Archive for Settembre, 2010

Set 29 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?’. Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: ‘Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me’.”  Gv 12, 1-8

Gesù partecipa a una cena a Betània in cui è presente anche Lazzaro, e in questo contesto Maria compie un gesto d’amore nei confronti di Gesù, che suscita l’ indignazione di Giuda iscariota, cosparge di profumo i piedi di Gesù e li asciuga coi suoi capelli. Lavare i piedi a un’altra persona era il gesto del servo nei confronti del proprio padrone. E’ il gesto che lo stesso Gesù compirà nei confronti dei Suoi discepoli, per dire che Egli è venuto per servire gli uomini e non per farsi servire da essi!

Maria è dunque una discepola che precorre addirittura, senza saperlo, il gesto col quale il Signore manifesta la propria dedizione assoluta a coloro che hanno fede in Lui. Maria compie un gesto d’amore, senza curarsi dei presenti e delle loro critiche, un gesto che Gesù apprezza, anzi dice anche di lasciare che Maria conservi quel profumo in vista della Sua sepoltura. Gesù quindi partecipa a questo banchetto, consapevole che tra pochi giorni gli sarà chiesto di consegnare la Sua vita nelle mani degli uomini peccatori e per questo dice di permettere a Maria di conservare il resto di quel profumo, anziché venderlo, per dare ai poveri il suo ricavato.

Ora,  Sapeva Maria che Gesù si sarebbe lasciato condannare e uccidere? Negli altri Vangeli Gesù annuncia la propria morte per ben tre volte, ma i discepoli sembrano non comprendere il senso delle Sue parole. Forse Maria invece le aveva ben comprese… Comunque sia, il gesto che ella compie dimostra tutto l’affetto e l’amore che provava nei confronti di Gesù. Le proteste di Giuda, che disse che si sarebbero potuti devolvere ai poveri i soldi del costo del profumo usato da Maria, per ungere i piedi di Gesù,  hanno poco valore per lo stesso Gesù, che, nell’ imminenza della Sua morte dice: “I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. Com’è vero, i poveri li abbiamo ancora con noi e quanto poco ci ricordiamo di loro! mentre Gesù non è più fisicamente tra noi.

Maria dunque fece una cosa buona, e Gesù esprime la volontà che il profumo prezioso usato da  Maria per ungerGli i pedi venga utilizzato anche per ungere il resto del Suo corpo, una volta deposto dalla croce, rispettando la tradizione del popolo di Israele. Un gesto d’amore dunque, che Gesù accoglie con benevolenza e riconoscenza. Cos’altro ci chiede infatti Gesù se non di amarLo, con lo stesso amore col quale Egli ci ha amato per primo? Maria lo ha capito bene, e ci ha dato un esempio che tutti noi dovremmo seguire, perché in questo amore sta la vera beatitudine. Infatti, non è Gesù ad avere bisogno di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di Lui che è la Vita, da cui abbiamo ricevuto la vita e da cui riceveremo la vita eterna.

 

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Set 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.”  Gv 12, 9-11

Il timore dei capi del popolo di Israele nei confronti dell’operato di Gesù sono talmente grandi, da spingerli a decidere di far morire anche Lazzaro, che Gesù aveva risuscitato dai morti, poiché molti si recarono dove era Gesù anche per vedere Lazzaro, e si convertirono a Gesù. Essi  non capiscono in che cosa consiste il vero potere di Gesù né come Egli intende usarLo nei nostri confronti. Gesù, infatti, vuole farci comprendere che Egli davvero può darci la vita eterna, mentre i capi del popolo pensano che possa mettersi contro l’autorità dell’Imperatore di Roma e attirare la sciagura su Israele. Per questo si allarmano vedendo che “molti giudei se ne andavano a causa di lui (Lazzaro) e credevano in Gesù”.

Il potere mondano toglie sempre lucidità, crea miraggi e timori ingiustificati, perché chi lo detiene non vorrebbe mai perderlo in quanto è dominato da esso. Gesù non ha di questi problemi, poiché pur avendo ogni potere, in cielo e sulla terra, è libero dal potere stesso, in quanto non desidera sottomettere gli altri a Sé, ma sottomette Sé stesso agli altri, e lo fa volontariamente, come atto d’amore, per servirci e darci la vita che non ha mai fine. Chi capisce questo, non può fare a meno di cominciare a seguire Gesù, per mezzo del quale siamo stati creati, e al quale dobbiamo tornare, al termine della nostra esperienza della vita terrena.

 

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Set 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:

 ’Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
   il re d’Israele’.” 
  Gv 12, 12-13

 

In questo giorno di festa, la folla accorre numerosa all’ ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma il fraintendimento è totale. Il popolo lo acclama quale “re d’Israele”, pensando che Gesù debba ristabilire le sorti terrene del regno d’Israele, occupato dai Romani. Forse anche per questo, quando vedranno Gesù in catene, arreso alla Sua condanna a morte, di fronte a Pilato e ai capi dei Giudei che chiederanno di crocifiggerLo, lo abbandoneranno repentinamente, e vorranno la liberazione di Barabba!

Il grido di acclamazione “Osanna”, in ebraico significa “Salva dunque”, ma quale salvezza intende la folla accorsa all’arrivo di Gesù? Viene qui citato anche il Salmo 118, v. 26: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”; ma coloro che proferiscono queste parole hanno capito il loro significato? Essi considerano Gesù “il re d’Israele”, ma il re che loro e tutti noi abbiamo in mente non si lascerebbe mai catturare come farà Gesù né si lascerebbe giudicare, come Lui, senza nemmeno provare a difendersi dalle accuse! Il popolo acclama Gesù quale nuovo re, perché ha sentito dei Suoi poteri miracolosi o ha assistito di persona a qualche segno da Lui compiuto, ma all’improvviso Gesù smetterà di usare questi poteri straordinari, e non li impiegherà neanche per mettersi in salvo!  E come potrebbe, pensiamo noi, uno che non lotta nemmeno per liberare sé stesso, lottare per liberare gli altri? Ecco allora che anche la folla osannante cambierà atteggiamento e griderà: “Crocifiggilo”!

Le cose andranno così, perché la  missione di Gesù non era quella di dominare questo mondo, come hanno fatto i re del passato e come fanno i potenti della terra. Egli, che è Amore, vuole soltanto amarci, com’è nella Sua natura, e lo fa fino a dare la propria vita per noi, aspettandosi che anche noi, in risposta a questo Suo amore, cominciamo ad amarLo, per trovare in Lui la salvezza dalla finitezza della nostra esistenza terrena, che terminerà con la morte, perché Egli ha promesso che chiunque crede in Lui, anche se muore, vivrà e vivrà in eterno, e vivrà perché Lui stesso risusciterà a nuova vita tutti coloro che credono in Lui.

 

 

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Set 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene
seduto sopra un puledro d’asina.

I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte. Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza. Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno. I farisei allora dissero tra loro: ‘Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!’.”  Gv 12, 14-19

In questo passo, Giovanni mostra come in Gesù di compì una profezia  del profeta Zaccaria (cfr Libro di Zaccaria, cap. 9, v. 9), qui citata liberamente.

Gesù incarna il re messianico, predetto dagli antichi profeti di Israele, ma la Sua regalità è completamente difforme da quella che noi ci saremmo attesi. Nemmeno i suoi discepoli compresero subito il gesto compiuto da Gesù, che si sedette sopra un asinello per entrare a Gerusalemme (Sion), ma solo dopo la Sua morte e risurrezione si ricordarono che questo era stato previsto fin dall’antichità.  Gli stessi discepoli, dunque, riscoprono e comprendono la figura di Gesù solo dopo la Sua passione e il Suo ritorno alla vita. Prima sarebbe stato impossibile persino a loro comprendere il senso dell’opera compiuta da Gesù attraverso la Sua predicazione miracolosa, la Sua morte e la Sua ricomparsa nella terra dei vivi.

In quest’occasione, testimoniarono a favore di Gesù molte persone che avevano assistito alla risurrezione di Lazzaro, e proprio sull’onda dell’emozione suscitata da quel miracolo la folla Gli andò incontro.

Ma i capi del popolo fraintendono tutto, e non comprendendo il vero significato della venuta di Gesù tra noi, mossi dalla paura di perdere il controllo della situazione restano scandalizzati e si dicono l’un l’altro: “Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!”. Forse perché non si erano ancora decisi a mandare delle guardie ad arrestare Gesù, mentre stavano ancora aspettando il momento propizio e si resero conto che erano sempre più numerose le folle che Lo seguivano.

Il potere del mondo fa temere che Gesù ne usurpi la potestà: niente di più sbagliato, poiché Gesù vuole regnare solo nei nostri cuori, come re d’amore, di giustizia e di pace. A loro modo, però, anche questi capi hanno fatto una profezia, poiché il messaggio del Vangelo ha continuato e continua ad espandersi nel mondo, e ovunque ormai ci sono dei seguaci di Gesù, che si lasciano guidare e illuminare dalla Sue parole, che sono parole di vita eterna.

 

 

 

 

 

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Set 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: ‘Signore, vogliamo Gesù’. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: ‘E’ giunta l’ ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome’. Venne allora una voce dal cielo: ‘L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!’.”  Gv 12, 20-28

Alcuni Greci, forse sull’onda emotiva dei racconti sui miracoli compiuti da Gesù chiedono di vederLo. Il loro desiderio non è forse anche il nostro? Quante volte anche noi non abbiamo sentito addirittura il bisogno di poter vedere Gesù?! Ma per Gesù non è più tempo di compiere prodigi, poiché egli stesso dice che “è giunta l’ora”, la Sua ora, quella in cui Egli sarà glorificato, morendo sulla croce e risuscitando dai morti, per fare ritorno al Padre. In questo modo il “Figlio dell’uomo” è glorificato, poiché in questo modo Egli mostra la sua intima natura: Egli è il Figlio di Dio, che ci ama con lo stesso amore col quale siamo amati da Dio, e per dimostrarcelo è disposto anche a lasciarci condannare a morte da noi, per poi riprendersi la Sua vita, poiché egli è la Vita.

Segue quindi l metafora del chicco di grano, caduto sulla terra. affinché esso porti frutto, è necessario che muoia, sotto terra, altrimenti la sua energia vitale rimane improduttiva. Morendo, invece, si trasforma prima in uno stelo, dal quale poi prende forma la spiga carica di altri chicchi. Così è anche per Gesù; occorre che egli muoia perché da Lui cominci a diffondersi nel modo il messaggio dell’amore di Dio per noi e la Luce della Vita che non ha mai fine. Chi “ama” la propria vita, nel senso che vuole tenerla e preservarla per sé stesso, in realtà la perde, perché è come il chicco di grano che non germoglia! Chi invece “odia” la propria vita in questo mondo, cioè chi è disposta a donarla agli altri per amore, senza curarsi del proprio benessere o del proprio tornaconto, la “conserva per la vita eterna”, cioè ha capito che la vita terrena ha una durata limitata e che proprio per questo vale la pena di viverla spendendola per amore di Dio e dei nostri fratelli, in quanto noi tutti siamo Suoi figli. Proprio come ha fatto e sta per fare Gesù, avviandosi a compiere il gesto estremo della donazione totale di Sé, senza riserve, per comunicarci il dono di Dio e del Suo amore per noi.

Chi vuole servire Gesù, non ha che da seguire il Suo esempio. Ai Greci che chiedono di vederLo, e a tutti noi che abbiamo lo stesso desiderio, Gesù dice che più che vederLo con gli occhi, vale il seguire il Suo esempio. In questo modo, Egli assicura, non solo potremo vederLo, ma saremo anche là dov’è Lui stesso, saremo cioè nell’amore di Dio, che è vita e genera vita. E chi serve Gesù, amando Dio e il prossimo secondo il Suo esempio, sarà onorato dal Padre.

Servire Gesù, significa proprio seguire l’esempio che Egli stesso ci ha dato, facendosi servo di tutti noi, per amore del Padre e per amore nostro. Per amore! In questo consiste la natura di Dio e in questo consiste la anche la nostra natura. Gesù lo sa bene, per questo ci invita a seguire il Suo esempio, poiché solo così facendo possiamo giungere al pieno compimento della nostra umanità. E solo seguendo Gesù, secondo l’esempio che Egli ci ha dato, potremo raggiungerLo là dove Egli è! Di cos’altro potremmo avere bisogno, se riuscissimo a fare quello che Gesù dice in questo brano evangelico? Saremmo con Lui, dov’è Lui, cioè “nel seno del Padre” (Gv 1,18), che è il luogo dal quale Egli è venuto e nel quale è ritornato. Nel seno del Padre, vuol dire nel centro energetico da cui ha origine la vita che pervade l’ intero Universo, dove la nostra vita sarebbe in salvo per tutta l’eternità   Ecco perché Gesù dice che chi segue il Suo esempio conserverà la sua vita per la vita eterna, poiché facendo ciò che dice Gesù  si vive la vita nell’amore di Dio e dei fratelli e con questo si entra e si vive nella stessa vita di Dio, che è Amore. E pure anche l’anima di Gesù è turbata, al pensiero della propria morte, perché Egli, che è il Figlio di Dio, la Parola vivente di Dio, per mezzo della quale è stato creato tutto ciò che esiste, si sta avviando verso il completo annullamento della propria divinità, morendo sulla croce. Ma proprio sulla croce, dove avviene l’annullamento del Suo essere Dio, in quanto Figlio di Dio, giunge a perfezione la Sua natura divina, che si esplica e si realizza nell’amore, perché  proprio sulla croce l’amore di Dio per noi raggiunge la Sua espressione più intensa: chi mai potrebbe esprimere un amore più grande di quello di Dio, che per stare vicino a noi, uomini peccatori, e per conquistarci al Suo amore per noi, rinuncia alla propria autorità e potestà divina, annullandosi fino al punto da lasciarsi inchiodare al legno della croce? Lui, per mezzo del quale è stata creata ogni cosa!

Gesù è turbato, ma non può chiedere al Padre di salvarLo da “quest’ ora”, poiché la Sua missione è proprio quella di arrivare al compimento di quest’ ora, cioè al momento in cui darà la Sua vita per noi tutti, senza riserve e incondizionatamente. Gesù prega dunque il Padre, affinché il Padre glorifichi il proprio nome di Padre. E una voce dal cielo dice, e lo dice anche per noi, che leggiamo il Vangelo di Giovanni: “L’ ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”.  Dio ha glorificato il proprio nome mandando nel mondo il Suo Figlio, Gesù, a rivelarci il Suo amore per noi, e di nuovo glorificherà il Suo proprio nome sacrificando Gesù, affinché tutti noi crediamo nel Suo amore per noi, e poi lo farà risuscitare dalla morte, perché Dio, anche se muore, non può spegnersi e svanire per sempre nell’oscurità della morte, in quanto Dio è la Vita stessa, che non muore mai, ma in continuazione rigenera nuove forme di vita, senza mai esaurirsi.

 

 

 

 

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Set 23 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: ‘Un angelo gli ha parlato’. Rispose Gesù: ‘Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me’. Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.    Allora la folla gli rispose: ‘Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come puoi tu dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato?’. Chi è questo Figlio dell’uomo?’. Allora Gesù disse loro: ‘Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce,
  Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.”  Gv 12, 29-36

La voce venuta dal cielo di cui si parla qui è quella riportata nel brano precedente, e diceva, in riferimento al nome del Padre: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora”. La folla ha pareri diversi sull’origine di quella voce e Gesù toglie loro ogni dubbio, affermando che essa era rivolta a loro, e noi dobbiamo sentirla rivolta anche a noi stessi, se abbiamo fede.

Gesù dice che è arrivato “il giudizio di questo mondo”, e qual è questo giudizio? Il giudizio è che gli uomini non hanno creduto che Egli fosse il Messia, il Cristo, il Figlio di Dio, Dio stesso. Non è un giudizio di condanna, ma un prendere atto, da parte del Padre, dell’incredulità e della durezza di cuore da parte delle Sue creature, che non hanno saputo riconoscere in Gesù Colui che davvero è stato inviato da Dio nel mondo, per condurre tutti gli uomini alla salvezza.

Gesù dice ancora che “il principe di questo mondo sarà gettato fuori”. Chi è il principe di questo mondo? Satana, che tenta gli uomini contro Dio, la morte, il peccato? Non è semplice dare una risposta, ma possiamo dire che, in ogni caso, la morte e la risurrezione di Gesù hanno sconfitto sia Satana, che tenta da sempre di allontanare gli uomini da Dio, sia la morte, sia il peccato. Satana è stato sconfitto perché, mentre egli tenta di mettere l’uomo contro Dio, Dio ha fatto in modo che anche l’atto di contrarietà più grave nei confronti di, l’uccisione del Suo Figlio da parte degli uomini, servirà ad attirare tutti gli uomini a Lui. La morte è stata sconfitta perché Gesù è risuscitato dai morti, dimostrando che Egli ha il potere di darci la vita eterna, com’Egli stesso dice più volte nel Vangelo di Giovanni, e il peccato è stato sconfitto perché Gesù ha squarciato il velo della nostra ignoranza nei confronti di Dio, manifestandoci apertamente il suo amore gratuito e incondizionato per ciascuno di noi.

Ancora, Gesù dice che “quando sarò innalzato da terrà, attirerò tutti a me”. Giovanni interpreta queste parole nel senso che esse indicano la morte di Gesù sulla croce, che lo vedrà elevato da terra, perché inchiodato alla croce medesima. Ma forse possiamo dare a queste parole di Gesù anche un altro significato. Infatti ”quando sarò elevato da terra” può voler dire quando Gesù sarà ritornato dal Padre, nel Suo Regno, nei Cieli, e invierà lo Spirito Santo nel mondo per guidarci a comprendere la verità delle Sue parole e dei Suoi insegnamenti (cfr Gv 16, 7 e 13).

Le persone della  folla non capiscono bene cosa Gesù abbia detto, poiché hanno imparato dalla loro Legge (gli scritti dell’Antico Testamento) che il Cristo, il Messia promesso, quando verrà resterà per sempre, mentre Gesù ha detto che egli sarà elevato da terra, cioè non rimarrà per sempre su questa terra. Inoltre si domandano chi sia il Figlio dell’uomo.

Questa confusione circa la figura del Messia e l’identità di Gesù, dimostrano ancora una volta il nostro peccato, cioè la nostra ignoranza nei confronti di Dio, che Gesù è venuto a dissipare, a togliere dal mondo, per mezzo del Sacrificio della propria vita sulla croce. Gesto estremo di amore sconfinato, col quale egli dimostra di essere il Figlio di Dio e mostra il vero volto di Dio stesso.

La risposta alla domanda della folla è la persona di Gesù, che è lì presente, come è presente agli occhi della nostra mente, mentre leggiamo questo Vangelo. Alle persone della  folla Gesù dice dunque che ancora per poco tempo la luce è con loro, perché si sta avvicinando l’ora suprema della Sua morte, e le invita a camminare mentre hanno la luce. La luce è Gesù, che ci rivela la verità di Dio, che illumina la nostra vita. Lasciamoci anche noi illuminare da questa luce, per non camminare nelle tenebre dell’ignoranza, della mancanza di senso, della casualità. lasciandoci guidare da Gesù, che è la Luce, diventeremo anche noi figli della luce, cioè figli di Dio, poiché illuminati dal Suo insegnamento e dal Suo esempio, impareremo anche noi a vivere la vita nuova dei figlio di Dio, amando i nostri fratelli come noi stessi, e Dio Padre sopra ogni cosa.

 

 

 

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Set 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola del profeta Isaia:

  Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?

Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:

  Ha reso ciechi i loro occhi
  e duro il loro cuore,
   perché non vedano con gli occhi
  e non comprendano con il loro cuore
  e non si convertano, e io li guarisca!

Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.”  Gv 12, 37-43

In questo brano non sono riportate né parole né gesti di Gesù, ma  è l’autore del Vangelo che fa una riflessione sul fatto che Gesù non sia stato creduto. Giovanni ricorda e cita liberamente, adattandoli al suo racconto, alcuni versetti del Libro di Isaia, che secondo lui si riferiscono a Gesù stesso.

La prima citazione è tratta da Is 53, 1. Chi ha creduto alla parola di Dio, rivelatasi in Gesù? E il braccio potente di Dio, che ha compiuto miracoli e prodigi sempre per mezzo di Gesù, a chi è stato rivelato? A persone che non l’hanno riconosciuto!

La seconda citazione proviene da Is 6, 9-10. Davanti alle parole e ai segni compiuti da Gesù, il cuore degli uomini ai quali egli era stato inviato da Dio si è indurito, e i loro occhi si sono chiusi. Ma intendiamo bene il senso di questi versi. Non è stato Dio, con un atto della Sua volontà, a rendere ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, come sembrerebbe ad una prima lettura superficiale. Ma ciò è accaduto a causa del nostro peccato. Basti ricordare il miracolo del cieco nato, narrato nel cap. 9 di questo Vangelo. Con quel miracolo, Gesù aveva voluto aprire gli occhi della fede a coloro che erano presenti quando Egli lo realizzò, tra di loro, invece, alcuni chiusero gli occhi e indurirono il cuore, perché Gesù aveva compiuto il miracolo in giorno di Sabato!(Gv 9,16) e perché si ritenevano discepoli di Mosè, al quale erano sicuri che avesse parlato Dio stesso,  mentre non sapevano di dove fosse Gesù (Gv 9,28-29). E proprio in questo si rivelò la loro cecità: avevano Dio davanti ai propri occhi, ebbero l’occasione di parlare con Lui, e non lo riconobbero!

Giovanni interpreta bene il profeta Isaia, quando dice che egli ”disse” queste cose, cioè le scrisse, perché vide la “gloria” di Gesù e “parlò di lui”. Queste cose, cioè, non accaddero perché erano state scritte, ma furono scritte perché sarebbero accadute, non in virtù della volontà di Dio, il quale ha voluto aprire i nostri occhi e i nostri cuori alla Verità, inviandoci il Suo Figlio, ma a causa del nostro peccato, cioè a causa della nostra arroganza religiosa e della nostra ignoranza nei Suoi confronti.

Giovanni ci fa sapere poi che anche alcuni dei capi, in verità, credettero in Gesù, quindi non tutti furono accecati dalla Sua luce, ma non osarono dichiaralo in pubblico, per timore di essere “espulsi dalla sinagoga”. Era più forte in loro  il senso di appartenenza alle tradizioni religiose del proprio popolo che non la fede in Gesù, che pure è Dio!

E noi, domandiamoci, crediamo in Gesù? Davanti a Lui, che abbiamo incontrato in questo Vangelo, abbiamo avuto la forza di tenere aperti i nostri occhi e il nostro cuore, per vedere, comprendere e accogliere il Suo messaggio di verità e di amore?

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Set 21 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù allora esclamò: ‘Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiumque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me’.”   Gv 12, 44-50

 

Dopo la riflessione dei Giovanni, esposta nel brano precedente, ecco di nuovo un discorso di Gesù, particolarmente denso e importante.

Gesù dice che chi crede in Lui e Lo vede, crede in Colui e vede Colui che Lo ha mandato nel mondo. Egli stesso, dunque, ci garantisce e rassicura che credendo in Lui e vedendo Lui, crediamo nel Padre e vediamo il Padre. E qui non si tratta tanto di vedere in senso fisico; in questo sarebbero stati avvantaggiati i Suoi contemporanei storici, i quali, invece, ebbero la stessa difficoltà che abbiamo noi: credere che un uomo che dice di essere il Figlio di Dio, lo sia realmente! Il vedere, allora, diventa un atto non dell’occhio fisico, ma dell’occhio dell’anima, ed è preceduto dall’atto di fede. Solo chi crede nelle parole di Gesù può “vedere” che Egli è veramente ciò che dice di essere. E chi crede in Lui crede in Dio che lo ha inviato nel mondo, e così facendo può vedere, cioè comprendere e capire che Egli dice la verità ed è la Verità, cioè Dio, che è proprio così come ce lo ha rivelato Gesù, venendo in questo mondo.

Gesù dice ancora di essere venuto “come luce”, poiché con la Sua morte e con la Sua risurrezione Egli ci svela il mistero della nostra esistenza, che non rimarrà circoscritta all’esperienza terrena, ma proseguirà in una dimensione ultraterrena, poiché Dio vuole che anche noi viviamo in eterno, come Lui. E questa verità rivelata ci illumina, perché dissolve la nostra inveterata paura nei confronti della morte, e conferisce un senso pieno alla nostra attuale esistenza.

Gesù prosegue, dicendo che se uno ascolta le sue parole, ma non le osserva, cioè non crede in esse, Egli non lo condanna, perché è venuto nel mondo non “per condannare”, ma per “salvare il mondo”, cioè per dare al mondo la certezza della vita eterna, in modo che, credendo alle Sue parole, tutti possiamo accedervi, accettando il dono che Dio ci fa di essa, perché ci ama. Chi non crede alle parole di Gesù, come alcuni dei capi del popolo di Israele, che ne decretarono la condanna a morte, sarà giudicato dalle stesse parole pronunciate da Gesù. Esse erano e sono verità, la Verità, e il giudizio, su coloro che non hanno creduto, non credono e non crederanno in esse, sarà appunto che essi non hanno creduto, rimanendo nello stato di peccato, che è ignoranza di Dio e lontananza da Lui.

Gesù precisa inoltre che Egli non ha parlato di sua iniziativa, ma che il Padre, che lo ha mandato nel mondo, Gli ha “ordinato” di che cosa parlare e che cosa doveva dire. Quindi ancora una volta ci rassicura e garantisce che le parole che Egli ha pronunciato su questa terra sono le stesse parole del Padre, anzi mette in evidenza come il Padre Gli abbia ordinato di dire proprio quelle parole, e non altre! E quali sono queste parole? In estrema sintesi, direi che l’insegnamento di Gesù è una proclamazione continuata della vita eterna, alla quale possiamo accedere mediante la fede in Lui. Infatti, in riferimento alle cose che il Padre Gli ha ordinato di dire, Egli afferma espressamente: “E io so che il suo comandamento è vita eterna”.

Gesù, dunque, ci ha annunciato la vita eterna, obbedendo all’ordine del Padre che lo ha inviato nel mondo, è questo comando è “vita eterna” in quanto è l’annuncio stesso della vita eterna, ma è anche il dono della vita eterna, che il Padre fa a tutti coloro che credono in ciò che Gesù ci ha detto.

Le ultime parole proferite da Gesù in questo passo evangelico riassumono il senso di tutto il discorso, e ci invitano ad aprire bene gli occhi, le orecchie e il nostro cuore, di fronte ad esse:  “Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me”.  Per questo all’inizio del Suo discorso ha detto che chi crede in Lui, crede in Colui che lo ha mandato, poiché Egli ha detto le cose che il Padre a detto a Lui, prima di inviarLo nel mondo. E ancora per questo chi crede in Lui può anche vedere Colui che lo ha mandato, poiché il Padre si è rivelato attraverso le parole dette da Gesù. In Lui, dunque, contempliamo le parole del Padre e il volto amoroso del Padre, che vuole darci la vita senza fine.

 

 

 

 

 

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Set 20 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.”  Gv 13, 1-5

In questo brano, Giovanni ci ha tramandato il gesto col quale Gesù ha riassunto il signifcato più profondo della Sua venuta tra noi. Cingendosi un asciugamano attorno alla vita, dopo essersi tolto le vesti, Egli si appresta a compiere il gesto del servo: lavare i piedi al proprio signore. Proprio come aveva già fatto la Maddalena nei Suoi confronti. Qui però le cose si invertono, non è il servo che lava i piedi al Signore, ma è il Signore che lava i piedi, non ai Suoi servi, ma ai suoi amici!

Soffermiamoci un attimo, prima di continuare: Gesù è la stessa Parola con cui Dio ha creato tutto ciò che esiste, e senza il quale nulla di tutto ciò che Dio ha creato potrebbe esistere (Gv 1, 1-3). Tutto Gli appartiene, perché ogni cosa è stata creata per Suo mezzo e tutto a Lui dovrà fare ritorno. Vengono i brividi al pensiero che Egli, solo per amore verso di noi, abbia accettato e deciso di prendere forma umana, di apparirci come un uomo qualunque, e abbia compiuto un gesto così umile, come quello di lavare i piedi ai suoi discepoli.

Questo avviene nella stessa sera in cui Giuda, tentato dal diavolo, decide di tradire Gesù, consegnandoLo alle guardie del Tempio, e non è una caso che proprio i questa occasione Gesù abbia voluto esemplificare con un gesto concreto il senso di ciò che sta per accaderGli e di ciò che Egli sta per fare per tutti quanti noi. Il lavare i piedi significa portare a termine il rito della purificazione del corpo, ma Gesù gli dà un senso che va ben oltre il gesto concreto considerato in sé stesso. Egli, infatti, è venuto nel mondo per servire noi, uomini peccatori, purificandoci dal nostro peccato, che è ignoranza nei confronti di Dio. Rivelandoci il vero volto di Dio, Gesù purifica il nostro cuore e la nostra mente da ogni immagine, rappresentazione, idea umana di Dio, per metterci nelle condizioni di tornare a Dio, dal quale tutti noi proveniamo, convertendoci al Suo amore per noi. E il vero volto di Dio, che è amore, si manifesterà concretamente e, insieme, tragicamente, col dono totale che Dio farà di Sé a noi uomini, che lo abbiamo rifiutato, sul legno della croce. Amore totale, senza riserve, a fondo perduto, offerto agli sguardi di tutti, per aprirsi una breccia nei nostri cuori. E di questo amore, che ci purifica da ogni nostro  errore nei confronti di Dio, il gesto di lavare i piedi è solo un’anticipazione, che i discepoli comprenderanno solamente dopo averLo visto morto e poi risorto.

Il tradimento di Giuda viene dunque a coincidere con la piena volontà di Gesù di consegnarSi nelle nostre mani, per rivelarci apertamente il Suo amore infinito per noi, col che la stessa astuzia del diavolo viene messa a servizio della volontà salvifica di Dio nei nostri confronti, così che il potere del diavolo stesso venga del tutto annullato.

Un gesto dunque, quello di lavare i piedi ai Suoi discepoli, che simboleggia il dono totale di Sé al mondo, fino alla morte sulla croce, che sconvolge ancora di più, proprio perché, di fronte a tanto amore, noi non siamo stati capaci di fare altro che metterLo a morte!

Solo chi accetta di essere purificato da questo amore incomprensibile di Dio per noi, può entrare in comunione con Lui, rispondendo al Suo amore per noi col proprio amore per Lui, che ci ha dato questa vita terrena in vista di una nuova vita futura, che vivremo in comunione piena con Lui, per l’eternità.

 

 

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Set 19 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: ‘Signore, tu lavi i piedi a me?’. Rispose Gesù: ‘Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo’. Gli disse Pietro: ‘Tu non mi laverai i piedi in eterno!’. Gli rispose Gesù: ‘Se non ti laverò, no avrai parte con me’. Gli disse Simon Pietro: ‘Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!’. Soggiunge Gesù: ‘Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti’. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: ‘Non tutti siete puri’.”  Gv 13, 5-11

Il gesto istintivo di Pietro di rifiutarsi di farsi lavare i piedi da Gesù, il Signore, è comprensibilissimo, in quanto è molto umano. Nessuno di noi si lascerebbe lavare i piedi da una persona che stimiamo e ammiriamo e della quale vorremmo condividere la fama e gli onori. Ma tale rifiuto deriva dall’incomprensione del significato del gesto stesso che Gesù sta per compiere, e Pietro, come tutti gli altri discepoli, potrà comprendere solo in seguito, infatti Gesù gli dice: “Quello che faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”.

Compiendo il gesto del servo, lavare i piedi, Gesù ci comunica in maniera concreta e sensibile  il senso della Sua venuta tra noi: Egli è venuto per mettersi a nostro servizio, liberandoci dal peccato, in modo che possiamo tornare a Dio, dal quale siamo stati creati per amore e con un atto d’amore. Liberandoci dal peccato, che consiste nel non conoscere Dio, Gesù purifica il nostro cuore e la nostra mente, affinché siamo in grado di conoscere il Padre e di convertirci al Suo amore per noi. E per fare questo, Gesù ha assunto la nostra natura umana e, umilmente, si è messo a servirci, insegnandoci la verità di Dio con le parole e con i gesti che ha compiuto sulla terra, fino a sacrificare la propria vita, sulla croce, per attirarci a Lui, e attraverso la Sua persona, condurci dal Padre. Senza questa purificazione, non è possibile conoscere Dio e convertirsi a Lui secondo la Sua verità, per questo Gesù dice ancora a Pietro: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Perché per avere parte con Gesù, cioè per entrare e rimanere con Lui nel regno dei Cieli è necessario poter essere in piena comunione con Lui e con il Padre. Ma per essere in comunione col Padre, occorre prima conoscerLo, e nessuno può conoscere Dio, se non per mezzo del Suo Figlio Gesù.

Né Pietro né gli altri discepoli potevano comprendere il senso di questo gesto, prima di aver assistito impotenti alla morte di Gesù sulla croce e prima di essere stati testimoni della Sua risurrezione! Proprio con questi due eventi, infatti, avviene la nostra purificazione da parte di Gesù. La Sua morte ci purifica da ogni idea preconcettta che possiamo avere  nei confronti di Dio, poiché ci insegna che Dio è amore, gratuito e incondizionato, che si dà a noi fino a morire d’amore per noi. Dunque ci restituisce la verità di un Dio di cui non dobbiamo avere paura, ma che vuole stabilire con noi una relazione d’amore, attraverso la quale Egli stesso ci salva dal nulla. Mentre la Sua risurrezione ci purifica e ci libera dalla nostra innata paura nei confronti della morte, poiché ci illumina con la buona notizia che in Lui, mediante la nostra fede in Lui, anche noi risorgeremo a nuova vita, dopo la morte.

Ora, i discepoli avevano già una certa fede in Gesù, quindi erano già stati, in parte, purificati, avevano già “fatto il bagno”, come dice Gesù. Mancava loro solo una cosa per essere completamente purificati, la lavanda dei piedi appunto, cioè l’esperienza, traumatica prima ed esaltante dopo, della Sua morte risurrezione, che insegnerà ai Suoi discepoli il vero senso della venuta di Gesù in questo mondo, e renderà loro chiaro anche il senso della Missione che Gesù stesso gli affiderà, prima di tornare dal Padre.  Solo allora essi sapranno quale via dovranno percorrere, ma i loro piedi saranno già pronti al cammino, perché Gesù li ha purificati per tempo.

Non tutti i discepoli, però, avevano già iniziato il cammino della purificazione; uno di essi, Giuda, rimarrà legato alle proprie idee e incapperà nella rete del diavolo, tanto da consegnare Gesù ai suoi accusatori, che chiederanno a Pilato di farlo crocifiggere. Nella Sua infinita bontà, tuttavia, Dio che è molto esperto nel compiere il bene, farà in modo che proprio attraverso l’esecuzione di questa condanna si compia il Suo progetto di salvezza nei nostri confronti, perché proprio dal legno della croce si diffonderanno nel mondo i raggi luminosi dell’amore misericordioso di Dio per tutta l’umanità.

 

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