Archive for Ottobre, 2010

Ott 31 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù allora disse: ‘E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi’. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: ‘Siamo ciechi anche noi?’. Gesù rispose loro: ‘Se foste ciechi, non avreste alcun peccato: ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane’.”  Gv 9, 39-41

La presenza di Gesù tra gli uomini diventa motivo di giudizio, perché alcuni non credono in Lui e altri invece sì. Non è Gesù a giudicarci, ma siamo noi, col nostro atteggiamento nei Suoi confronti, a fare in modo che avvenga un giudizio su di noi. E il giudizio sarà questo: tu hai creduto, tu non hai creduto.

Dopo aver guarito un cieco nato, le parole che qui ha pronunciato Gesù acquistano un senso ancora più forte: Gesù è venuto “perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Ma tali parole vanno, come sempre, intese in maniera corretta. Gesù ha aperto gli occhi a un cieco nato, ma questo segno ha anche il significato simbolico della guarigione spirituale che Gesù vuole operare in ciascuno di noi, conducendoci alla luce della vita eterna.

I ciechi di cui parla Gesù, dunque, sono tutti coloro che ancora non conoscono la verità di Dio e del Suo amore per noi, quella verità che Gesù è venuto a rivelarci con la Sua morte e la Sua risurrezione. Egli è venuto per aprire a tutti gli occhi della fede, poiché chi solo chi crede in Lui può conoscere la verità che Egli ha rivelato al mondo. Ma solo riconoscendo la nostra “cecità”, ovvero il nostro peccato, la nostra distanza da Dio, la nostra ignoranza nei Suoi confronti, posiamo aprire gli occhi sulla verità che Gesù ha portato nel mondo. In questo senso quelli che non vedono acquistano la vista, se davvero hanno fede in Gesù.

Vi sono però anche delle persone che di fronte a Gesù assumono l’atteggiamento opposto, cioè non credono in Lui, poiché presumono di conoscere la verità di Dio! E questi sono coloro che vedono e che diventano ciechi nei confronti di Gesù.

La risposta che Gesù dà ai farisei che lo interrogano è preziosa proprio per comprendere il senso di quello che ha detto in precedenza. Se coloro che lo interrogano fossero ciechi, cioè se mancasse loro la vista fisica, in modo che non potessero vedere i segni che compie Gesù , come il miracolo operato sul cieco nato, essi non avrebbero nessuno peccato. Cioè se essi non avessero visto le opere compiute da Gesù, opere dalle quali avrebbero dovuto comprendere chi Egli fosse, non avrebbero nemmeno avuto l’occasione di comprendere che non conoscevano ancora la verità, quindi nessuno avrebbe potuto imputare loro alcun peccato. Ma siccome essi credono di conoscere già la verità, ecco che il loro peccato, cioè la loro ignoranza nei confronti di Dio, rimane, anzi, si acutizza ancor di più, dal momento che rifiutano di credere nel Figlio di quel Dio che essi sono convinti di conoscere e di onorare.

Accogliamo dunque con fede le parole di Gesù e crediamo sempre Lui, così che Egli possa guarirci e condurci con Lui nel Regno del Padre.

 

” ‘In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei’. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.”  Gv 10, 1-6

Anche noi rischiamo di non capire di che cosa parla Gesù in questi versetti, se non facciamo lo sforzo di riferirle al contesto preciso in cui sono state pronunciate. La similitudine delle pecore e del loro pastore non è stata scelta a caso da Gesù, ma ha un significato profondo e, inoltre, può essere compresa da chiunque sia seriamente intenzionato a comprenderla.

  Il pastore è colui che guida le pecore al pascolo e le protegge dai ladri e dai lupi, per questo quando si reca nel recinto passa dalla porta, mentre chi ha intenzioni cattive nei loro confronti entra nel recinto in altro modo. Qui il recinto simboleggia il regno di Dio e le pecore simboleggiano gli uomini, cioè di ciascuno di noi, di cui Dio vuole prendersi cura, chiamandoci per nome, uno per uno, per condurci ai pascoli della vita eterna. Questo compito Dio lo ha affidato prima di tutto a Gesù, che è il buon pastore (cfr. Gv 10,11), il quale si è preso cura di noi insegnandoci la verità udita da Dio, andando persino incontro alla morte, per testimoniarci l’amore col quale siamo amati da Dio. I Suoi interlocutori, invece, non sanno fare altro che giudicare e condannare gli altri, che considerano come peccatori, proprio come hanno fatto con il cieco nato, o come avevano fatto con l’adultera che avevano portato davanti a Gesù (cfr. cap. 8). Essi non sono pastori del gregge, perché non sanno condurre gli uomini fino a Dio, ma li cacciano addirittura fuori dal recinto. Per questo gli uomini non seguono i loro insegnamenti, mentre seguono e ascoltano le parole di Gesù, perché conoscono la Sua voce, che è la voce della verità e dell’amore che non ci condanna, ma ci guarisce e ci libera dal nostro peccato, mettendoci nelle condizioni di rispondere all’amore che Dio ha per noi con il nostro amore per Lui. Perché noi siamo stati creati da questo amore e siamo stati destinati a vivere in virtù di questo amore.

  Questi capi del popolo, invece, non entrano nel recinto passando per la porta, cioè attraverso l’amore che Dio ha per ciascuno di noi, ma vi arrivano per vie diverse, perché non gl’ importa nulla degli altri, e sono interessati unicamente a loro stessi, al loro prestigio e ai loro interessi personali. Per questo gli uomini non li seguono e non li seguiranno, perché sono degli estranei e non hanno nulla che fare con l’amore di Dio e con il Suo Regno.

  Un discorso quanto mai attuale e sempre vero, in ogni luogo e in ogni tempo, poiché da sempre, nella storia dell’umanità, chi detiene il potere non lo usa tanto per servire gli altri, per fare del bene agli altri, ma lo sfrutta piuttosto a proprio vantaggio.

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Ott 30 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora Gesù disse loro di nuovo: ‘In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’.” Gv 10, 7-10

Gesù spiega ora il senso di ciò che ha detto nei versetti precedenti. Egli stesso è la “porta delle pecore”, cioè è per mezzo di Lui che noi possiamo entrare nel Regno di Dio. Tutti coloro che sono venuti prima di Lui, ma anche dopo di Lui, promettendo di poter salvare l’umanità sono “ladri e briganti”, poiché solo Dio può salvarci e ci salva per mezzo del Suo Figlio, Gesù Cristo, infatti “le pecore non li hanno ascoltati”. Questo significa che coloro che cercano Dio con cuore sincero, sanno riconoscere a vista i “ladri” e i “briganti” che si presentano come salvatori dell’umanità, mentre invece pensano solo a sé stessi, per questo si tengono a distanza da loro!

Gesù è la porta, chi “entra” nel Regno di Dio attraverso di Lui “sarà salvato”, perché è Lui che ci ha rivelato la verità di Dio e del Suo amore per noi. Nel regno di Dio si entra attraverso l’amore, amando Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi, poiché “Dio è amore” (1Gv 4,16) e questo amore si è manifestato in maniera inequivocabile proprio in Gesù: per questo Egli è “la porta”! Chi passa attraverso Gesù entra ed esce liberamente dal recinto e sempre trova “pascolo”, poiché ormai si nutre dell’amore di Dio, che fa vivere l’intero Universo. Non c’è luogo in cui non si trovi l’amore di Dio per noi, e una volta che abbiamo imparato ad avere fede in Gesù niente e nessuno potrà mai più separarci dall’amore di Dio (cfr Lettera ai Romani 8, 35-39), nel quale siamo salvati dall’annientamento della morte. Gesù, infatti, è venuto perché noi tutti abbiamo “la vita” e l’abbiamo “in abbondanza”, in quanto ha promesso di darci la vita eterna, mentre chi viene per curare i propri interessi non fa altro che “rubare, uccidere e distruggere”.

Gesù è venuto a portarci la buona notizia della vita eterna, e per farci comprendere che la sua promessa è verità, non ha esitato a lasciarsi mettere a morte dagli uomini peccatori, per poi risorgere il terzo giorno. Certo, questa è una verità per la fede, ma come si può restare indifferenti e increduli di fronte a un simile amore?

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Ott 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona  le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.’ “  Gv 10, 11-13

Man mano che procede nel Suo discorso, le parole di Gesù diventano sempre più chiare, come diventa sempre più chiara la differenza tra i capi del popolo, di ogni popolo e di ogni epoca, e Lui. Egli infatti è disposto a dare le propria vita per tutti noi, e la darà anche, lasciandosi catturare e crocifiggere! Gesto estremo e concreto del Suo amore incondizionato per ciascuno di noi, per questo Egli è il buon pastore, poiché egli ha dato la propria vita per indicarci la via della salvezza: credere in Lui che, per volere del Padre, ci dà la vita eterna. Chi comanda sulle nazioni invece è come il mercenario di cui parla Gesù, quando vede sopraggiungere il pericolo (il lupo), siccome non gli importa degli altri, fugge e pensa a mettere in salvo sé stesso, lasciando gli altri in preda al pericolo, proprio perché è “mercenario” e, come tale, non è mosso dall’amore, ma dall’egoismo.

E come mai nel mondo hanno successo i mercenari, mentre Gesù è stato messo in croce? Ciò accade a causa del peccato, che è ignoranza di Dio, e scambia il bene col male, che è l’egoismo, la sete di fama, di ricchezze, di potere, tutte cose nelle quali fu tentato anche lo stesso Gesù (cfr Vangelo secondo Matteo 4, 1-11; Vangelo secondo Marco 1, 12-13  e Vangelo secondo Luca 4, 1-13) e alle quali egli seppe resistere, perché era libero dal peccato. Alla stessa libertà Gesù vuole condurre anche noi, purificando il nostro cuore e la nostra mente, affinché anche noi impariamo ad amare come Lui ci ha amato, e come il Padre stesso ci ama. E finché non ci lasceremo liberare dal peccato, preferiremo sempre lasciarci ingannare dai mercenari, poiché ci riconosceremo in tutte le loro malefatte.

Aiutaci, o Dio, a fissare lo sguardo nell’amore che il Tuo Figlio ha avuto per noi, affinché il Tuo Spirito possa liberarci da ogni peccato e ci renda capaci di amare come Tu stesso ci ami.

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Ott 27 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è  il comando che ho ricevuto dal Padre mio.’ “  Gv 10, 14-18

Gesù dà la Sua vita per noi, per farci conoscere che le Sue parole sono vere, che Egli ci ama veramente con amore infinito, e perché crediamo nella risurrezione e nella vita eterna, che Egli promette a tutti coloro che credono in Lui. Le sue pecore, ovvero coloro che cercano Dio con cuore sincero, Lo conoscono ed Egli le conosce, nello stesso modo in cui il Padre conosce il Figlio e il Figlio conosce il Padre. Così noi, le Sue pecore, possiamo vivere la vita di Dio, nell’amore, restando in comunione con Lui, per mezzo di Gesù, che dà la Sua vita per noi.

Il recinto di cui Gesù parla qui è il popolo di Israele; Egli non deve occuparsi solo di questo popolo, ma ha pecore anche al di fuori di esso, ovunque nel mondo, e deve “guidare” anche quelle. Gesù deve e vuole condurre tutta l’umanità all’incontro con Dio e alla vita eterna, che si ottiene credendo in Lui. Tutti lo ascolteranno e tutti diventeranno un solo gregge, con un solo Pastore, Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Il Padre ama Gesù, perché Egli dà la Sua vita “per poi riprenderla di nuovo”. Gesù si offre volontariamente alla morte che gli danno gli uomini peccatori, per poi riprendere la Sua vita, poiché non è possibile che la morte lo tenga in suo possesso, in quanto Egli stesso è la Vita, la Parola vivente del Padre, per mezzo della quale il Padre ha creato ogni cosa. E Gesù dà la Sua vita, avendo il potere di riprendersela, perché così gli ha ordinato di fare il Padre Suo. In questo sacrificio d’amore, il Figlio è in piena comunione col Padre, e il Padre con il Figlio, allo scopo di manifestare al mondo la verità di Dio, che è amore puro, incondizionato e infinito.

Chi accoglie con fede questa verità, rende gloria a Dio, che è Padre di tutti gli uomini, e credendo in ciò che Gesù ha detto e ha fatto per noi, conosce la vita eterna e la ottiene in eredità per sempre.

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Ott 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di loro dicevano: ‘E’ indemoniato ed è fuori di sé; perché state ad ascoltarlo?’. Altri dicevano: ‘Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi?’.”  Gv 10, 19-21

Le parole di Gesù dividono quelli che le hanno ascoltate. Alcuni dicono che ha parlato come un indemoniato, perché ha detto che Egli dà la Sua vita per le Sue pecore e che ha il potere di riprenderla di nuovo, obbedendo così al “comando” del Padre Suo. Si tratta della verità, eppure chi non ha fede giudica queste parole come se fossero state proferite da una persona “fuori di sé”!

Quale dolore, quale sofferenza per Colui che è la Verità, sentirsi considerare “indemoniato” e “fuori di sé”! La mancanza di fede in Gesù allontana dalla Verità e dalla via da percorrere per giungere alla vita senza fine, che Egli promette a tutti quelli che credono in Lui.

Ma alcuni credono in Gesù, considerando il segno che aveva appena compiuto: la guarigione di un cieco nato. Essi si domandano infatti se possa mai “un demonio aprire gli occhi ai ciechi”!

Chi ha fede in Gesù viene guarito e chi si rifiuta di credere si indurisce nel proprio peccato (che è ignoranza nei confronti di Dio), impedendosi di conoscere la Verità e di ricevere, credendo in Essa, la vita eterna.

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Ott 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Ricorreva in quel tempo a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: ‘Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente’. Gesù rispose loro: ‘Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola’.”  Gv 10,  22-30

La festa di cui si parla qui, era quella della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, una delle più importanti feste religiose dell’antico Israele.

Gesù ha compiuto molti segni, e si ormai diffusa la voce che Egli dev’essere il Messia, il Cristo promesso da Dio attraverso i Profeti. Coloro che ancora non gli hanno creduto lo interrogano, perché Egli dichiari apertamente di essere il Cristo. La risposta di Gesù è disarmante per coloro che lo interrogano, i quali stanno probabilmente cercando un pretesto per poterLo condannare a morte. Le opere che Gesù compie, le guarigioni miracolose di cui tutti ormai parlavano, sono quelle a testimoniare che Egli è il Cristo, ma quelli non credono in Lui, né per le Sue parole né per le sue opere! Essi non credono, dice Gesù, perché non fanno “parte” delle Sue pecore, cioè non sono tra coloro che cercano Dio con cuore sincero, i quali, invece, credono in Gesù.  E qui è bene meditare direttamente su quanto dice Gesù a proposito del Suo rapporto con quelli (le Sue pecore) che hanno fede in Lui: “ Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.”

  Qualcuno penserà che il Vangelo di Giovanni è un po’ ripetitivo, per questa insistenza sul tema della vita eterna, ma è Gesù stesso che continua a ricordarci che Egli è venuto proprio per aprirci gli occhi su questa verità: Dio ha creato l’uomo  per farlo vivere in eterno! E Gesù insiste su questa verità proprio perché, pur rispondendo essa al desiderio più profondo del cuore dell’uomo, sembra che sia la cosa in cui gli uomini faticano a credere più di ogni altra! Gesù lo sa bene, in questa incredulità consiste, tra l’altro, il nostro peccato, e quindi ripete con sorprendente semplicità che Egli dà la vita eterna a coloro che credono in Lui.

Chi crede in Gesù ha la salvezza promessa, perché nessuno può strappare chi ha fede in Lui (le Sue pecore) dalla Sua “mano”, poiché Egli ha ricevuto coloro che Gli credono dal Padre, il quale “è più grande di tutti”; per questo nessuno potrà mai strapparli dalla mano del Padre, che è una cosa sola con Gesù!

Chi, credendo in Gesù, affida a Lui la propria vita, nella speranza di ricevere da Lui la vita eterna, in realtà affida la propria vita al Padre, che è la Vita e dà la vita al mondo.  E se uno trova protezione e accoglienza presso Colui che è il datore e il creatore della vita, chi mai potrà separarlo da Lui!?

Fidiamoci della promessa di Gesù, ed entrando in comunione con Lui entreremo in comunione col Padre, che ha promesso di farci vivere in eterno attraverso il Suo Figlio, Gesù, il Cristo, il Salvatore del mondo!

 

 

 

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Ott 18 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Di nuovo i Giudei raccolsero pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: ‘Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?’. Gli risposero i Giudei: ‘Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio’. Disse loro Gesù: ‘Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto voi siete dèi?  Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: ‘Tu bestemmi’, perché ho detto: ‘Sono il Figlio di Dio’? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre’. Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli fuggì dalle loro mani.”  Gv 10, 31-39

Fa sempre impressione rileggere il versetto in cui si dice che “raccolsero delle pietre” per lapidare Gesù, il Figlio di Dio, la Parola vivente del Padre, con la quale Egli ha creato l’universo! E ancora più impressiona la calma con la quale Gesù affronta una simile rivolta delle Sue creature nei Suoi confronti.

Gesù spinge i Suoi accusatori a dichiarare per quale ragione cercano di lapidarLo. Non è per le opere che Egli ha compiuto (le guarigioni miracolose), dicono loro, ma perché Egli si fa Dio. Essi vedevano un uomo, depositario sì di poteri straordinari, ma un uomo come ogni altro, all’apparenza, e per di più umile e povero, il quale diceva di essere il Figlio di Dio, ed è per questo che vogliono lapidarLo, perché nessun uomo può avere la sfacciataggine di dire di essere Dio!

La situazione era molto complessa, allora, per chi proveniva dal monoteismo stabilito da Mosè. Riconoscere che Gesù era Figlio di Dio per la mentalità dell’epoca sembrava voler dire, in qualche modo, ammettere che Dio non era più Uno… ma appunto per questo Gesù venne nel mondo tra il popolo ebraico, di fede monoteista, compiendo segni miracolosi: per spingere gli uomini alla fede, cioè affinché essi comprendessero, proprio attraverso quei segni, che Egli veniva da Dio, in quanto Lui e il Padre sono una cosa sola (v. 30)! Ma Egli si scontra con l’incredulità dell’uomo che si scandalizza al pensiero che Egli dichiari di essere Dio!

Da parte sua, però, Gesù sa di dire la verità, poiché Egli è la Verità e, citando il Salmo  82, v. 6, ricorda ai suoi accusatori che non avrebbero motivo di scandalizzarsi, in quanto nella Legge ebraica, cioè nelle antiche Scritture del popolo ebraico, si trova proprio quel versetto in cui, rivolgendosi  ai giudici del popolo di Israele, la Parola di Dio recita: “Io ho detto: ‘Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo’.” E anche a questo proposito il ragionamento di Gesù è semplice e lineare. Se la Parola di Dio chiama “dèi” coloro ai quali fu rivolta, perché scandalizzarsi davanti a colui “che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo”? Perché risulta così difficile credere che Dio abbia assunto forma umana per manifestarSi agli uomini e condurli alla salvezza? Lo stesso Gesù sembra non capire come sia possibile tanta durezza di cuore! Ma non si perde d’animo e cerca con un altro ragionamento di spingere i suoi accusatori verso la fede in Lui, dicendo di credere almeno alle opere che egli compie, affinché possano riconoscere che il Padre è veramente in Lui, altrimenti Egli non sarebbe in grado di compiere segni miracolosi, così come  Egli è nel Padre.

Dio è Uno, e, rimanendo Uno, ha inviato nel mondo la Sua Parola che si è incarnata in forma umana, per guidarci tutti alla scoperta della verità, ovvero alla scoperta del fatto che noi uomini siamo tutti Suoi figli, poiché proveniamo da Lui che ci ha creati. Chi accoglie questa rivelazione, rinasce come figlio di Dio in senso spirituale, poiché diventa consapevole della propria natura e della propria essenza spirituale, che ci permetterà di vivere eternamente in comunione con Dio, dopo il passaggio in questa dimensione terrena. Chi ha fede in Gesù arriva a questa verità, e già da ora pregusta la gioia di questa vita perenne, in comunione col Padre. Chi invece non crede, è sempre pronto a raccogliere qualche pietra da scagliare contro Gesù.

Anche questa  volta, infine, Gesù fugge dalle mani dei Suoi detrattori, perché la Sua ora non è ancora arrivata.

Noi non possiamo vedere le opere che Gesù ha compiuto quando camminava sopra la terra, ma abbiamo la testimonianza di coloro che videro le Sue opere e ce le hanno tramandate. Se crediamo alle loro parole, non accogliamo soltanto la loro testimonianza, ma anche la grazia di Dio, che ci fa comprendere che quanto essi ci hanno tramandato è verità. E per mezzo di questa verità siamo salvati, perché credendo alla loro testimonianza, crediamo in Gesù, e chi crede in Gesù ha la vita eterna!

 

 

 

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Ott 16 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: ‘Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero’. E in quel luogo credettero in lui.”  Gv 10, 40-42

Le persone che si convertirono a Gesù, dopo aver visto che le cose dette da Giovanni Battista su di Lui erano vere, hanno avuto bisogno della testimonianza dello stesso Battista, per comprendere chi fosse Gesù. Noi non abbiamo potuto ascoltare tutte le cose che Giovanni il Battista disse a proposito di Gesù, ma l’evangelista Giovanni ci ha tramandato quelle fondamentali, scrivendo che il Battista indicò Gesù come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!’ (Gv 1,29), e affermò che Egli era “il Figlio di Dio” (Gv 1,34)! Ora, molte persone, che stavano presso il Battista, ritennero che tale testimonianza era  veritiera poiché, dopo aver visto le opere di Gesù, o dopo averne sentito parlare, e dopo aver ascoltato i Suoi insegnamenti, “credettero” in Lui.

A questo punto, dopo aver letto tutte le cose che l’evangelista Giovanni ha scritto su Gesù, nel suo Vangelo, anche noi, siamo interpellati dalla persona di Gesù. Siamo disposti anche noi, come quelli che ascoltarono la testimonianza del Battista, a credere in Lui? Ad avere fede nel fatto che Egli è il Figlio di Dio, venuto a togliere il peccato dal mondo, cioè la nostra ignoranza nei confronti di Dio?

Abbiamo già letto nel Vangelo di Giovanni, e io l’ho ripetuto più volte in questo commento, che chi crede in Lui avrà la vita eterna, poiché Egli è la Vita che dà la vita ad ogni essere vivente, e fa vivere eternamente tutti coloro che credono in Lui!

Se crediamo a Gesù, per mezzo del racconto del Vangelo di Giovanni, non accettiamo solo l’apostolo Giovanni, ma anche lo stesso Gesù, che vuole donarci la vita che non ha mai fine, e in questo modo testimoniamo noi stessi  che Gesù è veritiero, così com’è vero tutto quello che sappiamo di Lui, grazie all’Apostolo Giovanni.

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Ott 15 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli: suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: ‘Signore, ecco, colui che tu ami è malato’.  

 All’udire questo, Gesù disse: ‘Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il figlio di Dio venga glorificato’.”  (Gv  11, 1-4)

Lazzaro rappresenta il genere umano. Come egli si ammalò, noi tutti ci siamo ammalati o ci ammaliamo e non solo in senso fisico, ma soprattutto nello spirito! E come Gesù amava Lazzaro, così gli ama ciascuno di noi, perché vuole guarirci dall’unico male che dobbiamo temere davvero, che è il peccato, cioè la nostra lontananza da Dio!

Lazzaro era il fratello di Marta e di Maria, personaggi tra i più noti dei Vangeli, e proprio le sue sorelle, preoccupate per la sua condizione, mandano a chiamare Gesù, sapendo che Egli avrebbe potuto guarirlo. E Gesù, che conosce ogni cosa, ricevuta la notizia dice che la malattia di Lazzaro “non è per la morte, ma è per la gloria di Dio”. Gesù dice queste cose, perché sa già che Lazzaro in realtà morirà a causa di quella malattia, ma sa anche che Egli stesso lo risusciterà dai morti, compiendo un nuovo segno, che ha dell’incredibile, per glorificare Dio, cioè per aiutare le persone ad avere fede in Dio. E attraverso questo miracolo sarà glorificato anche Lui, “il Figlio di Dio”.

Cosa significa essere glorificato, per Dio e per il Suo Figlio? Significa riscuotere la fede da parte degli uomini che ancora non credono e non credono perché ancora non conoscono né il Padre né il Figlio. Risuscitando Lazzaro dalla morte, il Figlio manifesterà al mondo che suo Padre è Dio che dà la vita, e che il Figlio è in grado di rivelare il Padre a chi ancora non Lo conosce. Questa è la gloria di Dio: che gli uomini conoscano chi Egli è, e come Egli è veramente: un Padre amoroso, che si prende cura dei propri figli, ovunque dispersi. E in questa conoscenza anche il Figlio viene glorificato, poiché è Lui che ci rivela il volto amoroso del Padre, obbedendoGli fino alla morte, e alla morte di croce.

Lazzaro è il simbolo dell’umanità intera, poiché tutti noi, in un modo o nell’altro, siamo malati, ma tutti i nostri mali non sono per la morte, né quelli fisici né quelli spirituali, perché se abbiamo fede in Gesù e, per mezzo di Lui, abbiamo fede anche nel Padre, otteniamo la guarigione dal peccato, con la quale glorifichiamo il Padre e il Figlio. Questa guarigione, infatti, ci dà la libertà dei figli di Dio, amati dal Padre e ci rende a nostra volta capaci di amare il Padre, proprio perché sappiamo di essere amati da Lui, nella misura in cui siamo disposti a lasciarci amare da Lui, che ci ha dato la vita e vuole darci la vita eterna, per mezzo del Suo Figlio, Gesù.

Guariti dal peccato, che è la nostra ignoranza nei confronti del Padre e del Figlio e del loro amore per noi, siamo liberi dal male vero, quello che tutti dovremmo temere, poiché è l’unico che può tenerci lontani da Dio! Mentre la malattia fisica, per quanto terribile possa essere, non ha alcun vero potere su di noi, poiché se crediamo in Gesù e nel Padre, che ci amano di un amore eterno, essa può al massimo privarci della vita terrena, la quale ci sarà tolta comunque, perché tutti, prima o poi dobbiamo morire; ma se siamo stati guariti dal peccato, per mezzo della fede in Gesù, niente e nessuno potrà impedirci di vivere in  comunione con Dio per tutta l’eternità, poiché proprio a chi crede è data la vita eterna.

 

 

 

 

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Ott 15 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai suoi discepoli: ‘Andiamo di nuovo in Giudea!”. I discepoli gli dissero: ‘Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. Gesù rispose: ‘Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui’.” Gv 11, 5-10

Potrebbe sembrare strano che Gesù abbia aspettato due giorni, prima di recarsi dall’amico Lazzaro, che egli amava, così come amava le sorelle di Lazzaro, Marta e Maria e così come ama ciascuno di noi, tanto da aver dato la Sua vita per testimoniarci questo Suo amore. Ma se crediamo davvero che Egli sia il Figlio di Dio, allora dobbiamo convincerci che Egli sapeva sempre cosa stava facendo, quindi anche in quell’occasione.

Quando Gesù decide di partire per raggiungere Lazzaro, i Suoi discepoli si meravigliano, perché Lazzaro si trovava in Giudea, proprio là dove avevano da poco cercato di lapidarLo! E ancora una volta la risposta di Gesù richiede molta attenzione da parte nostra, per essere rettamente compresa. Egli dice che, siccome le ore del giorno sono dodici, occorre camminare con la luce, per non inciampare. Gesù cammina con la luce del giorno, poiché segue la volontà del Padre che lo ha inviato nel mondo, per manifestarci la Sua salvezza. Egli dunque agisce secondo verità, poiché conosce pienamente la volontà del Padre, che illumina e guida le Sue azioni, in quanto Egli fa sempre le cose che sono gradite al Padre (cfr Gv 8,29). Se uno invece “cammina di notte, inciampa”, dice Gesù, “perché la luce non è in lui”. Il che vuol dire che chi non segue la verità, la quale coincide con la volontà di Dio, inciampa nell’errore perché in sé non ha la luce che proviene dalla verità, ma l’oscurità che proviene dall’assenza della verità stessa, egli dunque è come uno che cammina di notte, nelle tenebre.

Gesù, decidendo di tornare in Giudea, per andare da Lazzaro, cammina nella verità del Padre, in quanto sta compiendo la Sua volontà, che è quella di manifestare al mondo il volto amoroso del  Padre stesso, che Lo ha inviato nel mondo per farci sapere che in Lui e per mezzo di Lui siamo salvati dall’annientamento della morte, poiché Egli vuole darci la vita eterna.

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