Archive for Luglio, 2010

Lug 29 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna: chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.”  Gv 3, 31-36

Gesù viene dall’alto, dal cielo, viene da Dio, poiché è il Figlio di Dio e Dio egli stesso, per questo è al disopra di tutti. E’ lui che dobbiamo ascoltare e seguire, poiché Egli dice le Parole di Dio, dice “ciò che ha visto e udito” presso Dio, e con quelle parole ci trasmette lo Spirito di Dio, cioè la vita di Dio, e lo fa senza misura, cioè senza avarizia, poiché vuole condurci alla Verità.

  Molti, ancora oggi, non accettano la testimonianza di Gesù, come ai tempi di Giovanni il Battista, che in questo paso evangelico ci spinge nuovamente a metterci al seguito del Figlio di Dio, perché chi crede in Lui “ha la vita eterna”! Giovanni non può dare la vita eterna ai suoi discepoli; solo Gesù, al quale Dio “ha dato in mano ogni cosa”, ha il potere di farci vivere in eterno, unendoci a Dio in Lui, che è morto e risuscitato dai morti, per proclamare al mondo che chi ha fede in Lui vivrà eternamente, dopo la morte.

Più di così Dio non poteva fare, per questo la sua “ira” rimane su chi non crede in Gesù, Suo Figlio, che Egli  ha mandato perché ci conducesse a Lui. Ma è un’ira benevola, sempre pronta al perdono, che sembra scaturire dall’incredulità nei confronti della durezza del cuore umano che non ha fede in Gesù e non accetta la Sua testimonianza.

Ascoltiamo con fede ciò che Giovanni Battista dice di Gesù in questo brano e apriamo fiduciosi il nostro cuore al Figlio di Dio, che è venuto non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo, portandoci la luce della vita eterna, che illumina le tenebre della morte e vince la stessa morte.

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Lug 26 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: ‘Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui’. Giovanni rispose: ‘Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: ‘Non sono io il Cristo’, ma: ‘Sono stato mandato davanti a lui’. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire”.  Gv 3, 25-30

  Un Giudeo discute con i discepoli di Giovanni circa la “purificazione rituale”, cioè il battesimo. Visto che non solo Giovanni battezzava, ma anche i discepoli di Gesù, era probabilmente sorto il dubbio su quale dei battesimi fosse quello giusto, più rispondente alle tradizioni del popolo ebraico. I discepoli di Giovanni vanno quindi a riferirgli che anche Gesù, al quale Giovanni aveva reso testimonianza, stava battezzando (in verità non Lui in persona, ma i suoi discepoli, cfr. Gv 4, 1-2), per sapere come dovevano comportarsi a riguardo.

  La risposta di Giovanni non lascia spazio ad equivoci: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo”. Ciò significa che quello che fa Gesù con i suoi discepoli viene da Dio. Il Cristo (Messia) è Gesù, non Giovanni, che è venuto solamente a rendergLi testimonianza ed è stato mandato davanti a Lui per spingere gli uomini a convertirsi a Lui: è Gesù che dobbiamo seguire, non più Giovanni!

  Il Battista ha eseguito il proprio compito ed esulta di gioia, come l’amico dello sposo esulta di gioia per lui, che sta con la sua sposa. Così la gioia di Giovanni è piena, perché è venuto lo Sposo dell’umanità, Gesù, nel quale Dio ha stretto con noi un’Alleanza nuova, e ora “tutti” seguono Lui. Così deve accadere: “lui deve crescere” dice Giovanni, “io, invece, diminuire”. Un  profeta come Giovanni sa quando comincia la sua missione e sa anche quando finisce, ora che arrivato il Messia egli sa che il suo compito è finito ed è contento che tutti vadano da Gesù!

  Dunque, se anche tu che leggi questo commento sei attualmente al seguito di qualche altro maestro e stai cercando la Verità, è da Gesù che devi recarti per trovarla, poiché Egli è “la via,  la verità e la vita” (Gv 14,6).

Il luogo dell’incontro con Gesù è il Vangelo, sempre vivo, sempre attuale, dal quale impariamo a conoscere il nostro Salvatore e Redentore, Gesù, il Cristo, che è venuto per condurci da Padre e donarci la Vita Eterna.

  Accostiamoci quotidianamente alla lettura del Vangelo, con fede e umiltà, chiedendo a Dio di poter comprendere le parole e i gesti di Gesù, per aderire a Lui sempre più profondamente e trovare in questa unione la gioia che non ha mai fine.

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Lug 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni , infatti, non era ancora stato gettato in prigione.” Gv 3, 22-24

Dopo il discorso con Nicodèmo, Giovanni ci presenta una scena importante. Gesù e i suoi discepoli si trattengono nella regione della Giudea, dove essi battezzano (cfr. Gv 4, 7): alcuni di loro erano stati discepoli di Giovanni Battista, prima di passare al seguito di Gesù (cfr Gv 1. 35-39) e ora fanno quel che avevano visto fare al loro primo maestro. Il Luogo ove Giovanni battezzava, per preparare gli animi ad accogliere Gesù, il Messia, si chiamava Ennòn, che significa “fonte” e si trovava vicino a Salìm, che significa “pace”. Gesù è fonte di pace, poiché in lui, che perdona i nostri peccati, avviene la nostra riconciliazione con Dio.

  Quando Avvenivano queste cose, Giovanni era ancora in libertà, poi sappiamo che sarà arrestato e decapitato per il capriccio di Erodìade. Questa è la sorte dei testimoni della verità: essere giustiziati dagli uomini malvagi. E così accadrà allo stesso Gesù, che proprio morendo sulla croce stabilirà una nuova alleanza tra noi e Dio, dandoci pace in abbondanza.

  Vediamo con gli occhi del cuore la scena di Giovanni e dei discepoli di Gesù che battezzano, e lasciamoci convertire anche noi, confessando a Dio i nostri peccati, ricevendo e accogliendo con fede la testimonianza di Gesù, che è venuto a portarci la vita eterna.

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Lug 20 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

  E il giudizio è questo; la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.  Gv 3, 16-21

Gesù continua a ripetere di essere venuto nel mondo, mandato da Dio Padre, per dare la vita eterna a chi crede in Lui, e quindi per salvare il mondo dal nulla della morte. Il mezzo per raggiungere questa salvezza è la fede in Lui, il Figlio unigenito, che ci dà tutto sé stesso, per amore, fino a lasciarsi inchiodare alla croce, per testimoniare l’amore col quale Dio ama ciascuno di noi. Chi non crede verrà “giudicato” (questa infatti è un’altra possibile traduzione del testo originale greco, in luogo di “condannato” [v. 18]), coerentemente con l’inizio del versetto 19: “E il giudizio è questo…”. Dio non ci condanna mai (come vedremo nell’episodio dell’ “adultera” (cap. 8, 1-11), ma se non crediamo nel Suo Figlio unigenito, Egli non può fare altro che giudicarci, cioè dirci la verità, perché non gli abbiamo creduto. E’ quello che Gesù fa spesso anche nel Vangelo di Giovanni, dicendo apertamente a coloro che non credono il Lui che essi non Gli credono, per aiutarli ad aprire gli occhi e indicare loro la via della Salvezza.

  Ma il mondo è cattivo, le sue opere sono malvagie, per cui Gesù non è stato creduto ed è stato condannato a morte! Chi fa il male, non ha il coraggio di andare verso la luce di Dio, perché sa che altrimenti la sua malvagità verrebbe scoperta, ma chi “fa la verità”, cioè chi agisce secondo verità, va “alla luce”. Questa luce è Gesù, la Verità, che illumina la notte del mondo. Andiamo anche noi da Gesù, come ha fatto Nicodèmo e interroghiamoLo e ascoltiamo le sue risposte. Ma prima apriamo bene le orecchie alla Sua Parola: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.”

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Lug 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gli replicò Nicodèmo: ‘Come può accadere questo?’. Gli rispose Gesù:  ‘Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.”  Gv 3, 9-15

Continua il dialogo tra Gesù e Nicodèmo, in cui Nicodèmo fraintende le parole di Gesù, che ha parlato di una  nuova nascita spirituale, mentre Nicodèmo pensa ad una nuova nascita materiale. Così, egli che è “maestro d’Israele” non sa di che cosa stia parlando Gesù!

  In questo dialogo Gesù usa il plurale, quando parla di sé, perché Egli non è solo, ma il Padre è sempre con Lui. E apertamente Gesù dice a Nicodèmo che lui e i suoi contemporanei non accettano la Sua testimonianza”, poiché non capiscono e non sanno che Egli è venuto dal cielo. Quindi indica sé stesso come “Figlio dell’uomo”, che è un titolo messianico usato dagli antichi profeti di Israele, per aprire gli occhi di Nicodèmo, e indirizzarlo sulla strada giusta.

 Ma Gesù sa già che se parlerà delle realtà celesti, nessuno lo comprenderà, neanche Nicodèmo, poiché ha già parlato di ciò che accadrà sulla terra, facendo allusione alla Sua morte e resurrezione (Gv 2, 19-22) e non è stato compreso. Quindi fa qui un secondo riferimento alla Sua propria morte, dicendo che il “Figlio dell’uomo” dovrà essere “innalzato”, cioè issato sulla croce, come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto, guardando il quale gli ebrei che erano stati morsi dai serpenti velenosi avevano salva la vita (cfr Libro dei Numeri,  21, 4-9).

  Gesù è la Vita e vuole darci la vita eterna. Perciò Egli è l’antidoto al veleno più tremendo che insidia la nostra vita, la morte. Per questo chiunque fissa lo sguardo su Gesù, che muore in croce per amore, e crede alla Sua risurrezione, ha la “vita eterna”, perché entra in comunione con Dio che è l’Eterno, attraverso Gesù Cristo, mediante la fede in Lui.

  Questa consapevolezza ci liberà dalla paura e dalla schiavitù della morte, così come ci permette di affrontare le burrasche della vita terrena, che solo un momento di transizione, poiché il punto d’arrivo non è il nulla, l’apparente annientamento della morte, ma la gioia radiosa della vita senza fine, in Comunione con Dio!

  Con questa certezza ben salda nella mente e nel cuore, si può affrontare qualsiasi avversità e rimanere indenni, poiché se abbiamo fede Dio può agire in nostro favore, sostenendoci anche nelle sofferenze più estreme.

  Dunque chi crede ha la vita eterna perché sa che Gesù ha il potere di risuscitare anche noi, dopo la nostra morte, secondo la promessa che ripete in continuazione in tutto il vangelo di Giovanni, come ha fatto anche in questo passo (v. 15).

  Disponiamoci a credere in questa promessa del Figlio dell’uomo e non permettiamo a niente e a nessuno di scalfirla o metterla in crisi, solo così, già da ora, gusteremo quella gioia che vivremo pienamente nell’Eternità, quando vedremo sempre il volto amoroso di Dio e di Gesù, che è venuto a salvarci, morendo per noi sulla croce.

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Lug 03 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Vi era tra i farisei un certo Nicodèmo, uno dei capi dei giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: ‘Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui’. Gli rispose Gesù: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio.

  Gli disse Nicodèmo: “Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?’. Rispose Gesù: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”.   Gv 3, 1-8

Questo dialogo tra Gesù e Nicodèmo rivela  quale sia la condizione per poter “vedere” e quindi per poter entrare nel “regno di Dio”, quello che Gesù è venuto a portare sulla terra con la Sua parola e con le Sue opere miracolose. Per fare ciò, dice Gesù a Nicodèmo, occorre “nascere dall’alto”.

Come Nicodèmo, anche noi abbiamo una certa convinzione del fatto che Gesù sia venuto da Dio, e come Nicodèmo molti vedono in Gesù soltanto un “maestro”, uno dei grandi maestri dell’umanità. Ma questo non basta. Gesù non è un semplice “maestro” inviato da Dio, Gesù è la Parola stessa di Dio, che si è fatta carne (Gv 1, 1-3 e 14) in un uomo che perciò è Dio Egli stesso. Finché non si è disposti ad accettare che Gesù è Dio, non si è ingrado di “vedere” il regno di Dio ch’Egli è venuto a portare nel mondo.

Rinascere dall’alto significa aprire gli occhi della fede su questa verità rivelata dallo stesso Gesù, poiché l’accettazione di questa verità ci fa nascere nuovamente come figli di Dio (Gv 1, 12-13). Si tratta di una rinascita spirituale, appunto, come Gesù fa intendere a Nicodèmo, che non ha compreso subito il senso delle Sue parole. E tale rinascita avviene dall’ “acqua”, cioè dal Battesimo ovvero dal riconoscimento della nostra condizione di peccatori, e dallo “Spirito” che Dio ci dona in conseguenza del Battesimo.  Riconoscendo che siamo fuori strada (peccato), che siamo ignoranti di Dio, e aprendo il nostro cuore e la nostra mente alla fede incondizionata in Gesù, Figlio di Dio, lo Spirito di Dio può agire in noi illuminandoci, in modo che la nostra vita cambi, seguendo l’esempio di Gesù, e diventi una vita da figli di Dio.

  Alla nascita siamo già tutti figli di Dio, in quanto è Dio che ha creato ogni cosa, ma fino a quando non  ne diventiamo consapevoli, viviamo nella condizione di peccato, cioè nell’ ignoranza e nell’errore nei confronti di Dio stesso. Gesù è venuto ad aprirci gli occhi, in modo che diventando consapevoli della nostra figliolanza divina, possiamo vivere in modo diverso, da figli di Dio, come è vissuto lo stesso Gesù e cioè amando Dio sopra ogni cosa e il nostro prossimo come noi stessi.

  Tutto questo riguarda lo spirito, cioè la nostra più intima essenza, la nostra natura più profonda, e a tale rinascita possiamo giungere appunto attraverso la fede in Gesù Figlio di Dio, che è data a tutti come possibilità e come dono gratutito da parte di Dio stesso. Chi si abbandona a questa fede nasce dall’alto, cioè da Dio, e riceve lo Spirito che gli permette di riconoscere il “regno di Dio”.

Nicodèmo non era ancora giunto pienamente a questa fede, come non vi erano ancora giunti i Suoi discepoli, perciò Gesù gli disse che sarebbe dovuto “nascere dall’alto”, ma Gesù dice la stessa cosa anche ciascuno di noi e a chiunque si accosti al Vangelo.

Chiediamo dunque a Dio Padre, nel nome del Suo Figlio Gesù Cristo, di sostenerci e rafforzarci nella fede in Lui, affinché anche noi possiamo “nascere dall’alto”, seguendo l’insegnamento e l’esempio dello stesso Gesù. Così riceveremo anche il Suo Spirito e saremo davvero liberi, perché conosceremo la Verità (Gv 8,32).

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