Archive for Maggio, 2010

Mag 29 2010

Vangelo secondo Giovanni

Pubblicato da archiviato in Argomenti vari

“Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: ‘Riempite d’acqua le anfore’; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: ‘Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto’. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: ‘Tutti mettono in tavola il vino buono all’ inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora’.

Questo,  a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.”  Gv 2, 6-12

Il miracolo del vino tramutato in acqua è il primo dei segni compiuti da Gesù, dice Giovanni. E’ un miracolo diverso da tutti gli altri narrati dai Vangeli, i quali sono sempre operati su delle persone malate o già morte, per risanarle o riportarle in vita. In questo caso, invece, Gesù tramuta dell’acqua in vino. L’acqua tramutata in vino era stata posta nelle anfore che servivano per i riti di abluzione (purificazione) che i Giudei osservavano scrupolosamente, soprattutto prima di mettersi a tavola (lavarsi le mani fino ai gomiti, ecc.). Non è da questi riti religiosi che l’uomo trae la vita, ma dall’amore misericordioso di Dio, che qui si manifesta risolvendo una situazione pratica che avrebbe creato imbarazzo agli sposi, perché era finito il vino per i commensali.

  Gesù ha compiuto questo gesto per la preghiera rivoltagLi da Maria, sua madre (v. 3), ma questo miracolo sta ugualmente a significare la potenza di Gesù, che non è un semplice uomo, bensì Uomo-Dio.

 Dopo questo primo segno, i suoi discepoli ebbero fede in lui, poiché in esso Gesù aveva manifestato la propria gloria, ossia la propria natura. Esso può avere però un significato spirituale molto profondo: Gesù rende lieta la nostra vita col vino buono, che si conserva fino alla fine, cioè con la promessa della vita eterna, che Egli ripete per tutto il Vangelo di Giovanni. Per gustare il sapore di questo vino nuovo, occorre la fede nella promessa di Gesù: è questa fede nella vita eterna, al di là delle pratiche religiose che ci hanno insegnato fin da bambini, che ci permette di gioire in questa vita, nonostante le inevitabili sofferenze che essa ci procura.

Crediamo dunque in Gesù, che ci promette la vita eterna, e anche noi assaporeremo il vino delle nozze che Dio vuole celebrare con ciascuno di noi, singolarmente, e con l’umanità tutta quanta.

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Mag 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù disse: ‘Non hanno vino’. E Gesù le rispose: ‘Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora’. Sua madre disse ai servitori: ‘Qualunque cosa vi dica, fatela’.”  Gv 2, 1-5

L’episodio delle nozze di Cana è uno dei più conosciuti, ma forse è anche uno dei meno studiati e meditati. Queste nozze si celebrano il “terzo giorno”; un rimando alla resurrezione, che celebra vittoria sulla morte?

Il banchetto di Nozze è l’immagine della vita dell’uomo: si mangia, si beve e ci si diverte in compagnia. Ad un certo punto finisce il vino, bevanda essenziale per un convito, in quanto rende più piacevole il pasto e rallegra gli animi. Anche nella nostra vita spesso viene a mancare ciò che la può allietare e rallegrare, ma noi spesso cerchiamo di riempire questo vuoto in maniera sbagliata, peggiorando le cose, anziché trovare davvero la felicità!

La madre di Gesù, attenta a ciò che accade, si preoccupa della cosa e si rivolge a lui. Dalla sua risposta, capiamo che Maria gli ha chiesto di fare qualche cosa che togliesse gli sposi dall’imbarazzo della situazione. Ma Gesù risponde che la sua “ora” non è ancora giunta. La sua ora, lo dirà durante la notte della sua cattura, è quella del sacrificio della propria vita, della sua autoconsegna nelle mani dei suoi carnefici: gesto di amore supremo col quale Gesù si dà al mondo, per salvare tutta l’umanità dal peccato, che è ignoranza nei confronti di Dio e del suo amore per noi. La sua ora è quella della croce, sulla quale egli glorificherà il Padre, obbedendo alla Sua volontà, per sconfiggere il “principe di questo mondo” (cfr 16,10). Per questo Gesù sembra rispondere con fastidio alla preghiera rivoltagli da sua madre, ma Maria capisce che Gesù farà ugualmente quanto è in suo potere, per salvare la festa di nozze alla quale era stato invitato, e dice ai servitori del banchetto di fare tutto ciò che Gesù dirà loro. Il seguito della vicenda è noto, ma è importante soffermarsi su ciò che dice Maria ai servitori; sentiamo queste parole rivolte a ciascuno di noi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Gesù nel Vangelo ci dice di avere fede in lui, cioè di credere che Egli è il Figlio di Dio che vuole darci la VITA ETERNA, e ci chiede di amare Dio e il nostro prossimo, in risposta  all’amore che Dio ha mostrato per noi, mandandoci Gesù, il Suo Unigenito, a mutare l’acqua della desolazione, della disperazione, della mancanza di senso, nel vino della gioia di una vita vita piena di senso e d’amore , che è la vita stesa di Dio, la vita eterna, alla quale Gesù ha voluto condurci col suo sacrificio.

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