha per ciascuno di noi, ma vi arrivano per vie diverse, perché non gl’ importa nulla degli altri, e sono interessati unicamente a loro stessi, al loro prestigio e ai loro interessi personali. Per questo gli uomini non li seguono e non li seguiranno, perché sono degli estranei e non hanno nulla che fare con l’amore di Dio e con il Suo Regno.

  Un discorso quanto mai attuale e sempre vero, in ogni luogo e in ogni tempo, poiché da sempre, nella storia dell’umanità, chi detiene il potere non lo usa tanto per servire gli altri, per fare del bene agli altri, ma lo sfrutta piuttosto a proprio vantaggio.

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Ott 30 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù allora disse: ‘E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi’. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: ‘Siamo ciechi anche noi?’. Gesù rispose loro: ‘Se foste ciechi, non avreste alcun peccato: ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane’.”  Gv 9, 39-41

La presenza di Gesù tra gli uomini diventa motivo di giudizio, perché alcuni non credono in Lui e altri invece sì. Non è Gesù a giudicarci, ma siamo noi, col nostro atteggiamento nei Suoi confronti, a fare in modo che avvenga un giudizio su di noi. E il giudizio sarà questo: tu hai creduto, tu non hai creduto.

  Dopo aver guarito un cieco nato, le parole che qui ha pronunciato Gesù acquistano un senso ancora più forte: Gesù è venuto “perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Ma tali parole vanno, come sempre, intese in maniera corretta. Gesù ha aperto gli occhi a un cieco nato, ma questo segno ha anche il significato simbolico della guarigione spirituale che Gesù vuole operare in ciascuno di noi, conducendoci alla luce della vita eterna.

  I ciechi di cui parla Gesù, dunque, sono tutti coloro che ancora non conoscono la verità di Dio e del Suo amore per noi, quella verità che Gesù è venuto a rivelarci con la Sua morte e la Sua risurrezione. Egli è venuto per aprire a tutti gli occhi della fede, poiché chi solo chi crede in Lui può conoscere la verità che Egli ha rivelato al mondo. Ma solo riconoscendo la nostra “cecità”, ovvero il nostro peccato, la nostra distanza da Dio, la nostra ignoranza nei Suoi confronti, posiamo aprire gli occhi sulla verità che Gesù ha portato nel mondo. In questo senso quelli che non vedono acquistano la vista, se davvero hanno fede in Gesù.

  Vi sono però anche delle persone che di fronte a Gesù assumono l’atteggiamento opposto, cioè non credono in Lui, poiché presumono di conoscere la verità di Dio! E questi sono coloro che vedono e che diventano ciechi nei confronti di Gesù.

  La risposta che Gesù dà ai farisei che lo interrogano è preziosa proprio per comprendere il senso di quello che ha detto in precedenza. Se coloro che lo interrogano fossero ciechi, cioè se mancasse loro la vista fisica, in modo che non potessero vedere i segni che compie Gesù , come il miracolo operato sul cieco nato, essi non avrebbero nessuno peccato. Cioè se essi non avessero visto le opere compiute da Gesù, opere dalle quali avrebbero dovuto comprendere chi Egli fosse, non avrebbero nemmeno avuto l’occasione di comprendere che non conoscevano ancora la verità, quindi nessuno avrebbe potuto imputare loro alcun peccato. Ma siccome essi credono di conoscere già la verità, ecco che il loro peccato, cioè la loro ignoranza nei confronti di Dio, rimane, anzi, si acutizza ancor di più, dal momento che rifiutano di credere nel Figlio di quel Dio che essi sono convinti di conoscere e di onorare.

  Accogliamo dunque con fede le parole di Gesù e crediamo sempre Lui, così che Egli possa guarirci e condurci con Lui nel Regno del Padre.

 

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Ott 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: ‘Tu, credi nel Figlio dell’uomo?’. Egli rispose: ‘E chi è, Signore, perché io creda in lui?’. Gli disse Gesù: ‘Lo hai visto: è colui che parla con te’. Ed egli disse: ‘Credo, Signore!’. E si prostrò dinanzi a lui.  Gv 9, 35-38

Il cieco guarito da Gesù aveva già riconosciuto che Egli doveva provenire da Dio, come abbiamo visto nei versetti che precedono quelli presi in considerazione qui. Quindi non solo era guarito da un male fisico, ma era disposto anche ad avere fede in Gesù, sebbene non sapesse ancora ch’Egli fosse il “Figlio dell’uomo”, ovvero il Messia annunciato dagli antichi Profeti di Israele.

L’uomo guarito da Gesù era stato “cacciato fuori” dal luogo in cui era stato interrogato, forse dalla stessa sinanoga… ed è proprio fuori da questo luogo che Gesù gli viene di nuovo incontro. Le autorità della religione costituita lo hanno escluso dal luogo di incontro della comunità, ma Dio oltrepassa gli steccati che erige la nostra “cecità”, e incontra gli uomini dove vuole, per portare loro la Salvezza.

  Dopo averlo guarito, Gesù si presenta al cieco al quale aveva dato la vista, come il “Figlio dell’uomo”, ed egli crede in Lui e si prostra davanti a Lui, e così raggiunge la vera salvezza: la comunione con Dio.

  Gesù vuole che arriviamo tutti dove è arrivato il cieco guarito, cioè alla fede in Lui,  poiché chi crede in Gesù conosce veramente Dio e ottiene in dono la vita eterna!

  Colui che era cieco ha cominciato a vedere, mentre coloro che credevano di vederci già sono rimasti nell’oscurità del peccato, che è ignoranza nei confronti di Dio.

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Ott 27 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: ‘Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore’. Quello rispose: ‘Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo’. Allora gli dissero: ‘Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?’. Rispose loro: ‘Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?’. Lo insultarono e dissero: ‘Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia’. Rispose loro quell’uomo: ‘Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla’. Gli replicarono: ‘Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?’. E lo cacciarono fuori. Gv 9, 24-34

La risposta che il cieco guarito dà a chi lo interroga su come gli siano stati aperti gli occhi ha la stessa semplicità e segue la stessa logica delle rispote che Gesù stesso dà a chi gli pone delle domande, soprattutto quando si tratta di persone che non hanno fede in Lui!

  Il miracolato parla per esperienza fatta ed è lui che, in qualche modo, rivendica il ruolo di colui che sa di che cosa sta parlando, mentre chi lo interroga non crede alle cose che egli dice. Le sue parole costituiscono già un eloquente commento al gesto che Gesù ha compiuto su di lui: “Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla”. Egli dunque, dopo aver ricevuto il miracolo, ha capito che Gesù proviene da Dio e la sua fede in Lui è il vero miracolo, che qui si contrappone alla durezza di cuore dei suoi interlocutori, i quali disprezzano Gesù, ritenendoLo un “peccatore”. L’uomo giudica Dio come peccatore, perché non rispetta un precetto religioso, quello del sabato (era un sabato, infatti, il giorno in cui Gesù guarì questo cieco)!

  Un tale giudizio si commenta da sé: esiste un peccato maggiore di quello di chi accusa il Figlio di Dio di essere un peccatore? Chi emette un tale giudizio brancola nel buoi più completo e si preclude la via alla Salvezza. I veri ciechi sono dunque coloro che interrogano l’uomo che ha ricevuto il miracolo!

  Il cieco nato è passato dall’oscurità del peccato alla luce della fede, che conduce alla comunione vera con Dio e alla vita eterna, mentre coloro che lo sottopongono a giudizio non fanno che accrescere il proprio peccato, trattandolo con disprezzo e arroganza: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”.

  Essi, che si ritengono discepoli di Mosè, non sono in grado di vedere la Luce che ha aperto gli occhi al cieco nato e pensano di vedere, mentre rimangono nell’oscurità, dando del peccatore a colui che invece è stato visitato e salvato dalla Grazia di Dio!

  Apri, o Signore, i nostri occhi, così che siamo sempre capaci di vedere la Tua luce e ci lasciamo guidare da essa, fino a Te, che vuoi condurci dove Tu sei, perché restiamo con Te, per tutta l’eternità!

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Ott 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: ‘E’ questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?’. I genitori di lui risposero: ‘Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé’. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinanoga. Per questo i suoi genitori dissero: ‘Ha l’età: chiedetelo a lui!’.”  Gv 9, 18-23

Chi è ostile a Gesù non crede che quest’uomo fosse stato cieco fin dalla nascita, e vuole sentire cosa dicono di lui i suoi genitori. Essi sapevano bene che egli era vissuto nel buio fin dalla nascita, ma per paura di essere esclusi dalla sinagoga fanno finta di non sapere chi abbia aperto gli occhi al loro figlio! I veri ciechi, in questo caso, sono coloro che avevano vietato a tutti di riconoscere apertamente che Gesù fosse il Cristo, nonostante le opere miracolose che Egli continuava a compiere in mezzo al popolo, tanto più che si tratta di persone che si vantano di conoscere bene Dio e le Sacre Scritture!

L’ incredulità nei confronti di Gesù conduce all’unica cecità di cui dobbiamo avere paura, perché ci tiene lontani dalla Luce, dalla Verità, dall’Amore, dalla Vita!

  Chi non crede al miracolo del cieco nato, non può riconoscere in Gesù il Cristo, l’unto del Signore, venuto a portare il Regno di Dio su questa terra. Ma anche chi invece ci crede può, per paura, tacere e nascondere la propria fede in Gesù, come i genitori del miracolato di questo brano evangelico.

  Ma il Regno di Dio si diffonde proprio attraverso la parola, la testimonianza personale, e dunque attraverso una fede viva, che porta colui che crede in Gesù ad annunciarLo ai fratelli che sono ancora lontani da Lui. Per cui chi capisce veramente chi sia Gesù non riesce a tacere, rompe gli indugi e va contro ogni conformismo, anche religioso, perché sa di aver trovato la salvezza proprio in Gesù! Come farà il cieco guarito, nel seguito del Vangelo di Giovanni.

Chiediamo anche noi di poter fare la stessa cosa, dopo essere stati illuminati dalla Luce che viene da Gesù.

  Fa’, o Signore, che possiamo avere fede in Te, senza vergognarci di testimoniare al mondo che tu sei la Via, la Verità e la Vita.

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Ott 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: ‘Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo’. Allora alcuni dei farisei dicevano: ‘Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato’. altri invece dicevano: ‘Come può un peccatore compiere segni di questo genere?’. E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: ‘Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?’. Egli rispose: ‘E’ un profeta!’.  Gv 9, 13-17

Per la seconda volta, il cieco guarito è chiamato a spiegare come abbia acquistato la vista. Questa volta sono i farisei a interrogarlo. Egli racconta di nuovo ciò che Gesù gli aveva fatto e come, dopo essersi lavato, ci vedesse! Ma alcuni di loro si scandalizzano, perché Gesù aveva operato questo prodigio in un giorno di sabato! Altri però riconoscono che Gesù fosse un peccatore, non avrebbe potuto “compiere segni di questo genere”.

  Gesù compie sempre miracoli, anche di sabato, certo, poiché fare del bene a una persona non è proibito e non può essere proibito! La legge di Mosè non va osservata alla lettera, a ogni costo, ma va interpretata con discernimento e saggezza, come ha dimostrato di fare lo stesso Gesù (cfr il commento a Gv 5, 9-18).

  Il gesto compiuto da Gesù nei confronti del cieco nato era  inequivocabile, se si pensa a quanto scrisse il Profeta Isaia nel suo Libro, al cap. 46, che parla del Servo del Signore, in cui Dio dice, tra l’ altro: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nella tenebre (vv. 6-7).

  Per chi conosceva davvero le Scritture, dunque, i segni compiuti da Gesù erano riconoscibili e attestavano come Egli provenisse indubitabilmente e indiscutibilmente da Dio.

  Alcuni farisei lo comprendono, il cieco guarito crede e si convince che Gesù sia un profeta, ma Egli è ben più di un profeta! Per questo chi accoglie Gesù e crede in Lui, ottiene la guarigione dalla propria cecità, può finalmente conoscere Dio e infine otterrà la vita eterna.

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Ott 18 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: ‘Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?’. Alcuni dicevano: ‘E’ lui’; altri dicevano: ‘No, ma è uno che gli assomiglia’. Ed egli diceva: ‘Sono io!’. Allora gli domandarono: ‘In che modo ti sono stati aperti gli occhi?’. Egli rispose: ‘L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: ‘Va’ a Sìloe e làvati!’. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista’. Gli dissero: ‘Dov’è costui?’. Rispose: ‘Non lo so’.”  Gv 9, 8-12

Il cieco che ha acquistato la vista, grazie a un miracolo operato su di lui da Gesù, diventa motivo di curiosità, di dubbio e di discussione. Alcuni credono di riconoscere in lui il mendicante che avevano già visto in precedenza, secondo altri non si tratta della stessa persona, ma di uno che gli assomiglia. Egli però afferma: “Sono io!”, testimoniando che in lui era avvenuto un miracolo.

  Anche in questo caso, si può comprendere ciò che è accaduto solo attraverso la fede. Chi è disposto a credere, comprende che un uomo cieco dalla nascita ha acquistato improvvisamente la vista; chi non è disposto a credere al miracolo si convince che egli non sia il mendicante di prima, ma una persona che ha somiglianza con lui!

  Il cieco nato, che ora ci vede, è anche in grado di fare il nome di Colui che gli ha donato la vista: Gesù! In ebraico, il nome Gesù significa: Dio salva! Qui egli ha “salvato” un uomo dalla cecità fisica, ma tale miracolo è simbolo e segno della guarigione spirituale che Gesù vuole operare in ciascuno di noi, guarigione che richiede la fede in Lui da parte nostra, e che rappresenta la vera salvezza, in quanto per mezzo della fede in Gesù otteniamo la vita eterna!

  Il cieco guarito, si è fidato di Gesù, ha fatto quello che Egli gli aveva detto, e così ha acquistato la vista. Se anche noi ci fidiamo di Gesù, otterremo quello che Egli ha promesso e promette a tutti coloro che credono in Lui: la vita che non muore in eterno.

  E’ questa consapevolezza che ci guarisce dalla cecità fondamentale che colpisce tutti quanti noi, fintanto che crediamo e siamo convinti che la nostra vita finisca al momento della morte. Questa cecità spirituale ci mantiene nelle tenebre della morte e della paura della morte, finché non ci apriamo alla fede in Gesù, che apri i nostri occhi alla luce radiosa che viene dalla Sua risurrezione dai morti, alla quale anche noi possiamo partecipare, credendo in Lui, che per volere del Padre, ci fa dono della vita eterna!

  L’uomo guarito sa che è stato un uomo chiamato Gesù a guarirlo, ma non sa dire dove Egli sia, perché Gesù si è momentaneamente sottratto alla sua vista, pur essendo ancora là, nei paraggi.

  Chi giunge alla fede in  Gesù, invece, sa dove Egli si può trovare, perché è Gesù stesso che ci rivela il luogo in cui vuole dimorare insieme al Padre, quando dice: ”Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23)!

 

  Se abbiamo fede in Gesù e Lo amiamo, e osserviamo la Sua parola, saremo amati dal Padre Suo, ed Egli e il Padre Suo verranno e prenderanno dimora presso di noi! Ecco il luogo in cui Gesù vuole dimorare sempre, il nostro cuore, in modo che possiamo sempre rendere ragione della speranza che è in noi (cfr  Prima lettera di Pietro, cap. 3, v. 15).

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Ott 16 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: ‘Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?’. Rispose Gesù: ‘Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo’. Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: ‘Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.”  Gv 9, 1-7

Dopo il lungo dialogo con alcune persone che non credevano in Lui, Gesù guarisce un uomo cieco fin dalla nascita.  Questo cieco, di cui non si dice null’altro, può rappresentare la cecità di tutti gli increduli, che rimangono nel buio dell’ignoranza nei confronti di Dio, ma rappresenta anche tutti noi che diciamo di avere fede in Lui. Anche noi infatti dobbiamo continuamente mettere a fuoco la figura di Gesù, lasciandoci purificare e guarire gli occhi della fede, in quanto anche noi siamo sempre tentati di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza, un Dio che pensi come pensiamo noi e che dovrebbe agire come agiamo noi. Gesù invece ci rivela Dio come Egli è veramente, e noi facilmente abbassiamo lo sguardo di fronte a Lui, che è sempre così diverso da come potremmo immaginarcelo noi.

  I discepoli di Gesù, Gli chiedono se quell’uomo sia cieco a causa dei propri peccati o di quelli dei suoi genitori. In questa domanda riecheggiano due diverse tradizioni della teologia biblica dell’Antico Israele: una secondo la quale le colpe dei padri sarebbero ricadute sui propri figli fino alla terza e alla quarta generazione (cfr Libro dell’Esodo cap. 20, v. 25 e cap. 34, v. 7; Libro dei Numeri, cap. 14, 18 e  Libro del Deuteronomio, cap. 5, v. 9), l’altra secondo la quale ognuno sarebbe stato ritenuto responsabile delle proprie colpe (cfr Libro del Profeta Ezechiele, cap. 18).

  Gesù dice che quel cieco non è cieco né per i propri peccati né per quelli dei suoi genitori (perché non vero che Dio punisce chi commette peccato!), ma che in lui devono manifestarsi “le opere di Dio”.

  L’uomo da sempre è afflitto da menomazioni e malattie, ma queste non hanno nulla a che vedere col fatto che noi siamo peccatori! E di per sé sono solo mali transitori, perché la nostra vita terrena è limitata, in essi però, come nel caso del cieco di questo passo evangelico, si può manifestare l’opera di Dio che guarisce. Ma qui la guarigione fisica è immagine e simbolo della guarigione spirituale alla quale Dio vuole che tutti giungiamo, per mezzo della fede in Gesù, che qui dice di essere “la luce del mondo”. Infatti Egli è venuto a liberarci dalla nostra cecità spirituale, che è il peccato, l’ignoranza nei confronti di Dio, la mancanza di fede in Lui.

  Gesù è venuto per aprirci gli occhi della fede e illuminare il senso della nostra esistenza umana con la verità di Dio e del Suo amore per noi.

  Fino che è stato fisicamente su questa terra, Gesù ha compiuto le opere del Padre, per risvegliarci dal nostro sonno, dal nostro torpore, poiché la morte (la “notte”) gli avrebbe poi impedito di rimanere sempre tra noi in maniera visibile.

  Quindi per dimostrare la verità delle Sue parole, quando disse “io sono la luce del mondo”, Gesù guarisce un cieco, che era così dalla nascita, facendo del fango con la sua saliva e spalmandoglielo sugli occhi. Questo gesto doveva apparire oltremodo significativo alle persone di quell’epoca in Israele, poiché secondo una tradizione del Talmud (opera che raccoglie gli insegnamenti degli antichi Rabbini del popolo ebraico), la saliva del figlio primogenito di un padre aveva potere curativo (cfr Talmud di Babilonia, trattato Baba Bathra [Ultima porta], p. 126b): Gesù, infatti, è il Figlio primogenito del Padre!

  Dopo aver fatto questo, Gesù invia il cieco nato a lavarsi alla Piscina di Sìloe. Il cieco si fida di Gesù, che ancora non conosceva, e ritorna dalla piscina guarito dalla cecità!

  Chi si fida di Gesù e della Sua parola, viene guarito, come questo uomo nato cieco, e acquista la vista che gli permette di “vedere” Dio in Gesù e quindi lo fa rinascere, cioè nascere una seconda volta, diventando figlio di Dio, in senso spirituale.

  Se ci lasciamo aprire gli occhi da Gesù, rimanendo nella Sua parola, potremo dire davvero che Dio è nostro Padre, perché da Gesù impariamo a conoscere il Padre, impariamo a onorarLo e compiere la Sua volontà, che ci rende liberi e capaci di amare, come ci ha amati Gesù.

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Ott 15 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Rispose Gesù: ‘ Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘E’ nostro Dio!’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia’. Allora i Giudei gli dissero: ‘Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?’. Rispose loro Gesù: ‘In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono’. Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” Gv 8, 54-59

Gesù riceve gloria dal Padre Suo, che Lo accompagna ed è sempre con Lui, rendendo vera la Sua parola anche grazie alle opere (miracoli) che Gli dà da compiere. Gesù conosce bene il Padre, Dio, mentre i suoi interlocutori non Lo conoscono affatto, anche se dicono che il loro Dio. Non Lo conoscono, infatti rifiutano la testimonianza di Gesù, che è stato inviato nel mondo proprio da quel Dio che essi dimostrano di non conoscere, pur richiamandosi a Lui. Gesù non può dire di non conoscere il Padre, poiché viene dal Padre, altrimenti sarebbe un “mentitore”, come quelli che dicono di conoscere Dio, del quale però respingono il Figlio!

  Lo stesso Abramo, invece, dice Gesù, esultò di Gioia quando vide il giorno di Gesù. Ma che cosa  riferisce Gesù a proposito di questo? Il testo di Giovanni è qui un po’ misterioso, ma forse Gesù si riferisce all’episodio in cui il Signore apparve ad Abramo presso le Querce di Mamre, promettendogli che da lì a un anno Sara,  sua moglie, avrebbe avuto un figlio (cfr. Libro della Genesi, 18, 1-15) anche se tutti e due erano ormai vecchi e avvizziti. Abramo ebbe fede in quella promessa, che poi si avverò, quando nacque Isacco (cfr Genesi 21, 1-7).

  Abramo ebbe fede nella promessa di Dio ed ebbe un figlio all’età di cento anni. Fu questo per Abramo il giorno di Gesù? Gesù ci promette la vita eterna, come il Signore apparso ad Abramo a Mamre gli aveva promesso la continuazione della sua discendenza. Abramo sperò nel compimento di quella promessa ed essa si dimostrò veritiera, come veritiera è la promessa della vita eterna, che ci fa Dio, lo stesso Dio che apparve ad Abramo, attraverso Gesù, che Egli ha inviato nel mondo.

  Ma ancora una volta i Suoi interlocutori deridono Gesù, perché vedendo davanti ai propri occhi un uomo che non aveva ancora compiuto quarant’anni, non potevano credere che Abramo avesse potuto vedere il giorno di cui parla Gesù!

  Ma Gesù non si scoraggia di fronte alla loro incapacità di comprendere, e replica: “In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.

“Io Sono” è il nome di Dio, del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe (cfr Esodo 3,14-15), dunque Gesù si rivela a loro apertamente. Dio è eterno, perciò Egli è prima di Abramo e prima di ogni altro uomo, poiché l’uomo è stato creato da Dio, che ha assunto la nostra natura umana in Gesù, per rivelarci il Suo amore per noi.

  Ma quelli che lo stavano ascoltando non possono più starLo a sentire, e “raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui”. E’ così vero che gli uomini non conoscono Dio, che quando Egli si manifesta sulla terra in forma umana essi vogliono ucciderLo!

  Non ha allora ragione Gesù a dire che chi commette peccato (perché non conosce Dio e si tiene a distanza da Lui) è schiavo del peccato?

  Chi crede in Gesù, però, viene liberato dal peccato, perché conosce la verità di Dio, e la verità ci libera da ogni falsa opinione che noi possiamo avere su Dio, impedendoci di amarLo. Infatti si può amare solo ciò che si conosce: è Gesù che ci rivela Dio e ci permette di poterLo amare, rispondendo all’amore col quale Egli, per primo, ci ha amati e ci ama.

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Ott 15 2010

Vangelo secondo Giovanni

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Gli dissero allora i Giudei: ‘Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?’.”  Gv 8, 52-53

 

Gli increduli chiedono a Gesù, in tono sprezzante, chi egli creda di essere. Dovrebbe essere il contrario, cioè la domanda dovrebbe essere rivolta a loro da parte di Gesù, poiché Egli è la Parola di Dio, con la quale Dio ha creato tutto ciò che esiste (cfr Gv 1, 1-3), e tutto appartiene a Colui che ha creato ogni cosa! Gesù è il Figlio di Dio, Creatore e Padre di tutti gli esseri viventi, e Lui il Padre “ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3,35)!

  Tutto dunque appartiene a Gesù, perché per mezzo di Lui il Padre ha creato l’Universo e l’ha dato in mano a Lui. Senza di Lui non saremmo nulla! Chi credono di essere, allora, coloro che si rivolgono a Gesù in questo modo? Essi non credono alle parole che Gesù ha appena finito di pronunciare, dicendo che chi osserva la Sua parola non morirà in eterno, perché anche  Abramo, al quale si richiamano come loro padre, è morto e così anche i Profeti. Essi dunque non credono che Gesù possa essere quello che più volte ha gia detto di essere: il Figlio di Dio.

  Ma Gesù lo è veramente, e ha detto di esserlo perché sa di esserlo! Pertanto Egli è molto di più di Abramo e di tutti i profeti. Ma questo lo comprende solo chi ha fede in Lui, ed Egli non vuole costringerci alla fede, perché non vuole violentare la nostra libertà. Quindi non pretende di essere creduto e obbedito, come fanno i capi degli esseri umani, ma Gli basta continuare a dire la verità, lasciandoci liberi di credere in Lui oppure no.

  Ed Egli ha proprio detto questo: “… se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno.”

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