Archive for Luglio, 2010

Lug 29 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: ‘Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?’. Allora essi gridarono di nuovo: ‘Non costui, ma Barabba!’. Barabba era un brigante.”  Gv 18, 38-40

Alla fine, Pilato lascia decidere la sorte di Gesù alla folla di quanti glieLo avevano consegnato. La richiesta è che venga liberato Barabba al posto di Gesù!

In aramaico,  la lingua che probabilmente parlava lo stesso Gesù, il nome Barabba significa “figlio del padre”. Lo scambio che avviene tra il brigante Barabba e Gesù, che è il Figlio del Padre, riassume drammaticamente il senso della venuta di Gesù tra di noi. Egli è venuto a dare la propria vita, affinché noi tutti, aprendo gli occhi sulla verità dell’amore di Dio  per noi, rinascessimo a vita nuova, diventando figli di Dio, ovvero cominciando a vivere la vita dei figli di Dio, nell’amore, seguendo l’esempio di Gesù, il Figlio di Dio, che ha accettato persino di lasciarci mettere in croce, perché comprendessimo che Dio ci ama, e ci ama senza misura.

Lo scambio tra Barabba è Gesù, dunque, ha permesso a tutti noi di diventare figli di Dio, per mezzo della fede in Gesù, che ci ha mostrato che cosa significa essere il Figlio di Dio: amare il prossimo, fino al punto da saper dare la propria vita per lui.

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Lug 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: ‘Salve, re dei Giudei!’. E gli davano schiaffi.”  Gv 19, 1-3

Perché Pilato, dopo aver riconosciuto che in Gesù non c’era nessuna colpa, Lo fa flagellare? Insipienza del potere mondano, che lascia spesso impuniti i veri colpevoli anche di grandi crimini, e si accanisce contro gli innocenti…

Gesù subisce la flagellazione, senza motivo, e non vi si oppone, ma vi si sottomette per amore nostro, obbedendo alla volontà del Padre. Ma come se ciò non bastasse, viene anche abbandonato nelle mani di un manipolo di soldati si avventano su di Lui, facendo scempio della Sua persona…

La scena di Gesù deriso, oltraggiato e percosso dai soldati romani, che si divertono a prenderLo a schiaffi, fa sempre rabbrividire, se pensiamo che Egli è il Figlio di Dio, la Parola vivente di Dio, con la quale Dio ha creato ogni cosa! Ma Egli ha sopportato ogni tutto questo proprio perché è il Figlio di Dio e proprio perché solo così, a causa del peccato in cui si trovava il mondo, quando Egli fu inviato nel mondo dal Padre, poteva liberarci dalla nostra ignoranza (peccato) nei confronti del Padre.

I soldati romani deridono Gesù sulla Sua presunta regalità, ma essi non sanno che si prendono gioco di Uno che è ben più di un re, più dello stesso Imperatore di Roma: Gesù infatti  è Colui al quale appartiene l’intero universo, che è stato creato per mezzo di Lui. Essi agiscono così, solo perché non lo sanno, ed Egli sopporta di essere maltrattato così da loro, perché sa che essi non sanno chi Egli sia veramente. Egli lascia che il male che è in loro si rivolti contro di Lui, che è il Bene, per assorbire e annientare quello stesso male, e fa questo mosso solo dall’amore che prova per noi!

Non possiamo fare altro che contemplare l’immensità di questo Suo amore e rivolgere a Lui il nostro cuore, riconoscenti e pieni di gratitudine, per essersi dato a noi così, senza limiti e senza misure, procurandoci la salvezza. Poiché chiunque crede in Lui, ottiene in dono la vita eterna.

I soldati schiaffeggiano Colui dal quale dipende, in tutto e per tutto, la loro stessa esistenza, perché non sanno né possono minimamente immaginare che Egli, in realtà, e Colui grazie al quale esiste tutto ciò che esiste, non solo in questo mondo, ma nell’intero universo.

Ora, sapendo queste cose, chi può resistere all’amore col quale siamo stati amati dal Figlio, che ha dato la Sua vita, affinché anche noi, liberati dal peccato, fossimo ammessi a partecipare alla Sua stessa vita? Solo un cuore indurito nel peccato potrebbe rinchiudersi in sé stesso davanti all’amore che il Padre ha manifestato verso di noi, attraverso il dono totale di Suo Figlio. Ma non c’è male che tenga nei confronti della forza infinita di un tale amore.

Fa’, o Signore, che il nostro cuore e la nostra mente si lascino conquistare dal Tuo amore, affinché  crediamo sempre in Te, e possiamo, in questo modo, essere uniti a Te, per l’eternità, in comunione col Padre e con lo Spirito Santo. Amen.

 

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Lug 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: ‘Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna’. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: ‘Ecco l’uomo!’.”  Gv 19, 4-5

Per la seconda volta, Pilato afferma che non trova “colpa alcuna” in Gesù, ma lo stesso lo ha fatto flagellare! Perché, se Lo riteneva innocente, Gli ha dato una punizione? Per non scontentare i capi dei Giudei? Perché pensava che, comunque, dal momento che glieLo avevano consegnato doveva aver commesso una qualche infrazione delle Legge giudaica? Chissà!

Intanto Gesù viene condotto di nuovo davanti alla folla, dopo aver subito maltrattamenti di ogni sorta da parte dei soldati romani, con una corona di spine sul capo e un mantello di porpora sulle spalle: una parodia della Sua presunta regalità. Ma Egli è molto più che un re ordinario, poiché a Lui appartiene ogni cosa, ed è l’amore che prova per noi a farGli sopportare tutto, in silenzio, con grandissima dignità. Gesù è l’amore sofferente che si dà per salvare l’umanità intera, poiché a tutti coloro che crederanno in Lui, Egli ha promesso la vita eterna.

“Ecco l’uomo!”, dice Pilato, presentando Gesù alla folla e rivelando, nel contempo,  il proprio peccato e il peccato di tutti coloro che vogliono la morte di Gesù, il peccato che consiste nel non aver saputo riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. E Gesù si sottomette all’ingiusta condanna emessa nei Suoi confronti proprio per togliere questo peccato (ignoranza nei confronti di Dio) dal mondo, affinché il mondo si salvi per mezzo di Lui.

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Lug 20 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: ‘Crocifiggilo! Crocifiggilo!’. Disse Pilato: ‘Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa’. Gli risposero i Giudei: ‘Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio’.” Gv 19, 6-7

Finalmente, i capi dei sacerdoti fanno sapere qual è il loro capo d’accusa contro Gesù. Egli, dicono loro, “si è fatto Figlio di Dio” e questo, secondo loro era in contrasto con la loro Legge, cioè con la Rivelazione di Dio contenuta nei Libri dell’Antico Testamento.

Sappiamo dal Vangelo di Matteo (cfr cap. 26, vv. 63-65), che il sommo sacerdote Caifa, quando Gesù, durante il Suo processo, riconobbe e affermò davanti al Sinedrio di essere il Figlio di Dio, adoperando però il nome di “Figlio dell’uomo”, disse che Egli aveva “bestemmiato”. Caifa, cioè, considerò una bestemmia, nei confronti del Dio Unico di Israele, il fatto che Gesù affermasse di essere il Figlio di Dio. Ora, in base Libro del Levitico (cfr cap.  24, v. 16) chiunque avesse bestemmiato il nome di Dio era meritevole di morte, per estinguere il male dal popolo!  Così anche secondo il Libro del Deuteronomio (cfr cap. 13, vv. 2-8) era meritevole di morte persino un profeta la cui parola si fosse avverata, se egli insegnava a rendere culto a dèi diversi dal Dio d’Israele. Dev’essere sembrato questo il caso di Gesù, che aveva il potere di guarire anche solo con la Sua parola, ma che, dicendo di essere il Figlio di Dio, poteva dare l’impressione di voler convincere i figli d’Israele a seguire un altro dio, poiché Uno solo era il Dio della fede mosaica, Uno e Unico, il quale, se davvero avesse avuto un Figlio, quale Gesù si proclamava, non sarebbe più stato Uno e Unico! Ma questo modo di ragionare era ed è sbagliato, poiché Gesù ha ripetuto spesso, in questo Vangelo di Giovanni, che Lui e il Padre sono una sola cosa, per cui è fatta salva l’unicità di Dio, del quale Gesù è la Parola incarnata in forma umana. Qui però comprendiamo bene la verità delle parole che Gesù disse ad alcuni Giudei, in occasione della guarigione di un paralitico, presso la piscina che si trovava vicino alla Porta delle Pecore, a Gerusalemme, i quali non avevano creduto al Suo miracolo: “… le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita” (Gv 5, 36-40).

Coloro che accusano Gesù, chiedendone la condanna a morte, pensano di aver compreso bene il senso delle Scritture (la Legge), ma invece si sbagliano, e dunque non conoscono veramente Dio, del quale non hanno mai ascoltato la voce e del quale non hanno mai visto il volto, e la cui Parola non rimane in loro, altrimenti avrebbero creduto in Lui, che è stato inviato a noi dal Padre. Dio, che nessuno ha mai visto, ci è stato  rivelato pienamente da Gesù (cfr Gv 1, 18), che Si è fatto simile a uno di noi, proprio per permetterci di avvicinarci a Lui.

La nostra ignoranza nei confronti di Dio è il nostro peccato, lo stesso peccato che ha procurato la morte al Figlio di Dio, cioè alla  Parola di Dio fattasi carne in un corpo umano. Ma proprio con l’esecuzione della condanna a morte di Gesù questo peccato sarà tolto dal mondo, perché Gesù, una volta risuscitato dai morti, darà la prova definitiva del fatto che Egli davvero è il Figlio di Dio, la parola incarnata di Dio, Dio Egli stesso, che ha voluto manifestarSi al mondo in forma umana, affinché credendo in Lui possiamo ricevere il dono della vita eterna. Ma anche questa prova, la Sua risurrezione, è per la fede: chi crede, ottiene la salvezza (vita eterna), chi non crede commette di nuovo l’errore di chi ha condannato a morte Gesù la prima volta.

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Lug 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: ‘Di dove sei?’. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: ‘Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?’. Gli rispose Gesù: ‘Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande’.” Gv 19, 8-11

Il peccato di Pilato consiste nel non sapere che Gesù sia il Figlio di Dio, e nel non conoscere Dio, al quale appartiene ogni potere, in cielo e sulla terra, e che permette che Pilato condanni Gesù alla morte di croce. Chi ha consegnato Gesù a Pilato ha un peccato più grande, perché conosce le Scritture, che parlano della venuta del “Figlio dell’uomo”, ma le ha interpretate in modo errato, e ha saputo o ha visto di persona che l’insegnamento di Gesù era accompagnato da “segni”, miracoli, che nessuno prima di Lui aveva compiuto e, nonostante tutto, non Gli ha creduto.  Ma il miglior commento a questo brano evangelico è senz’altro quello che Gesù stesso ha detto a proposito di chi ha rifiutato la Sua testimoninza: “Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia il Padre mio. Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre” (Gv 15, 22-24). Ma è appunto questo peccato che Gesù è venuto a togliere, con la Sua morte e la sua resurrezione, affinché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna.

Colpisce in questo brano la paura di Pilato, dopo aver udito, dai Suoi accusatori, che Gesù ha detto di essere il Figlio di Dio. Forse Pilato aveva avvertito che davanti a lui non stava una persona qualunque, ma non va tanto più in là, e alla fine cede alle richieste di chi gli ha consegnato Gesù. Colpisce anche lo stupore di Pilato di fronte al silenzio di Gesù, dopo averGli chiesto di dove Egli sia. Gesù forse non gli risponde perché sa che Pilato non sarebbe comunque in grado di crederGli, ma il Suo silenzio fa anche parte della Sua accettazione della volontà del Padre, che Gli ha comandato di dare la Sua vita, per la salvezza del mondo. Gesù però non nega una risposta alla seconda domanda che Gli rivolge Pilato, il quale si sente in potere di darGli la libertà o di metterLo in croce.

Se Gesù volesse, potrebbe in qualsiasi istante sottrarSi a Pilato, ai suoi soldati, alla folla di chi Lo accusa davanti al Procuratore romano, ma se facesse così, non obbedirebbe più al Padre, la cui volontà Egli vuole invece compiere fino in fondo. Ed è proprio il Padre che concede a Pilato il potere di decidere della sorte terrena di Gesù, poiché ogni potere viene da Dio, che ha creato questo mondo e l’intero universo.

Gesù, dunque, rimane sottomesso al potere che Pilato ha ricevuto dal Padre Suo, per compiere la Sua volontà, e non sono gli uomini a toglierGli la vita, ma è Lui stesso che decide di darla, in conformità al comando ricevuto dal Padre: “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”(Gv 10, 17-18). Dando la propria vita, dunque, Gesù non fa altro che obbedire alla volontà del Padre Suo, che è una volontà salvifica, per tutta l’umanità, poiché chiunque crede che Gesù, morto sulla croce e Risuscitato dai morti il terzo giorno, è il Figlio di Dio, ottiene in dono la vita eterna.

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Lug 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: ‘Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare’. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: ‘Ecco il vostro re!’. Ma quelli gridarono: ‘Via! Via! Crocifiggilo!’. Disse loro Pilato: Metterò in croce il vostro re?’. Risposero i capi dei sacerdoti: ‘Non abbiamo altro re che Cesare’. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.” Gv 19, 12-16

Pilato, intimorito dopo il secondo dialogo con Gesù, sembra intenzionato a rimetterLo in libertà, ma poi non ha il coraggio di opporsi alla richiesta dei capi del popolo giudaico, che lo ricattano dicendogli che liberando Gesù, il quale avrebbe detto di essere il re dei Giudei, si metterebbe contro Cesare! Il timore nei confronti dell’Imperatore romano finisce col prevalere, e Gesù viene abbandonato alla volontà dei Suoi accusatori.  Questo avviene durante la “Parasceve della Pasqua”, cioè durante i preparativi per la cena della Pasqua, che si svolgeva al tramonto. Gesù è il nuovo Agnello pasquale, che si prepara ad essere immolato, dando la propria vita al mondo, affinché il mondo si possa salvare per mezzo di Lui!

La folla, guidata dai capi dei sacerdoti, continua a richiedere che Gesù sia crocifisso, dopo aver chiesto la liberazione del brigante Barabba, dicendo di non volere Gesù come re, poiché essi hanno già un re: Cesare!

Strana davvero la volontà della folla e dei capi del popolo, che si sottomettono volentieri al dominatore, allo sfruttatore, a chi mira a trarre il maggior profitto personale possibile dal potere mondano, e manda a morte Colui che invece è venuto a liberarci da ogni schiavitù, insegnandoci la verità su Dio e sul nostro destino finale! Ciò non si spiega che col fatto che la folla e i capi del popolo vivono e si trovano nello stato di peccato (lontananza da Dio e ignoranza nei confronti del Suo amore per noi), del quale siamo tutti partecipi.  A causa di questo peccato, tutta l’umanità sarebbe andata perduta, se Dio non avesse deciso di mandare a noi Suo Figlio per ricondurci da Lui. Così, Dio fa coincidere l’espressione massima del peccato dell’uomo, l’uccisione del Figlio di Dio, con la Sua volontà di Salvezza nei nostri confronti.

Mandando Gesù a morire sulla croce, l’uomo si è allontanato da Dio, quanto ciò era possibile, e, per salvarci tutti, Dio ci è venuto incontro fino al “luogo” desolato in cui il nostro peccato ci ha condotto: la croce sulla quale, condannato dalla nostra empietà, Gesù ha voluto perdere la propria vita, per dare la vita eterna a tutti coloro che credono in Lui.

Oh, insondabile profondità dell’amore di Dio, che rinuncia alla propria onnipotenza sul mondo, fino a lasciarsi uccidere sulla croce, per ridare la vita al mondo!

Fa’, o Signore, che la consapevolezza del Tuo amore per noi ci spinga a non distogliere mai  il nostro sguardo da Te, perché possiamo essere uniti alla risurrezione del Tuo Figlio, e vivere eternamente in comunione con Te, che sei la Vita.

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