Archive for Settembre, 2010

Set 29 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gli dissero allora: ‘Dov’è tuo padre?’. Rispose Gesù: ‘Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio’. Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.”  Gv 8, 19-20

Continua l’incomprensione nei confronti di Gesù, da parte dei Suoi interlocutori, che Gli chiedeono dove sia Suo padre.

  La risposta di Gesù è consequenziale e disarmante: essi non sanno dove sia Suo Padre, perché non sanno chi sia il Padre di Gesù, e non lo sanno perché non sanno chi sia Gesù. Essi dunque non conoscono né il Figlio né il Padre.

  Chi non ha fede in Gesù, non riesce a comprendere il senso delle Sue parole, solo chi si fida di Lui impara a conoscerLo, e conoscendo Lui impara a conoscere il Padre, perché Gesù è il Figlio del Padre, che Egli ha inviato nel mondo. Chi dunque conosce il Figlio, conoscerà anche Colui che lo ha mandato, poiché il Figlio è stato inviato nel mondo proprio per rivelarci il Padre, che nessuno può conoscere se non per mezzo del Figlio, ovvero credendo al Figlio, alle Sue parole e alle Sue opere.

  Questo discorso Gesù lo fece nella “luogo del tesoro”, e la cosa non sembra casuale. Il tesoro, l’oro, il denaro, sono simboli ed elementi legati al potere terreno, ai quali Gesù è estraneo, poiché il Suo regno non è di questo di mondo ( Cfr Gv 18,36 ), mentre i Suoi interlocutori sono aggrappati alle cose del mondo e al potere del mondo; per questo essi non credono in Gesù e non lo comprendono, e per questo non conoscono nemmeno il Padre. Diversamente riconoscerebbero il Figlio, che invece rifiutano.

  Ma l’ora di Gesù non è ancora venuta, e nessuno lo arresta, nemmeno questa volta.

  Anche noi dobbiamo credere in Gesù, e imparare a conoscerLo, se vogliamo imparare a conoscere il Padre, poiché Gesù è venuto dal Padre per mostrarci il Suo vero volto, che è il volto dell’amore. Accogliamo con fede Gesù, ed Egli ci mostrerà il Padre, il quale desidera che impariamo ad amarLo amando Gesù, che da Lui è venuto e a Lui è ritornato.

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Set 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gli dissero allora i farisei: ‘Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera’. Gesù rispose loro: ‘Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me’.”  Gv 8, 13-18

E’ sorprendente la semplicità e l’umiltà con cui Gesù risponde a chi Gli obietta di non dire la verità. I suoi uditori non credono che Egli sia ciò che dice di essere, il Figlio di Dio, “la luce del mondo”, dicendo che la testimonianza che Egli dà di sé stesso “non è vera”.

  Gesù sa che ciò che dice di Sé stesso è la verità, poiché Egli sa da dove è venuto e dove Egli va: è venuto dal Padre e ritorna al Padre. Mentre chi non crede in Lui non sa da dove Egli venga e dove Egli sia diretto: solo chi ha infatti fede può comprendere e conoscere la verità riguardo a Gesù. Gli increduli si lasciano fuorviare dal fatto che Gesù sia venuto a noi in forma umana e, giudicando le apparenze “secondo la carne”, cioè secondo quello che vedono col senso della vista, un uomo che dice di essere il Figlio di Dio, rifiutano di credere che ciò che Egli dice sia vero.

  Gli increduli giudicano Gesù come uno che non dice la verità, mentre Egli non giudica nessuno, poiché chi rifiuta di credere in Lui si giudica da sé stesso, e il giudizio è che non crede alla verità che gli sta di fronte! Può esistere mai un giudizio più severo di questo?

  Ma, anche se Gesù giudica, il suo giudizio è vero, poiché Egli non è da solo, ma è sempre accompagnato da Padre.

  Per dare maggior valore a quanto Egli dice, Gesù fa riferimento alla Legge dei Giudei (i primi cinque Libri dell’Antico Testamento), che la tradizione attribuisce a Mosè, in base alla quale per condannare a morte chi aveva commesso un grave delitto, occorreva la testimonianza concorde di almeno due persone (cfr. Libro del Deuteronomio 17,6; 19, 15 e Libro dei Numeri 35,30). Se la Legge voluta dagli uomini ritiene valida la testimonianza di due persone, non si dovrebbe, e ancor più, ritenere valida la testimonianza che Gesù dà di Sé stesso, che è congiunta a quella che anche il Padre Gli dà?

  E ora veniamo a noi. Abbiamo noi accolto la testimonianza che Gesù dà di Sé stesso, insegnandoci tutte le cose che il Padre Gli ha comandato di farci conoscere e compiendo le opere che il Padre Gli ha dato da compiere, le quali opere, a loro volta, costituiscono la testimonianza che il Padre stesso dà del Suo Figlio?

  Se accogliamo Gesù, che è la luce del mondo in quanto ci insegna la verità di Dio, non saremo più nelle tenebre, come coloro che si rifiutano di credere in Lui, ma avremo la luce della vita, poiché Egli, che è la Vita, ci dà la vita e ci darà anche la vita eterna.

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Set 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Di nuovo Gesù parlò loro e disse: ‘Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita’.”  Gv 8,12

Questo versetto merita di essere preso in considerazione da solo, per la sua profondità. 

  Gesù dice di essere “la luce del mondo”, il quale mondo, senza di Lui, si trova nelle tenebre. Si tratta delle tenebre della morte e della paura della morte, che condiziona  la vita di coloro che non hanno fede e non credono che esista un’altra vita dopo la morte. Questa paura fa chiudere l’uomo in sé  stesso, rendendolo egoista e incapace di amare, perché  intento a badare a sé stesso e ai suoi interessi, in continua fuga dalla consapevolezza che, alla fine, tutti dobbiamo morire.

  Il timore della morte è peccato, nel senso che proviene dall’ ignoranza nei confronti di Dio e del Suo amore per noi, poiché Egli ci ha dato la vita non per annientarci nel nulla della morte, ma per farci vivere insieme con Lui per l’eternità. E da questo peccato, che è conseguenza del peccato originale col quale l’uomo, all’ inizio, ha disobbedito a Dio (cfr Libro della Genesi, cap. 3), discendono tutti gli altri peccati, che ci allontanano da Dio.

  Gesù ci insegna invece che la nostra vita non è destinata a esaurirsi in questo orizzonte terreno, ma che Dio ci ha creati per farci vivere eternamente con Lui, dopo aver attraversato il tunnel della morte, il cui mistero incute paura. Per questo Egli dice di essere la “luce del mondo”, poiché ci insegna la verità che ci libera dalla paura, e ci mette nella condizione di vivere la vita dei figli di Dio, una vita nuova, vissuta nell’amore per Dio, al quale siamo riconoscenti per il dono della vita, e per il nostro prossimo, ogni prossimo, poiché in Dio noi siamo tutti fratelli.

  Gesù è la luce, non solo perché ci insegna questa verità della vita eterna, ma perché  Egli stesso è Vita, come dice il Prologo del Vangelo di Giovanni: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce splende nelle tenebre” (Gv 1, 4-5).

  Lasciamoci dunque illuminare da questa luce, credendo in Gesù, nella Sua parola e fidandoci del Suo amore per noi, che lo ha portato ad accettare la morte sulla croce, affinché potessimo conoscere la Verità.

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Set 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: ‘Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?’. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: ‘Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei’. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: ‘Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?’. Ed ella rispose: ‘Nessuno , Signore’. E Gesù disse: ‘Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più’ “.  Gv 8, 3-11

Mentre Gesù è seduto nel tempio a insegnare, i suoi persecutori gli portano una donna sorpresa in adulterio, per vedere se Egli avesse osservato la Legge o se invece l’avrebbe trasgredita, per poi poterLo accusare!

  Nel Libro del Levitico (cap. 20, v. 10), Mosè lasciò scritto che gli adulteri dovevano essere messi a morte, e così è detto anche nel Libro del Deuteronomio (cap. 22, v. 22); il metodo della lapidazione venne probabilmente desunto dal versetto 24 del medesimo capitolo del Deuteronomio, che parla però di un peccato diverso dall’adulterio.

  Gli scribi e i farisei, dopo aver esposto la donna, scoprendo in pubblico la sua colpa, chiedono a Gesù quale sia il suo giudizio in proposito. Meditiamo bene sulla risposta che Egli dà a chi Lo interroga, poiché da essa comprendiamo cosa pensa Dio e come agisce Dio nei confronti di commette peccato.

  “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Così risponde Gesù agli scribi e ai farisei. Non s’impegna in discussioni sulla validità della Legge mosaica, ma va diritto al cuore del problema. Chi, mettendosi davanti a Dio, può dire di non aver mai peccato, cioè di non aver mai commesso errori? Dunque, se tutti siamo peccatori, chi si può arrogare il diritto di decidere di mettere a morte una persona per i suoi peccati? La risposta di Gesù scopre  e denuncia l’ipocrisia di chi voleva coglierLo in fallo, per avere un pretesto per condannare a morte anche Lui. E tutti se ne vanno, a cominciare “dai più anziani”, che avendo una vita più lunga avevano peccato di più!

  Nel frattempo, Gesù  è rimasto a testa bassa, scrivendo col dito per terra. La scena mi fa venire in mente le tavole dei Comandamenti sulle quali Dio stesso aveva scritto col proprio dito (cfr Libro dell’Esodo, cap. 31, v 18), e che Dio riscrisse su nuove tavole dopo che Mosè, scendendo dal Monte Sinai, spezzò le prime, quando vide il popolo che adorava il vitello d’oro (cfr. Libro dell’Esodo 32, 15-19). Ebbene su quelle tavole non c’era alcuna condanna di morte, come si ricava dalla lettura del Libro del Deuteronomio (cap. 5, 1-22),  dove Mosè, a proposito delle parole contenute in quel testo, riferendosi a Dio dice: “… non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede” (v. 22). Il testo ripete, con pochissime variazioni, quello del Libro dell’Esodo (cap. 20, 1-17), per cui si può tranquillamente dedurre che la prescrizione della pena di morte, non proviene da Dio, ma dall’uomo!

  Rivolgendosi alla donna, che era rimasta sola con Lui, Gesù ci rivela il volto misericordioso del Padre, dicendole: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

  Dio non condanna, come fanno gli uomini, che si arrogano addirittura il diritto di decidere della vita di altre persone, condannandole a morte, per i loro peccati! Ma ha inviato  il Suo Figlio per chiamare i peccatori alla conversione, affinché possano giungere alla Verità e ricevere la vita eterna, credendo in Gesù!

  Dio non ci condanna per i nostri peccati, ma ci invita a rivolgerci a Lui con cuore sincero e cambiare vita, confidando in Lui, che solo può liberarci da ogni male.

 

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Set 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.”  Gv 8, 1-2

Ormai Gesù non si tiene più lontano da Gerusalemme, anche se sa che stanno cercando il momento propizio per arrestaLo e farLo condannare a morte. E’ segno che la Sua ora si sta avvicinando.

  Gesù sale verso il monte degli Ulivi, dove secondo Lc 21, 37 pernottava all’aperto, mentre al mattino si recava a insegnare nel Tempio. Anche in questo passo del vangelo di  Giovanni si si dice che al mattino Gesù tornò nel Tempio, dove fu raggiunto dal popolo. Là Gesù si “sedette e si mise a insegnare”.

  L’ insegnamento è la preoccupazione costante di Gesù, che è venuto nel mondo non per fare la Sua volontà, ma quella del Padre. E il Padre vuole che noi crediamo nel Figlio, per avere la vita eterna! Quindi Gesù non perde un attimo di tempo, ma, mosso dallo stesso amore con cui Egli ama il Padre ed è amato dal Padre, insegna continuamente, perché anche noi possiamo conoscere la via per arrivare al Padre, che ci vuole con Sé per l’eternità.

  Contempliamo questa scena, in cui il Figlio di Dio siede tra il popolo e insegna la Verità e, ricordando tutte le cose ch’ Egli ha detto e fatto fino a questo punto del Vangelo, immaginiamoci di Stare anche noi alla Sua presenza e di ascoltare la Sua parola, che ci purifica, ci risana e ci fa vivere la vita nuova dei figli di Dio.

 

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Set 23 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: ‘Perché non lo avete condotto qui?’. Risposero le guardie: ‘Mai un uomo ha parlato così!’. Ma i farisei replicarono loro: ‘Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!’. Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: ‘La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?’. Gli risposero: ‘Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!’. E ciascuno tornò a casa sua.” Gv 7, 43-53

Le guardie, che erano state inviate da Gesù per arrestarLo, erano rimaste colpite dal modo di parlare di Gesù ed erano tornate a mani vuote dai loro mandanti. Ci riferiscono gli altri Vangeli che chi ascoltava Gesù spesso rimaneva colpito, perché Egli parlava come uno che ha autorità e non come gli scribi (cfr Mt 7,29; Mc 1,22; Lc 4, 32).

  Gesù parla con autorità, perché sa davvero che cosa dice. Essendo la Verità, Egli dice sempre la verità e parla con l’autorità della verità, che si manifesta nelle Sue parole. Se ne accorsero bene anche le guardie, le quali, ignare del fatto che Egli fosse il Figlio di Dio, esclamarono: “Mai un uomo ha parlato così!”.

  I farisei, invece, non credevano in Lui e rimproverano duramente  le guardie! Essi scambiarono Gesù per un imbroglione, che faceva presa su chi non conosceva la Legge. Quanto si sbagliavano, quanto erano distanti dalla Verità!

  Nicodèmo, un fariseo che era andato a parlare con Gesù nell’oscurità della notte (cfr Gv 3, 1 ss), prende le difese di Gesù e subisce anch’egli un duro rimprovero. Infatti gli dicono di studiare la Legge, sottintendendo che non la conosceva abbastanza bene, per rendersi conto che dalla Galilea, cioè da dove secondo loro proveniva Gesù, non sorgono profeti. Essi, quindi, non solo non credevano che Gesù fosse il Figlio di Dio, ma nemmeno un semplice profeta! E così dimostrarono indirettamente di essere loro i veri ignoranti, in quanto non sapevano che in realtà Gesù era nato a Betlemme di Giudea, non in Galilea! Inoltre, se avessero davvero compreso la Legge, che si vantano di conoscere meglio di Nicodèmo, avrebbero certamente creduto in Gesù, poiché Gesù viene da Dio, dallo stesso Dio che aveva dato la Legge al popolo di Israele, per mezzo di Mosè.

  Se ascoltiamo o leggiamo le parole di Gesù, e crediamo in Lui, non veniamo ingannati, ma conosciamo la Verità nei confronti di Dio. E la Verità ci rende liberi (cfr Gv 8,32  ) e ci fa capaci di amare Dio e i nostri simili, che sono nostri fratelli.

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Set 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: ‘Costui è davvero il profeta!’. Altri dicevano: ‘Costui è il Cristo!’. Altri invece dicevano: ‘Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?’. E tra la gente nacque dissenso riguardo a lui. Alcuni volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.”  Gv 7, 40-43

Continua la discordia all’interno della folla sull’identità di Gesù. Alcuni pensano sia Egli  il profeta di cui ha parlato Mosè (cfr Libro del Deuteronomio, cap. 18, 18-19), per altri Gesù è il Cristo, mentre altri ritengono che non possano essere il Cristo, perché viene dalla Galilea, mentre secondo la Scrittura Egli dovrebbe venire dalla stirpe di Davide e da Betlemme di Giudea (cfr 2 Libro di Samuele, cap. 7, 12 ss e Libro del profeta Michea, cap. 5, 1) . In realtà è proprio così, è da lì che viene Gesù, come testimoniano il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca.  Ma molti non lo sapevano e ignoravano inoltre la vera identità di Gesù, che non è un semplice uomo, quale doveva essere, secondo la tradizione, il Cristo (Messia) atteso da Israele, ma è il Figlio di Dio.

  Di fronte alla Verità, emergono le contraddizioni e le false opinioni degli uomini che non conoscono Dio.

  Lasciamoci allora illuminare e guidare da Gesù, che è venuto a rivelarci il volto amoroso del Padre , seguendo fino alla fine la sua vita terrena, così come ce la racconta il Vangelo, affinché siano dissipate le nostre opinioni errate  nei confronti di Dio, le quali ci impediscono ancora di amarLo in spirito e verità, secondo il Suo volere.

 

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Set 21 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: ‘Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva’. Questo disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.”  Gv 7, 37-39

Con la punteggiatura usata in questa traduzione, non si riesce a comprendere il riferimento che Gesù fa alla Scrittura, poiché non esiste un passo in cui si possa leggere dei “fiumi di acqua viva” di cui parla Gesù. Il testo diventa più comprensibile se si modifica la punteggiatura dei vv. 37-38.

 Come si sa, nei manoscritti più antichi, soprattutto in quelli scritti in lettere maiuscole, la punteggiatura non esisteva. La punteggiatura dell’attuale traduzione segue quindi la tradizione della Chiesa, ma il testo potrebbe essere reso anche nel seguente modo: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me, come dice la Scrittura. Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva.”

Così facendo, le parole di Gesù possono essere riferite chiaramente al Libro di Isaia (cap. 55, v. 1) che dice: “O voi tutti assetati venite all’acqua”.

  Il senso di questo passo evangelico consisterebbe allora nel fatto che Gesù invita coloro che hanno fede in Lui a dissetarsi della Sua parola, come già nel testo citato di Isaia, Dio invita tutti coloro che hanno fede ad accostarsi all’acqua della Sua parola, che viene paragonata anche al vino, al latte e ai cibi succulenti (cfr Isaia 55, 1-2 ),  e che fa vivere chi La ascolta (cfr Isaia 55, 3), invitando i peccatori a ritornare a Dio (cfr Isaia 55, 6-7), fidandosi della Sua Parola che non tornerà a Lui senza aver prodotto l’effetto desiderato e senza aver compiuto le cose per le quali Dio l’ha mandata nel modo (cfr Isaia 55, 10-11).

  Solo chi crede in Gesù, vuole dissetarsi all’acqua delle Sue parole, mentre chi non è disposto credere in Lui, anche se ha l’occasione di ascoltarLo, non si disseta e così rimane lontano dalla Vita!

  Ora, se pensiamo che Gesù è la stessa Parola di Dio, che ha assunto forma umana per comunicarsi a noi, vediamo realizzarsi proprio in Gesù quello che scrisse, molti secoli prima della Sua venuta, il profeta Isaia.

  Gesù è la Parola di Dio di cui parla Isaia, che è venuta sulla terra  per  produrre l’effetto desiderato da Dio e  per compiere ciò per cui Dio l’ha mandata nel mondo: togliere il peccato dal mondo e ricondurre gli uomini a Dio, per ricevere da Lui la vita eterna. Del Suo ritorno a Dio, poi, questa Parola ha appena parlato nel brano precedente del Vangelo di Giovanni!

E ancora, Gesù è la Parola di Dio che, richiamandosi a Isaia, invita chi ha sete a dissetarsi di Essa!

  Chi beve quest’acqua, leggendo, ascoltando, meditando e conservando nel proprio cuore le parole di Gesù, sarà ricolmo della verità di Dio, per questo Gesù aggiunge che “dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. Poiché la verità di Dio, accolta con fede e custodita con cura, genera in noi fiumi di sapienza, che conducono alla Vita e sono vita.

  Chi ha fede, infatti, è pronto a ricevere il dono dello Spirito Santo che illumina e fa vivere, poiché lo Spirito è verità ed è vita , e ci fa comprendere tutte le cose che Gesù ha detto e fatto, quando è vissuto sulla terra. E più si comprendere, più si potrà comprendere, penetrando sempre più a fondo l’infinto mistero di Dio e del Suo amore per noi.

  Chi conserva questa sapienza nel proprio cuore, potrà dispensarla anche agli altri, i quali a loro volta potranno diventare sapienti e trasmettere ad altri la stessa sapienza, che è data non dalla nostra intelligenza, dalle nostre doti di spirito o dalla nostra cultura, ma dall’azione e dalla presenza in noi dello Spirito di Dio, che possono ricevere solo quelli che hanno fede e conoscono Dio, per mezzo di Gesù Cristo.

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Set 20 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: ‘Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire’. Dissero dunque tra loro i Giudei: ‘Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: ‘Voi mi cercherete e non mi troverete’, e: ‘Dove sono io, voi non potete venire’?”.  Gv 7, 32-36

Che discorso ha fatto Gesù? Perché i Suoi uditori non Lo comprendono?

  Alludendo alla Sua morte e risurrezione, Gesù ha preannunciato che sta per tornare da colui che lo ha  mandato. Ma Solo chi crede in Lui può comprendere quello che Egli dice, e soltanto dopo la Sua morte e la Sua risurrezione Le Sue parole diverranno veramente intelligibili, comprensibili da tutti coloro che hanno avuto e hanno fede in Lui. Mentre i farisei  e i capi dei sacerdoti, che non credono in Lui, inviano delle guardie per arrestaLo.

 Ai Suoi uditori Gesù dice che ancora “per poco tempo” Egli sarà con loro, e che essi non potranno andare dove Egli sta per andare, cioè dal Padre che lo ha inviato, nel senso che Egli Lo raggiungerà a breve termine, dopo la Sua morte e risurrezione. Essi invece, che non moriranno con Lui sulla croce, non possono andare dal Padre insieme con Lui, nello stesso momento in cui Egli ritornerà dal Padre. Ma potranno andarci in seguito, se si convertiranno e  Gli crederanno,  poiché solo così Egli potrà resuscitarli nell’ultimo giorno e farli vivere eternamente in Sua compagnia, alla presenza del Padre, che lo ha inviato. E’ questo il senso delle cose che Gesù ha detto finora nei Suoi discorsi, nel Vangelo di Giovanni. Poiché, come si è visto già diverse volte, chi crede in Lui avrà la vita eterna.

  Dopo la Sua morte e risurrezione, invece, chi cercherà di nuovo Gesù in carne e ossa, qui sulla terra, non lo potrà più trovare. Ma Egli sarà  presente nel cuore di chi, leggendo o ascoltando il Vangelo, conserverà e mediterà ogni giorno sulle Sue parole (cfr Gv 14, 23), che “sono spirito e sono vita” (Gv 6,63).

   Nell’imminenza della Sua morte, Gesù dirà la stessa cosa anche ai Suoi discepoli: “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire.” (Gv 13, 33).  I Suoi discepoli hanno creduto in Lui, ma anche essi non moriranno con Lui, insieme a Lui. Che tutti si disperderanno al momento della Sua cattura e della Sua morte!

   Gesù va morire per testimoniare l’amore di Dio verso le Sue creature, e per mostrare al mondo la Vita che non muore mai! Seguiamolo dunque, attraverso la lettura del Vangelo, che ci conduce pian piano alla scoperta della Verità, che si è manifestata in maniera definitiva proprio in Lui, il figlio di Dio, il Cristo. E anche se non possiamo andare immediatamente là dove Egli è, presso il Padre, crediamo che Egli stesso ci condurrà dal Padre, quando anche noi trapasseremo da questa vita, facendoci resuscitare alla vita eterna. Ma fin da ora pregustiamo questo Suo dono e viviamo nell’amore di Dio e dei fratelli che Egli ci ha dato nel mondo.

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Set 19 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: ‘Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?’ “. Gv 7, 30-31

Non essendo ancora giunta l’ora di Gesù, nessuno riesce ad arrestarLo, mentre tra la folla, che continua a mostrare diversità vedute nei Suoi confronti, molti credono in Lui.

  Conoscendo o avendo sentito parlare dei segni che Gesù aveva compiuto, essi si domandano se il Cristo, atteso dal popolo di Israele, potesse mai compiere segni più grandi.

  Ma di fronte ai segni compiuti da Gesù occorre la fede! Essi non hanno una spiegazione scientifica, perché sconvolgono le leggi della scienza e della natura. Fin qui, infatti, Gesù ha compiuto i seguenti segni: ha trasformato l’acqua in vino (Gv 2, 6-10), ha guarito a distanza il figlio di un funzionario reale (Gv 4, 46-51), ha guarito interamente un paralitico (Gv 5,1-9), ha sfamato una folla di cinquemila uomini con cinque pani e due pesci (Gv 6, 5-13). Chi ha assistito a questi segni, al tempo di Gesù, ha avuto le stesse alternative che abbiamo noi, quando ne veniamo a conoscenza attraverso il Vangelo di Giovanni: credere o non credere. La loro verità non poteva essere dimostrata allora, come non lo si può fare oggi, ma nemmeno si può dimostrare che non siano avvenuti!

  Sono segni che interpellano la fede, e rimandano all’identità di Gesù. Egli ha potuto compierli perché è il Figlio di Dio, la Parola di Dio fattasi carne, la Vita che dà la vita alle creature del mondo. Crediamo noi in tutto questo?

  Chi crede in Lui, conosce la Vita e in Lui ha la vita eterna.

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