Archive for Agosto, 2010

Ago 31 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: ‘Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?’. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: ‘Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo’. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: ‘C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?’. Rispose Gesù. ‘Fateli sedere’. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto’. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.”  Gv 6, 5-13.

Gesù compie un nuovo miracolo, molto noto: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. La folla che lo aveva seguito fin sul monte era affamata e Gesù si preoccupa di sfamarla (una folla di cinquemila persone), per farlo usa “cinque pani d’orzo e due pesci”. Nelle mani Gesù, dopo che Egli ha reso grazie a Dio, questi pani e questi pesci bastano a saziare tutte le persone che si erano sedute attorno a Lui e ai Suoi discepoli, e ne avanzano pure ben “dodici canestri”.

  Con questo nuovo miracolo, Gesù sazia temporaneamente la fame materiale delle persone che lo avevano seguito.  Dal poco che c’era a disposizione, Gesù trae quanto basta per saziare tutti e in modo che avanzino anche dei pezzi di pane e di pesce, i cinque pani e due pesci sovrabbondano e bastano per tutti.

  Ma questo miracolo un ha significato ben più profondo che va compreso in relazione all’insegnamento di Gesù.

     Fin qui, Gesù ha continuato a dire che chi crede in Lui ha la vita eterna, sapendo che la vita eterna è il vero cibo che sazia per sempre la nostra fame di vita, perché essa non muore mai e perché in essa Dio ci sfama con il Suo amore per noi. Un amore infinito, che lo ha spinto a mandare Suo Figlio tra di noi, perché Egli ci portasse il dono della vita senza fine.

  Dio ci crea per amore e per amore vuole che viviamo eternamente con Lui. E questa vita l’abbiamo in Gesù, che ha assunto la nostra fragile natura umana, per farsi comprendere da noi e per suscitare in noi la fede che ci permette di ricevere in dono la vita eterna. Gesù, dunque, sazia la nostra fame vera, la fame di vita, compie il nostro più profondo desiderio, quello di vivere e di non morire in eterno, poiché ci dà la vita che non muore mai, ci dà la vita in abbondanza, come abbondarono i pani e i pesci che egli spezzò per la folla di cinquemila persone che stava al suo seguito. Questo è il significato del miracolo compiuto da Gesù, e che la folla purtroppo non comprese, poiché si fermò al dato materiale dell’abbondanza di pane e di pesce scaturita dalle mani di Gesù. Ma Gesù può sfamare una folla così numerosa con cinque pani e due soli pesci, proprio perché è quello che Egli dice di essere, il Figlio di Dio che dà la vita al mondo e che ci risusciterà dalla morte per darci la vita eterna!

  Gesù, mosso da compassione per la folla, compie un gesto semplice, la condivisione di cinque pani e di due pesci, che miracolosamente si moltiplicano per saziare la fame di tutti. Con questo, Gesù compie un gesto d’amore, dal quale impariamo che  l’amore  ci rende capaci di condividere quello che abbiamo, e in questa condivisione troviamo la sazietà, in quanto  è l’amore che ci sazia, poiché più amiamo, più diventiamo capaci di amare,  dato che la fonte di questo amore è Dio steso che è Amore infinito, capace di darsi a noi senza riserve, fino al punto da farsi mettere a morte sulla croce! Ed questo Amore infinito che ci salva dalla morte, poiché vuole darci la vita eterna.

  Occorre fede, per credere al miracolo dei pani e dei pesci, affidandoci al racconto del Vangelo, e occorre fede per credere che Gesù, in quanto è Figlio di Dio e Dio Egli stesso, è la Vita e  vuole darci la vita senza fine, affinché anche noi viviamo eternamente, in comunione con Lui e con il Padre. 

    

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Ago 30 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.”  Gv 6, 1-4

Dopo il lungo discorso rivolto agli increduli, Gesù lascia Gerusalemme e attraversa il Mare, cioè il Lago di Galilea; il testo dice che “passò all’altra riva”. Gesù continua a spostarsi, di città in città, di villaggio in villaggio, seguito ormai da folle numerose, attratte dai segni miracolosi che Egli compie, ma che alla fine non esiteranno a chiedere che Gesù venga crocifisso!

  La folla è priva di discernimento, vede le opere che Gesù compie, ma non capisce cosa esse significhino, sente i discorsi di Gesù, ma non ne comprende il significato, per cui sarà facile manovrarla, e ottenerne che si rivolti contro di Lui. Gesù sa bene tutte queste cose, ma lascia che la folla lo segua, perché deve compiere la volontà del Padre Suo.

  Gesù sale un monte e là si mette a sedere con i suoi discepoli, e Giovanni ci fa sapere che era vicina la Pasqua, la festa della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, che per noi è diventata la commemorazione della morte e della risurrezione di Gesù.

  Ormai i capi hanno deciso di metterlo a morte e la Sua missione si svolge in vista di questo evento finale, che preluderà non alla sconfitta, ma alla vittoria sulla morte stessa, poiché Gesù ha in Sé la vita ed è la Vita che non muore mai.

  Immaginiamoci la scena: Gesù è seduto con i discepoli lungo le pendici di un monte, circondato da una folla numerosa, c’è confusione di gente che va e viene, i più curiosi sono impazienti di riuscire a vedere Gesù da vicino, magari di riuscire anche a toccarlo, fa caldo e si solleva polvere ovunque…  Stiamo in attesa di ciò che sta per accadere.

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Ago 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?’ “.  Gv 5, 45-47

Si conclude in questo breve brano il discorso rivolto da Gesù a quelli che non credono in Lui. Essi dicono di confidare in Mosè, della cui autorità si fidano, ma Gesù fa loro sapere che in realtà essi non credono nemmeno in Mosè, poiché lo stesso Mosè aveva profetizzato la venuta di Gesù, parlando di un profeta che sarebbe sorto tra il popolo di Israele, del quale Dio disse: “… io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le sue parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (Libro del Deuteronomio, cap. 18, vv. 18-19).

  Nei brani precedenti abbiamo già meditato sul fatto che Gesù, nel Vangelo di Giovanni , ripete in continuazione che le parole che  Egli dice sono quelle che ha udito dal Padre e che il Padre gli ha comandato di dire, quindi pare che Gesù, dicendo che Mosè ha scritto di Lui, si identifichi nella figura del profeta preannunciata da Mosè, anche se  Gesù non è un semplice profeta, ma è ben di più, in quanto è il Figlio di Dio. A quelli che  rifacendosi a Mosè  non vogliono credere in Gesù, Gesù fa sapere che saranno accusati dallo stesso Mosè,  poiché Mosè proprio di Lui ha scritto. Allora Gesù trae le conseguenze logiche di questo ragionamento: chi non crede in Gesù, non crede nemmeno in Mosè. Dunque chi non ha fede negli scritti Mosè non può credere nemmeno alle parole di Gesù.

  Denunciando la loro mancanza di fede, Gesù dà loro la possibilità di ravvedersi e di mettersi sulla strada giusta. Egli sa di essere il Figlio di Dio che il ha potere di darci la vita eterna, per cui ripete con insistenza che chi crede in Lui continuerà a vivere anche dopo la morte. Dunque chi crede in Lui, senza scandalizzarsi delle Sue parole, gusterà questa beatitudine; chi invece manca di fede in Lui rifiuta questo dono offertoci dalla bontà misericordiosa di Dio Padre, che ha inviato il Suo Figlio nel mondo, affinché il mondo si salvi, credendo in Lui.

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Ago 27 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?’ “  Gv 5, 41-44

 

Gesù si fa sempre più esplicito in questo suo discorso rivolto a coloro che non credono in Lui. Egli, che viene da Dio, e come Dio conosce ogni cosa, sa che essi non hanno in loro l’amore di Dio, e per questo non Lo accolgono. Egli è venuto nel nome di Dio, e chi non crede che Egli sia venuto da Dio, proprio per questo non crede nemmeno in Dio, altrimenti accoglierebbe Colui che viene da Dio.

  Questo discorso è sempre attuale, in ogni tempo, poiché in ogni periodo della storia ci sono molte persone che non credono in Gesù, perché non credono in Dio. E Gesù dice a tali persone che essi accoglierebbero chiunque si presentasse “nel proprio nome” e non nel nome di Dio.

  Già, quanti uomini ha conosciuto la storia, che si sono presentati come Leader indiscussi, con relativo seguito di sostenitori, ruffiani, lacché? E che cosa sono stati capaci di fare per il bene dell’umanità? Quasi sempre, anziché portare beneficio agli altri, tali personalità hanno pensato ai propri interessi, privando gli altri della libertà e sottomettendoli al proprio volere! Eppure sono stati creduti da molti! Perché gli uomini, come dichiara Gesù in questo brano evangelico, amano ricevere gloria gli uni dagli altri, anziché cercare “la gloria che viene dall’unico Dio”.

  Dio non vuole essere servito, come fanno di solito i capi delle nazioni, Dio non ci sottomette al proprio volere, non ci priva della nostra libertà, ma si  fa servo di tutti, poiché provvede alle necessità di tutti: è questa la sua gloria. E Gesù ci ha lasciato detto di fare altrettanto con i nostri simili, metterci al loro servizio per amore, perché in questo servizio d’amore l’uomo realizza pienamente sé stesso, glorificando Dio che si mette al servizio di ognuno di noi, dandoci la vita e promettendoci la vita eterna.

  Cerchiamo dunque la gloria che viene da Dio, e non quella che viene dagli uomini. Tutto ciò che viene dagli uomini, infatti, è destinato a passare, a finire, solo Dio rimane in eterno, eternamente fedele a Sé stesso e alle sue promesse.

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Ago 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di e che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre , che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere la vita.’ “  Gv 5, 36-40

 

Continua il discorso che Gesù rivolge a quelli che non credono in Lui, con sorprendente lucidità e chiarezza. Le opere che Gesù compie nel Vangelo testimoniano che Egli è stato mandato da Dio, e questa testimonianza è superiore a quella che di Lui ha dato Giovanni Battista. Dio stesso ha reso testimonianza a Gesù, quando Egli ri recò a farsi battezzare da Giovanni , nel fiume Giordano, mandando il suo Spirito in forma di colomba su di Lui (cfr Gv 1, 32-34). Ma gli increduli rifiutano Gesù, rifiutano di credere nelle sue parole e nelle opere che Egli compie, perché non hanno mai ascoltato la voce di Dio né hanno visto il Suo volto, altrimenti crederebbero in Gesù, che è venuto da Dio! La parola di Dio non rimane in loro, altrimenti riconoscerebbero che Gesù è la Parola di Dio, incarnatasi in un essere umano.

  Le antiche scritture, l’Antico Testamento della Bibbia, in cui confidano coloro che hanno deciso di condannarlo a morte, danno testimonianza di Gesù, ma essi non se ne avvedono, perché non hanno fede in Lui, non credono che Egli si ciò che dice di essere, il Figlio di Dio, e non vogliono andare a Lui, per ricevere la vita eterna.

  Attualizzando questo brano, dobbiamo chiederci: noi che leggiamo oggi il Vangelo di Giovanni crediamo in Gesù, crediamo che Egli sia la Parola vivente del Padre, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, vogliamo accostarci a lui con l’umiltà della fede e ricevere da Lui la vita eterna?

  Chi crede avrà la vita che Gesù promette, e anche se muore vivrà.

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Ago 25 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.’ “   Gv 5, 31-35

Ai molti che non riescono o non vogliono credere in Lui, Gesù dice che Egli riceve testimonianza da “un altro”, cioè il Padre, Dio, che Gli ha mostrato tutto ciò che Egli ha detto a noi e Gli ha dato da compiere delle opere miracolose, per suscitare in noi la fede! E Gesù, che viene dal Padre, sa che la testimonianza che il Padre Gli rende è vera.

 Giovanni Battista era stato inviato davanti a Gesù, per preparare i cuori alla conversione, egli aveva indicato la via da seguire, ma anche Giovanni non è stato creduto, se non per poco, e poi è stato tolto di mezzo. Ma non è Giovanni Battista che dà testimonianza di Gesù, poiché non è il Battista che Lo sostiene durante la Sua missione terrena.

  Gesù riceve testimonianza da Dio, poiché agisce in piena comunione con Lui, e compie sempre la Sua volontà, e Dio fa in modo che tutto ciò che Gesù dice si compia,e che tutto ciò che Gesù fa si conforme alla Sua volontà.

  Gesù ci dice queste cose affinché possiamo essere “salvati”, cioè affinché possiamo ottenere la vita eterna, che Dio stesso vuole darci, credendo che Egli è veramente il Figlio di Dio, che ci farà risorgere dalla morte.

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Ago 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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” ‘In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del figlio di Dio e quelli che l’avranno accolta vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.’ “  Gv 5, 24-30

Continua il discorso di Gesù che annuncia in modo esplicito che chi crede in Lui ha la vita eterna. La fede in Gesù ci dà la vita eterna, in quanto è in Lui e per Lui che noi possiamo vivere eternamente, oltre la morte del nostro corpo. Credere in Gesù, significa dunque conoscere la Vita e sapere che riceviamo da Lui la vita, non solo questa vita terrena, ma anche la vita che non muore mai. Per questo chi crede in Lui è passato dalla morte alla vita, perché chi non crede  è convinto che la morte del corpo sia la fine di tutto e vive questa vita terrena in prospettiva della morte. Per questo, tutti coloro che non credono alla vita oltre la morte è come se fossero già morti, perché non hanno speranza di un futuro in cui avranno una vita senza fine. Gesù è venuto proprio per farci sapere che chi la pensa così è fuori strada: il suo annuncio è per tutti coloro che vivono in prospettiva della morte e perciò sono già morti. Tra questi, coloro che , sentendo parlare di Gesù e accostandosi personalmente al Vangelo, avranno fede in Lui, avranno la vita eterna, poiché Egli ha in sé stesso la vita, come ce l’ha il Padre, e dà la vita eterna a tutti quelli che credono in Lui. E lo fa giudicando, cioè verificando chi, mediante la fede, vuole ricevere la vita eterna e chi, rifiutando di credere, disdegna questo dono supremo che il Padre ci fa, mediante il Figlio.

  Il giudizio del Figlio è giusto, perché Egli è anche Figlio dell’uomo, essendo venuto al mondo da una donna, Maria; dunque è in grado di comprendere anche le difficoltà che il cuore umano incontra nei confronti della fede.

  Ma Gesù dice anche che tutti i morti che sono nei sepolcri, cioè tutti quelli che fisicamente muoiono, “udranno la sua voce”,  e quelli che non avranno avuto fede in Lui riceveranno il giudizio da parte Sua, e il giudizio è quello di non aver creduto in Lui. Che cosa accadrà in seguito a costoro? Solo Dio conosce la risposta!

   Gesù ha fatto tutto ciò che era possibile affinché possiamo credere in Lui e ricevere in questo modo la vita eterna, poiché Egli compie la volontà del Padre, e la volontà del Padre è  che noi crediamo in Gesù, Suo Figlio, e che Egli ci dia la vita senza fine  e ci resusciti nell’ultimo giorno (cfr Gv 6, 39-40).

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Ago 23 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù riprese a parlare e disse loro: ‘In verità, in verità io vi dico: il Figlio da sé stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio  lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.’ “  Gv 5, 19-23

Continua il discorso di Gesù con quelli che avevano in mente di metterlo a morte perché  diceva di essere il Figlio di Dio e perché, secondo loro, non rispettava il sabato. E ribadisce che Egli fa solo ciò che vede fare dal Padre, cioè Egli agisce in piena comunione di intenti col Padre, per cui quello che noi vediamo fare da Gesù è proprio quello che anche il Padre fa. Per questo chi ha conosciuto Gesù, ha conosciuto anche il Padre e per questo Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, ha scritto: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.” (Gv 1,18). Dunque chi crede in Gesù e lo accoglie con fede, crede in Dio Padre e Lo accoglie con fede, e con questo riceve la salvezza, la vita eterna. Infatti, Gesù dice che “il Padre risuscita i morti e dà la vita”, e così fa anche il Figlio! Dunque, chi non crede al Figlio, non crede al Padre, e non riceve la vita eterna.

  Non solo, ma “il Figlio”, dice ancora Gesù, “dà la vita a chi egli vuole”, perché il Padre gli ha dato “ogni giudizio”. Significa che è proprio per la nostra fede in Gesù che riceviamo da Lui la vita eterna, Gesù giudica, in quanto sa chi crede e chi non crede in Lui. Chi non crede non può ricevere la vita, non perché Gesù non voglia dargliela, ma perché egli stesso la rifiuta, mancando di fede in Gesù che è Colui che dà la vita! Ma chi non crede nel Figlio, non crede nemmeno nel Padre, mentre gli accusatori di Gesù sono convinti di onorare Dio!  Se uno onora il Padre, però, deve onorare anche il Figlio, altrimenti significa che non onora nemmeno il Padre, poiché  chi “non onora il Figlio, non onora il Padre”! Gesù dunque è la via per arrivare al Padre, che è fonte inesauribile di vita: chi vuole giungere al Padre per avere la vita eterna deve credere al Figlio, che ci ha rivelato il Padre.

  Ma qui sorge la possibilità dello scandalo, poiché in Gesù Dio ha assunto la natura umana e i suoi detrattori vedevano in Lui soltanto un uomo, rifiutando di credere che Egli potesse essere Dio. La difficoltà di credere in Gesù oggi è la stessa di allora, e oggi come allora Gesù fa la stessa promessa: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà” (Gv 11,25).  E chi crede in Gesù, crede anche nel Padre, il quale appunto “riuscita i morti e dà la vita”!

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Ago 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: ‘E’ sabato e non ti è lecito portare la tua barella’. Ma egli rispose loro: ‘Colui che mi ha guarito mi ha detto : ‘Prendi la tua barella e cammina’ ‘. Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: ‘Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio’. Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù disse: ‘Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco’. Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.”  Gv 5, 9-18

La guarigione del paralitico scandalizza molti presenti, perché era avvenuta di sabato, giorno del riposo, secondo le prescrizioni mosaiche. Continua la cecità dei capi del popolo di Israele, i quali anziché esultare di gioia perché un uomo ha recuperato la salute, s’indignano perché trasporta la sua barella di sabato!

  A volte la religione istituzionalizzata impone dei fardelli ingiustificati, come nel caso del sabato, giorno nel quale i Giudei osservanti dovevano rispettare un rigido protocollo, che indicava cosa era possibile fare e che cosa era proibito. Chi non lo osservava, commetteva peccato e secondo la Legge mosaica doveva essere messo a morte (cfr Libro dell’Esodo,  cap. 35, 2!).  Per questo i Giudei vogliono sapere chi fosse l’uomo che aveva detto al paralitico guarito di prendere la sua barella e di camminare. Ma egli non sapeva che chi l’aveva guarito fosse Gesù, cioè non conosceva ancora il Suo nome. Gesù lo incontra di nuovo nel tempio e gli dice di “non peccare più” , perché non gli accada qualche cosa di peggio dell’infermità che lo aveva tenuto prigioniero del suo corpo per trentotto anni. Non che quell’infermità fosse dovuta ai suoi peccati, ma il peccato stesso  è peggiore dell’infermità del corpo. Infatti, il peccato è l’ignoranza nei confronti di Dio, la lontananza da Lui, la mancanza di fede in Lui, e che cosa c’è di peggio che restare lontani da Dio, mancando di fede in Lui, che è la vita e vuole darci la vita resuscitandoci dalla morte?

  Il paralitico, prima di incontrare e di conoscere Gesù era nel peccato, appunto perché ignorava, come chiunque altro, che Gesù fosse Dio, e quindi che Dio sia come ce lo ha presentato Gesù: un Padre amoroso che si prende cura delle Sue creature, fino al punto da lasciare che gli uomini, accecati dal proprio peccato, mettano a morte, sulla croce, il Suo Figlio, Gesù, il Cristo! Infatti, in questo brano si dice che cercavano di uccidere Gesù anche perché non rispettava il sabato. Egli che è la Parola vivente di Dio, con la quale Dio ha creato ogni cosa (cfr Gv 1, 1-3)!

  Chi accoglie Gesù, e crede che Egli sia ciò che dice di essere, è liberato dal peccato, che è la morte dello spirito, e viene restituito alla vita. Per questo Gesù disse all’uomo che aveva guarito di non peccare più, suggerendogli di avere fede in Lui e di continuare a credere in Lui.  E la stessa cosa dice a ciascuno di noi, che leggendo il Vangelo scopriamo che Gesù è il Figlio di Dio.

  In questo brano, inoltre, Gesù vuole dare il giusto significato al giorno del sabato, dicendo :”Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco”. Dio agisce sempre poiché è Lui che tiene in vita ogni vivente, anche di sabato ovviamente, quindi anche Gesù agisce per dare la vita, in questo caso, per restituire la salute a un uomo che da molti anni ne era privo! Di sabato non è impedito di compiere il bene, come ha fatto Gesù, poiché il Padre elargisce continuamente la sua grazia mantenendo in vita la creazione, anche di sabato. Il giorno del riposo, dunque, non deve diventare una punizione per l’uomo, poiché , come dice ancora Gesù: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Vangelo di  Marco 2,27).

  Contempliamo in questo brano la durezza del cuore umano, irrigidito nell’arida osservanza dei precetti religiosi, stabiliti dagli uomini, senza capacità di discernimento, e la misericordia di Dio che elargisce la Sua grazia per guarire un uomo dalla sua infermità!

  Così Dio vuole guarire ciascuno di noi, dalla nostra mancanza di fede e di fiducia nei Suoi confronti, perché lontano da Lui non abbiamo alcun bene, ma precipitiamo nelle tenebre del peccato e della morte.

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Ago 21 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta della Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici*. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: ‘Vuoi guarire?’. Gli rispose il malato: ‘Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me’. Gesù gli disse: ‘Alzati, prendi la tua barella e cammina’. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.”  Gv 5, 1-9

*In questo punto, alcuni manoscritti del Vangelo di Giovanni presentano il seguente versetto (omesso da diversi codici manoscritti, considerati tra i migliori): “Un angelo infatti in certi momenti entrava nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto”.  Tale versetto è stato omesso anche nell’ultima versione dell Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.), che ho qui adottato, tuttavia esso è coerente col resto del testo e chiarisce a che cosa allude l’infermo guarito da Gesù.

Gesù compie qui un nuovo miracolo, a Gerusalemme, durante una festa religiosa, presso la piscina che si trovava vicino alla porta detta delle Pecore.

  Un uomo giaceva infermo da trentotto anni e non era mai riuscito ad immergersi nell’acqua della piscina che, stando alle parole del paralitico e al versetto omesso dal testo approvato dalla C.E.I., di tanto in tanto, si agitava e sprigionava poteri miracolosi.

  Gesù si avvicina all’uomo malato e gli chiede se vuole guarire. L’uomo non sa chi sia Gesù, e Gli risponde che non c’è nessuno che lo aiuti a immergersi nella piscina, quando le sue acque si agitano! Gesù lo guarisce all’ istante, ed egli è finalmente libero di alzarsi e di camminare, portandosi dietro la sua barella.

  Immedesimiamoci in questo paralitico, che non conosceva ancora Gesù, che è la Vita e vuole darci la vita. Pensiamo a come tutti noi viviamo con la paura della morte, che ci spinge ad attaccarci ai beni materiali, i quali anziché renderci felici, aumentano la nostra infelicità, impedendoci di vivere una vita serena e libera da preoccupazioni. Ma soprattutto pensiamo alla nostra incapacità di amare il prossimo e di amare Dio sopra ogni cosa: anche noi siamo paralizzati nella vita spirituale!

  Gesù chiede anche a ciascuno di noi: “Vuoi guarire?”.

Vogliamo guarire dalla paura della morte, dall’attaccamento insensato alle cose materiali, che non possono renderci felici, vogliamo guarire dalla nostra incapacità di amare ogni essere umano come nostro fratello e dall’incapacità di amare Dio sopra ogni altra cosa? Poiché in questo consiste la vera realizzazione dell’uomo, in queste cose consiste la vera felicità!

  Se vogliamo davvero guarire, Gesù non desidera altro che liberarci da questi mali, anche se la nostra guarigione non sarà istantanea come quella del paralitico del Vangelo, ma sarà un cammino che durerà tutta la vita. Infatti per Gesù è più facile guarire un’infermità del nostro corpo, che riuscire a convincerci ad avere fede in Lui. Prova ne è che lo abbiamo messo in croce!

  Più avremo fede in Gesù, più in fretta guariremo. Gesù vuole liberarci dalla causa e dalla radice di tutti i nostri malesseri, che consiste nel timore della morte, infatti ci promette la vita eterna, la cui speranza e certezza ci rende persone nuove, libere dalla paura e libere dal male! La vita non finirà in questo orizzonte terreno, qui siamo di passaggio, la nostra dimora definitiva è la patria celeste, in comunione con Dio.

  Crediamo noi in questo? Poiché per questo Gesù è venuto nel mondo, affinché crediamo in Lui, che è il Cristo, il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, e credendo in Lui abbiamo la vita eterna.

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