Archive for Agosto, 2010

Ago 31 2010

Vangelo secondo Giovanni

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‘ “Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete’. Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: ‘Che cos’è questo che dice: ‘Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete’, e: ‘Io me ne vado al Padre’?’. Dicevano perciò: ‘Che cos’è questo ‘un poco’, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire’.”  Gv 16, 16-18

Come in altre occasioni, narrate in questo e negli altri Vangeli, i discepoli di Gesù non capiscono subito il senso delle Sue parole. A noi, dopo duemila anni di cristianesimo, possono sembrare ovvie, perché conosciamo il seguito della vicenda terrena di Gesù, ma i Suoi discepoli non sapevano ancora quel che Gli sarebbe accaduto a poca distanza dal momento in cui Egli parlò loro dicendo che, passato un po’ di tempo, non l’avrebbero più visto e dopo un po’ di tempo ancora l’avrebbero rivisto e che Egli stava per tornare al Padre.

Oggi noi sappiamo che allora Egli alludeva alla Sua morte, alla Sua risurrezione e al Suo ritorno nel regno dei cieli, eppure per molti è ancora difficile credere che Gesù sia il Figlio di Dio, venuto sulla terra per rivelarci il volto del Padre e per indicarci la via per arrivare a Lui, che vuole donarci la vita eterna.

Per i Suoi primi discepoli, spesso fu difficile, come nel caso del brano presente, comprendere il senso pieno delle Parole di Gesù, ma essi credettero in Lui, mentre oggi che tutti conoscono la storia della vita terrena di Gesù, molti faticano ancora a credere in Lui. Come mai?

La notizia di un Dio che si fa uomo, per manifestarsi pienamente agli uomini dei quali desidera la salvezza, suscita ancora scandalo, perché ancora il peccato non è estirpato dal mondo, perché ancora pensiamo che Dio debba essere necessariamente diverso da come si è manifestato a noi in Gesù: è proprio qui sta l’errore, l’ignoranza, il peccato. Per ognuno di noi, allora, il peccato sarà definitivamente tolto solo quando crederemo davvero, col cuore e con la mente, che Gesù è il Figlio di Dio, Dio Egli stesso, che è venuto nel mondo, assumendo la nostra natura umana, perché vuole salvarci dall’annientamento della morte, donandoci la vita eterna, che possiamo ottenere credendo e confidando in Lui e in Lui soltanto.

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Ago 30 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: ‘state indagando tra voi perché detto: ‘Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete’? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
 La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla.’ “  Gv 16, 19-23

Avendo capito che i Suoi discepoli erano a disagio per le cose che ha detto, Gesù cerca di consolarli, utilizzando una similitudine, quella di una donna che sta per partorire.

Ora i discepoli di Gesù sono nella tristezza per le cose che hanno udito da Lui, senza comprenderne a fondo il significato, ed Egli aggiunge esplicitamente che essi non solo saranno tristi, ma piangeranno e gemeranno. Accadrà proprio così nell’ora della cattura, della condanna e della morte di Gesù sulla croce; essi proveranno tristezza, angoscia, amarezza, paura… mentre il mondo, cioè coloro che hanno decretato la morte di Gesù, gioiranno, credendo di esserseLo finalmente tolto di torno! Ma poi, dice ancora Gesù, la loro tristezza “si cambierà in gioia”, perché essi rivedranno Gesù Risorto dai morti e parleranno di nuovo con Lui, che li conforterà e li preparerà a diffondere nel mondo la buona notizia del Signore che, risorgendo, ha sconfitto la morte.

Per questo Gesù usa la similitudine della donna partoriente. Come ella è nel dolore, durante il travaglio del parto, così i Suoi discepoli sono tristi, perché colpiti dalle parole di Gesù. Ma quando viene alla luce il frutto del suo grembo, la donna non si ricorda più della sofferenza subita, perché ha dato alla luce una nuova creatura o, come dice Gesù, perché “è venuto al mondo un uomo”! E così sarà dei Suoi discepoli che, quando vedranno il Signore Risorto, non si ricorderanno più della tristezza provata nell’ora della Sua morte. E vedendo Gesù Risorto diventeranno davvero uomini, cioè realizzeranno la propria natura umana, in quanto avranno finalmente scoperto il mistero della nostra esistenza terrena, la quale non si concluderà con la morte del nostro corpo, ma proseguirà, in un’altra dimensione, perché anche noi risorgeremo dalla morte, come Gesù, se continueremo ad avere fede in Lui e nella Sua parola.

I discepoli comprenderanno queste cose solamente quando faranno esperienza della risurrezione di Gesù, che riempirà di gioia i loro cuori, una gioia che nessuno potrà più toglierli; allora non avranno più nulla da chiedere a Gesù, perché comprenderanno ogni cosa.

A noi non è dato, in questa vita, vedere Gesù morire e poi risorgere il terzo giorno, ma anche noi spossiamo essere ammessi alla gioia della resurrezione e alla visione di Gesù Risorto, dopo la nostra morte, se abbiamo fede e se crediamo fermamente che ciò che abbiamo letto in questo Vangelo è realmente accaduto, e fin da ora possiamo gustare la gioia che proviene dalla speranza di  essere ammessi alla presenza di Dio, nel regno dei Cieli, perché ce lo ha promesso Gesù! Anche la nostra gioia, dunque, può riempire i nostri cuori, e nessuno potrà più togliercela, fino a quando essa giungerà al culmine,  nel momento in cui, risorti anche noi, vedremo Gesù faccia a faccia.

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Ago 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre’. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre’.”  Gv 16, 23-28

Gesù ripete qui ai Suoi discepoli l’esortazione a rivolgersi al Padre nel Suo nome, affinché il Padre conceda ad essi ciò che Gli chiederanno. Vale lo stesso per noi, a patto che sappiamo che cosa chiedere, e Gesù ce lo suggerisce ancora una volta, proprio qui , al versetto 24, quando dice “perché la vostra gioia sia piena”. E’ questo che dobbiamo chiedere, nel nome di Gesù, cioè che la nostra gioia sia piena, comprendendo il senso profondo delle parole di Gesù, che ci rivelano la verità di Dio e del Suo amore per noi. Nel brano precedente, infatti, Gesù ha parlato della propria morte e della propria resurrezione, in vista del proprio ritorno al Padre: si tratta degli eventi per mezzo dei quali Dio ha manifestato al mondo il Suo amore incondizionato per tutta l’umanità, chiamata a rispondere a questo amore con la fede in Gesù, per poter ricevere il dono della vita eterna. Ma, come Gesù dice nel brano presente, Egli ha parlato di queste cose ai Suoi discepoli “in modo velato”, perché essi, prima di comprendere il senso di queste cose, le dovranno sperimentare. Ma in seguito, una volta che questi eventi si saranno compiuti, Gesù potrà parlare loro apertamente del Padre, perché allora essi saranno in grado di comprendere compiutamente le Sue parole, in quanto illuminati dalla verità di Dio, che è amore, un amore inimmaginabile da parte nostra, capace di darsi tutto, senza riserve, per conquistarci a Sé, liberandoci dalla morsa del peccato e dall’oscurità della morte!

Quando Gesù parlerà loro apertamente del Padre, dopo la Sua Risurrezione, e prima di ritornare definitivamente al Padre, non ci sarà più bisogno che Egli preghi il Padre per loro, poiché il Padre stesso li ama, in conseguenza del fatto che essi hanno amato Lui e hanno creduto che Egli è venuto dal Padre e ha lasciato il Padre per venire nel mondo, mentre adesso sta per tornare al Padre. Chi crede in queste cose può entrare in relazione con Dio, il Padre che ha inviato Gesù nel mondo, perché la fede permette la comunicazione amorosa  tra chi ama e colui che è amato: senza fede non c’è possibilità di comunicazione, perché per poter accogliere il dono di Dio, occorre prima credere in Lui. Chi crede, infatti, sa di essere amato da Dio e per questo può rispondere al Suo amore col proprio amore, e così comincia a vivere in Dio, nel Suo amore per noi, in virtù del quale abbiamo ricevuto  da Lui questa vita terrena, e nel quale, se continueremo ad amarLo, riceveremo anche la vita eterna.

Questo hanno potuto fare i discepoli storici di Gesù, e questo, grazie alla loro testimonianza, possiamo fare anche noi, pregando il Padre, nel nome di Gesù, affinché ci dia questa gioia, che consiste nell’amare Lui, sapendo di essere amati da Lui.

 

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Ago 27 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gli dicono i suoi discepoli: ‘Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno ti interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio’. Rispose loro Gesù: ‘Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta,  in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!’.”  Gv 16, 29-33

Prima di iniziare il commento di questo brano, faccio una breve nota critica alla traduzione, un po’ impropria, del v. 29: “… ora parli apertamente e non più in modo velato”.  Più vicina al testo greco è la traduzione che si trova nella Bibbia di Gerusalemme, in cui leggiamo: “… adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini”. La traduzione letterale sarebbe invece: “… adesso parli con franchezza e non dici nessuna similitudine”.

Ora i discepoli di Gesù comprendono meglio quello che Gesù dice, perché non usa più similitudini, come quella della donna in procinto di partorire, del brano precedente. Essi dicono inoltre di credere che Gesù sia “uscito da Dio” perché vedono che Egli sa tutto e non ha bisogno che alcuno Lo interroghi, Gesù, infatti, sa che cosa abbiamo nella mente e nel cuore, ancor prima che ci rivolgiamo a Lui, per qualsiasi richiesta.

Ma Gesù, conoscendo quello che stava per accadere, li preavvisa un’altra volta. Essi sono convinti di credere in Lui, e questo è anche vero, ma sta per venire il momento in cui abbandoneranno Gesù al Suo destino e si disperderanno, ciascuno per proprio conto, perché non saranno in grado di sopportare le cose alle quali Gesù sta andando incontro. In fondo, non si diventa veri discepoli, senza prima aver fatto la stessa esperienza, quella cioè di crollare, umanamente parlando, di fronte alla grandezza dell’amore che Dio ha per noi, amore che Egli ha manifestato apertamente in Gesù, Suo Figlio, che ha dato per noi la Sua stessa vita, affinché credessimo in Lui e accettassimo il Suo amore che ci salva dal nulla della morte. Tutti, prima o poi, abbiamo lasciato Gesù da solo, spaventati dall’assolutezza del dell’amore che Egli ha manifesto per noi, rinchiudendoci nelle nostre paure! Ma Gesù non è mai solo, perché il Padre è sempre con Lui.

Gesù ha detto queste cose ai Suoi discepoli, affinché essi abbiano pace in Lui, cioè affinché si ricordino, quando esse accadranno, che Egli sapeva che si sarebbero comportati in quel modo, ma li ha amati così com’erano, con le loro debolezze, proprio perché erano essi ad aver bisogno del Suo amore e non Lui del loro. E la stessa cosa vale per ciascuno di noi: se ci è già capitato o ci capiterà, in qualche occasione, di voltare la faccia dall’altra parte, perché non siamo in grado di sostenere la grandezza dell’amore di Gesù, ricordiamoci del fatto che Egli sapeva già che quel momento sarebbe arrivato anche per noi, ma non per questo ha smesso di amarci. Anzi, è proprio per questa nostra debolezza che Egli ci ama e continua ad amarci, poiché sa che abbiamo un tremendo bisogno di Lui e del Suo amore per noi. Siamo dunque in pace con Gesù, che non ci condanna per questo, ma sa che solo dopo questa esperienza saremo davvero in grado di credere in Lui e di amarLo a nostra volta, perché comprendiamo che solamente in Lui abbiamo la salvezza.

Il discorso si chiude con un incoraggiamento: nel mondo avremo tribolazioni (e qui credo che Gesù si riferisca alle persecuzioni provocate dalla fede in Lui), ma Gesù ha vinto il mondo, Egli cioè ha sconfitto il peccato del mondo e la morte, così che non vi sia più nulla che possa tenerci lontani da Lui, dal quale riceveremo il dono della vita senza fine.

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Ago 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Così parlò Gesù. Poi, alzati gli occhi al cielo, disse: ‘Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.’ “ Gv 17, 1-5

Questo breve brano del Vangelo di Giovanni rivela il senso ultimo della missione di Gesù sulla terra. Egli, infatti, rivolgendosi direttamente la Padre, dice di Sé ai vv. 2 e 3: “Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.” Gesù ha ricevuto dal Padre il “potere su ogni essere umano” (su ”ogni carne” dice il testo originale greco, tradotto alla lettera), non il potere di dominare, di asservire, di farsi servire, come fanno i potenti della terra, ma il potere di dare “la vita eterna”  a “tutti” coloro che il Padre gli ha dato, cioè a ogni essere umano, il che significa che Gesù ha il potere di risuscitare i morti a nuova vita! Ma per avere la vita eterna, dice ancora Gesù, occorre che conosciamo Dio e Colui che Dio ha mandato nel mondo, cioè Gesù stesso, il Cristo. In questa conoscenza consiste la vita eterna e Gesù è venuto proprio per metterci in grado di ricevere questa vita, facendoci conoscere il Padre, “l’ unico vero Dio”, affinché possiamo credere in Lui e accogliere il Suo dono.

Gesù dice queste cose quando “è venuta l’ora”, la Sua ora, quella cioè di dare la propria vita, per manifestarci l’amore di Dio per noi, e chiede al Padre di glorificarLo, Lui, il Figlio, affinché Egli possa glorificare il Padre. Essendo il Padre e il Figlio una cosa sola, l’azione che l’Uno compie nei confronti dell’Altro è sempre reciproca. Se il Padre glorifica il Figlio, attestando che Egli dice la verità per mezzo delle opere che Gli ha dato da compiere (i miracoli), e dandogli la forza e il coraggio per portare a compimento il gesto supremo di dare la propria vita per noi, uomini peccatori, il Figlio, a Sua volta, rende gloria al Padre proprio con questo sacrificio, che Gli è stato richiesto dal Padre, perché in questo modo testimonia e certifica che Dio è amore.

Essendo amore, che si dà senza misura oltre ogni nostra capacità di immaginazione e di comprensione, dunque, il Padre non aveva bisogno di una vittima sacrificale, che espiasse il peccato di tutto degli esseri umani, il quale peccato consiste nel non conoscere e, di conseguenza, nel non credere in Dio, il vero Dio, quello che Gesù ci ha rivelato. Il Padre aveva invece bisogno di mostrarci il Suo vero volto, cioè di farci comprendere che Egli è amore, incondizionato e gratutito, perché potessimo imparare a conoscerLo e ad amarLo, così da poter uscire, uno per uno, dallo stato di peccato, cioè dalla nostra ignoranza nei confronti di Dio stesso. E per questo c’era bisogno che Gesù, inviato dal Padre nel mondo, per liberarci dalla nostra ignoranza, fosse disposto anche a dare la propria vita, per farci comprendere la verità di Dio.

Il nostro peccato, cioè la nostra ignoranza, era talmente grande da averci portato a uccidere Gesù, condannandolo alla morte di croce! Ma sulla croce è morto anche il nostro peccato, perché dalle braccia aperte di Gesù, morto per insegnarci che Dio è amore, si diffonde nel mondo la verità che pone fine alla nostra ignoranza nei confronti di Dio. Col Suo sacrificio, dunque, Gesù non espia i nostri peccati, nel senso che il Padre non aveva bisogno del Suo sacrificio, del sacrificio di un Giusto, per placare la Sua ira nei nostri confronti, ma “toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29), e lo toglie proprio nel senso che lo elimina, rivelandoci la verità dell’amore di Dio per noi. Con questo Egli  ci ha liberati dal peccato, che era la nostra ignoranza nei confronti di Dio, e in questo modo ha glorificato il Padre, perché così ci ha rivelato la Sua intima essenza, che è l’amore, ma il Padre ha prima glorificato Lui, il Figlio, dandogli la forza e il coraggio di portare a termine la Sua missione terrena.

Gesù ha compiuto l’opera che il Padre gli aveva dato da compiere sulla terra, e così ha glorificato il Padre, e ora è Lui che chiede al Padre di glorificarLo con quella gloria che Egli aveva presso il Padre, prima che il mondo fosse. Cosa significa questo? Non dimentichiamoci mai del fatto che Dio ha creato tutto ciò che esiste per mezzo della Sua parola vivente, cioè per mezzo di Gesù, che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Prima della creazione del mondo, dunque, Egli stava presso il Padre ed era Dio come Lui. Ora Gesù si appresta a lasciarsi inchiodare a una croce, Lui, per mezzo del quale tutto è stato creato! Ecco perché prega il Padre, affinché Gli restituisca la gloria che Egli aveva presso di Lui, prima che il mondo venisse creato, quella gloria alla quale Egli sta per rinunciare, sopportando di essere trattato come un malfattore qualunque da parte di quegli stessi uomini che Egli è venuto a liberare dal peccato! Gesù sta per spogliarsi della propria divinità, in quanto si avvia verso la morte, come un comune mortale, e chiede al Padre di preservarGli la Sua divinità, mentre sta per compiere la missione che il Padre stesso Gli ha affidato. Così, il Figlio glorifica il Padre e il Padre glorifica il Figlio!

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Ago 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.’ “ Gv 17, 6-8

Continua la preghiera che Gesù rivolge al Padre, prima di entrare con i Suoi discepoli nell’orto in cui verrà catturato dalle guardie mandate dai sacerdoti e dai farisei.

Gesù dice al Padre di aver manifestato il Suo nome agli uomini che il Padre Gli ha dato, i Suoi discepoli, i quali hanno osservato la Parola del Padre, perché hanno creduto in Lui, in Gesù, e alla parola che Egli ha annunciato. Questi uomini erano del Padre, come lo siamo anche noi, poiché ogni vivente appartiene a Dio, in quanto è Dio che ha creato tutto ciò che esiste e tutto ciò che vive nell’Universo; essi erano del Padre e il Padre li ha dati, cioè li ha affidati a Gesù. I discepoli di Gesù sanno che tutte le cose che Gesù ha ricevuto dal Padre tornano al Padre, quindi anche loro, i discepoli, e anche noi che, credendo alla loro testimonianza per mezzo del Vangelo, vogliamo a nostra volta diventare discepoli di Gesù. Essi sanno queste cose perché Gesù ha dato a loro le parole che il Padre ha dato a Lui, Gesù cioè ha fatto loro conoscere la verità di Dio, usando le stesse parole che il Padre ha rivolto a Lui, affinché le comunicasse ai Suoi discepoli e, per mezzo di loro, anche a noi.  I discepoli storici di Gesù hanno accolto queste parole e hanno creduto in esse e perciò sanno che Gesù è uscito da Dio e hanno creduto che il Padre lo ha mandato nel mondo.

Crediamo anche noi a tutte le cose che Gesù ha detto ai Suoi discepoli, e che sono giunte fino a noi attraverso il Vangelo? Se sì, la preghiera che Gesù rivolge al Padre in questo passo evangelico riguarda anche noi, perché al v. 20 Gesù dice: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola”.

  Gesù, dunque, ha pregato per tutti coloro che hanno creduto, che credono e che crederanno in Lui, affinché siano una cosa sola, cioè affinché entrino in comunione con Lui e con il Padre, ottenendo di essere ammessi alla vita eterna. Stiamo sereni allora, perché tutte le cose che Gesù chiede al Padre, il Padre Gliele concede. Stiamo però anche attenti, ciò a cui dobbiamo credere è ciò che è contenuto nel Vangelo, poiché e in esso che possiamo leggere e meditare quanto Gesù ha detto e fatto sulla terra, manifestandoci il volto di Dio. Non qualsiasi insegnamento che provenga dagli  uomini, spesso frutto di tradizioni che  col Vangelo hanno poco o niente a che fare, ma le parole di Gesù, accompagnate dai segni miracolosi da Lui compiuti, che sono le stesse parole che Egli ha ricevuto dal Padre.

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Ago 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e   li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.’ “  Gv 17, 12-14

Nella Sua preghiera al Padre, Gesù chiede che i Suoi discepoli abbiano “la pienezza” della Sua gioia. In che cosa consiste la gioia di Gesù? Nell’essere sempre unito al Padre, in comunione con Lui, poiché sempre, ove c’è unione, concordia, unità di intenti c’è anche la gioia! Dunque Gesù chiede al Padre che anche i Suoi discepoli siano uniti al Padre, per mezzo di Lui, Gesù, che ha insegnato loro tutte le cose che il Padre gli ha comandato di dire. Gesù ha custodito i discepoli che Gli ha dato il Padre, e nessuno di essi si è perduto, tranne Giuda, che non creduto fino in fondo a Gesù. Anche in questo si compie ciò che era stato scritto nei tempi antichi, e ciò accadde non perché era stato scritto, ma fu scritto perché Dio sapeva che sarebbe accaduto.

Sentiamoci anche noi interessati dalla richiesta che Gesù rivolge al Padre per i Suoi discepoli storici, in quanto anche noi, avendo ricevuto da loro la testimonianza della rivelazione di Dio, per mezzo di Gesù, desideriamo fare la stessa esperienza di conoscenza, di amore e di liberazione da ogni male e da ogni paura, per gustare la stessa gioia che Gesù ha chiesto per loro.

Essi non sono più del mondo, dice Gesù, poiché non condividono più la mentalità del mondo. Avendo creduto in Gesù e nella Sua parola, infatti, essi sono diventati figli di Dio (Gv 1, 12) e vivono una vita nuova nell’amore per Dio e per i fratelli. Allo stesso modo, anche noi diventiamo figli di Dio se, credendo in Gesù e nella Sua parola, ci lasciamo liberare dal male che c’è in noi per cominciare a vivere una nuova vita, quella dei figli di Dio, che ha come modello lo stesso Gesù.

Vivendo in questo modo può accadere che il mondo ci odi, come è successo con Gesù, nostro Maestro e Signore: Gesù ce lo ha fatto sapere in anticipo, perché non ci scandalizziamo quando e se questo dovesse accadere. Egli ha pregato il Padre affinché anche noi abbiamo la pienezza della Sua gioia, che nessuno potrà mai più toglierci, nemmeno le persecuzioni più feroci, poiché le cose di questo mondo passano e sono destinate a finire, Dio invece rimane in eterno, e come Lui dura in eterno, così durerà in eterno anche la nostra gioia, perché vivremo sempre in comunione con Lui.

 

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Ago 23 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.’ “  Gv 17, 15-21

La preghiera di Gesù continua, chiedendo al Padre che custodisca i Suoi discepoli dal Maligno, poiché essi non sono più del mondo, come non lo è Lui, in quanto hanno fede in Gesù e cambieranno radicalmente la loro vita, dopo la Sua morte e la Sua risurrezione, quando Egli li invierà in tutto il mondo, ad annunciare la buona novella della vita eterna. Quindi Gesù chiede al Padre di consacrarli nella verità, cioè di confermarli nella verità, in modo che siano puri e non abbiano più alcuna familiarità col male e sappiano resistere alle tentazioni del Maligno, poiché Egli li ha mandati e ancora li manderà nel mondo, a testimoniare la verità.

La verità, dice ancora Gesù, è la parola del Padre, quella che Lui ci ha annunciato assumendo la nostra natura umana, per comunicare con noi. Egli stesso, in definitiva, è la verità, poiché Egli è la Parola del Padre che si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). Per essere testimoni credibili, occorre vivere in prima persona ciò che si annuncia agli altri e i discepoli di Gesù hanno fatto esperienza della verità, perché hanno incontrato Gesù. In più, ora Egli chiede al Padre di consacrali nella verità, perché ad essi Egli affiderà il compito di annunciare la verità che hanno conosciuto e amato nella Sua persona. Gesù stesso Si consacra nella verità, cioè rimane fedele fino alla morte alla verità del Padre che Lo ha inviato nel mondo, affinché anche loro siano consacrati nella verità. La fedeltà di Gesù alla volontà del Padre, infatti,  è l’esempio che anch’essi seguiranno, perché consacrati dal Padre, come ha chiesto Gesù in questa preghiera.

Ma Gesù ha pregato anche per noi, che crediamo in Lui mediante la parola dei Suoi discepoli storici e ha chiesto per noi le stesse cose che ha chiesto per loro, in quanto ha voluto che anche noi, insieme a loro, siamo una cosa sola, e che siamo nel Padre e nel Figlio, proprio come Gesù è nel Padre e il Padre è in Gesù. Egli ha chiesto cioè che partecipiamo alla vita del Padre e del Figlio, che è vita eterna, eternamente vissuta nell’amore che si dona e genera vita senza interruzione. E  Gesù chiede questo affinché il mondo creda che il Padre Lo ha mandato a noi. Ma chi crede che Egli è venuto da Dio è con ciò ammesso alla comunione con Lui e con il Padre, quindi Gesù ha pregato anche per la conversione del mondo, cioè di coloro che non Gli hanno creduto e ancora non credono in Lui, affinché tutti possano giungere alla fede e ricevere da Lui la salvezza.

Strumento di questa conversione, secondo la preghiera di Gesù, dev’essere l’unità di tutti coloro che credono in Lui, l’unità di tutti i cristiani, di tutte le Chiese e di tutte le Confessioni. Preghiamo dunque anche noi, insieme a Gesù, affinché tutti possiamo trovare la via dell’unità, lasciandoci consacrare nella verità da Dio Padre, che vuole condurci tutti alla vita eterna, per mezzo della parola che Gesù ha annunciato ai Suoi discepoli e che loro ci hanno trasmesso.

 

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Ago 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una  sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.’ “  Gv 17, 22-23

Procediamo a piccoli passi nell’affrontare la lettura e la meditazione della preghiera di Gesù al Padre, perché è talmente densa e ricca di significati che non si finirà mai di sviscerarli tutti.

In questi due versetti, Gesù dice di aver dato ai Suoi discepoli la gloria che il Padre ha dato a Lui, perché essi siano “una cosa sola”, come lo sono Lui e il Padre. Gesù ha dato la propria gloria, cioè la propria intima essenza, ai Suoi discepoli, affinché possano raggiungere l’unità che è propria del Figlio e del Padre. Questo significa che Gesù ha rivelato Sé stesso senza nascondere nulla, rivelando nel contempo anche il Padre, che è una sola cosa con Lui, affinché i Suoi discepoli, conoscendoLo, possano entrare in comunione con Lui e con il Padre, nella relazione amorosa che Gesù ha stabilito con loro, donandosi a loro senza misura, fino a dare la propria vita. L’espressione usata da Gesù per esprimere questa unità è disarmante, dice infatti, rivolto al Padre: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità”. Gesù vuole rimanere nei Suoi discepoli, ma siccome il Padre è in Lui, anche il Padre sarà nei Suoi discepoli per mezzo di Lui! Gesù prega dunque affinché il Padre, insieme a Lui, prenda dimora nei Suoi discepoli, come aveva già promesso in questo Vangelo (cap. 14, v. 23),  i quali discepoli in tal modo diventeranno, ciascuno per proprio conto, il tempio di Dio. A pensarci, vengono le vertigini, ma questo accadrà anche a noi se, accogliendo con fede la testimonianza dei primi discepoli di Gesù, permetteremo a Lui di rimanere in noi insieme al Padre che è sempre in Lui. Si tratta di una presenza discreta, ma che trasforma la vita di chi è pronto ad accoglierla, facendo di lui una creatura nuova, in cui dimorano il Figlio e il Padre.

Questa è la volontà di Gesù, affinché il mondo conosca che il Padre Lo ha mandato a noi e  ha amato i Suoi primi discepoli, e noi che crediamo in Lui per mezzo della loro parola (cfr. v. 20), nello stesso modo in cui ha amato Lui. Dunque anche noi siamo amati dal Padre con lo stesso amore col quale Egli ha amato e ama Gesù, e possiamo, per questo, partecipare alla vita di Dio, che è amore tra il Padre e il Figlio, un amore del quale possiamo far parte anche noi, per volontà di Gesù che è venuto nel mondo ad annunciarci la buona notizia di questo amore e della vita eterna che in esso ci è data.

Se il mondo, cioè chi non crede in Gesù, viene a conoscenza di queste cose, sarà anch’esso conquistato dallo stesso amore, come vuole Gesù. Nessuno, quindi, sarà escluso dalla vita che Dio vuole parteciparci per mezzo del Suo Figlio.

Di fronte a tanta grazia e a tanta bontà, non ci resta che ringraziare Gesù e il Padre, col cuore colmo di riconoscenza e d’amore, chiedendo la stessa cosa che ha chiesto Gesù per noi che crediamo in Lui: che siamo perfetti nell’unità affinché il mondo conosca che  il Padre ha inviato nel mondo Gesù e ha amato noi uomini peccatori come ha amato Suo Figlio, così che anche il mondo possa rivolgere il proprio cuore, affamato di vita e d’amore, all’amore col quale siamo amati da Dio, e trovare in Lui la salvezza.

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Ago 21 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.’ “  Gv 17, 24-26

Si conclude con questi versetti la lunga preghiera di Gesù, in cui Egli raccomanda al Padre i Suoi discepoli, ma anche tutti quelli che credono in Lui “mediante la loro parola”  affinché “tutti siano una sola cosa” (v.20). Questo significa che, essendo tutti “una sola cosa”, non solo i discepoli storici di Gesù, ma pure tutti coloro che credono in Lui grazie alla loro testimonianza condivideranno la stessa posizione che Gesù ha chiesto per loro al Padre, nel v. 24, là dove dice: “voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io”. Anche noi, dunque, se crediamo in Gesù, saremo là dov’è Lui, insieme ai Suoi primi discepoli, poiché Gesù chiesto al Padre che tutti quelli che credono in Lui siano “una sola cosa”. Inoltre, mediante la fede in Gesù, anche noi siamo stati dati a Lui dal Padre, poiché ogni cosa appartiene a Dio, che ha creato tutto ciò che esiste e vive nell’intero universo.

Là dov’è Gesù, contempleremo tutti la Sua gloria, cioè la Sua divinità, la Sua intima essenza, che quando era qui, sulla terra, era ricoperta dalla natura umana che Egli aveva assunto per manifestarSi a noi. Sarà una contemplazione attiva, nel senso che “nutrendoci” della Sua gloria vivremo eternamente alla Sua presenza, in un perpetuo scambio amoroso, proprio come avviene tra Lui e il Padre. Là contempleremo il Figlio, com’Egli è, liberato dal peso della natura mortale, nella gloria che Egli ha ricevuto dal Padre, che Lo ha amato, prima della creazione del mondo. Contempleremo cioè il Verbo (la Parola), che all’inizio era presso Dio, che era Dio (Gv 1,1), così com’era prima che per mezzo Suo fosse creato il mondo, e prima che assumesse la natura umana, per rivelarci la verità di Dio, che è amore, il quale, amando, genera vita e dà la vita a tutto ciò che esiste.

Il mondo, cioè chi non ha creduto e chi non crede a Gesù, non ha conosciuto e non conosce il Padre, ma Gesù Lo ha conosciuto, poiché è venuto da Lui. I Suoi discepoli hanno creduto  che Egli era mandato dal Padre, e lo crediamo anche noi, così che, come loro, anche noi possiamo conoscere, per mezzo di Gesù, il nome del Padre, cioè possiamo conoscere il Padre stesso, in quanto il nome rivela la persona che lo porta. Dio, dunque è nostro Padre, un Padre amoroso, che dopo averci  dato questa vita terrena, vuole darci anche la vita eterna, affinché viviamo per sempre in comunione con Lui e con il Figlio, che ci ha rivelato il Suo volto.

Gesù conclude questa preghiera al Padre, dicendo che continuerà a far conoscere il nome del Padre, cioè il Suo amore per tutte le Sue creature “perché”, dice testualmente, “l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”. Gesù, dunque, farà conoscere ancora e sempre il nome del Padre, affinché l’amore col quale il Padre ama Lui, il Figlio, sia in tutti coloro che credono in Lui, cioè affinché essi possano disporsi a ricevere lo stesso amore, per vivere di esso, così che Gesù possa essere  in loro, cioè possa vivere in loro. E questa è la vita eterna: credere in Dio, per mezzo di Gesù, affinché Dio, attraverso Gesù, possa vivere in noi e farci vivere insieme a Lui per tutta l’eternità.

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