Archive for Aprile, 2010

Apr 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro disse di lui: ‘Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità’.  Natanaele gli domandò: ‘come mi conosci?’. Gli rispose Gesù: ‘Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi’. Gli replicò Natanaele: ‘Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!’. Gli rispose Gesù: ‘Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!’. Poi gli disse: ‘In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il figlio dell’uomo’.”  Gv 1, 47-51

Natanaele si stupisce che Gesù, ancora prima di incontrarlo, lo conoscesse poiché  Gesù sa dov’era poco prima che potessero parlarsi e questo fa sì che Natanaele pensi subito che Gesù è il Figlio di Dio.

Gesù conosce ciascuno di noi, singolarmente, perché anche noi siamo stati creati per mezzo di lui, che è la Parola di Dio incarnata, con cui è stata creata ogni cosa (cfr. Gv 1,1-3). Ma non tutti lo sanno e non tutti ci credono e non tutti riconoscono in lui il Figlio di Dio, come ha fatto Natanaele, il quale pur avendo affermato poco prima che da Nàzaret non poteva venire “qualcosa di buono”, identifica Gesù, che proveniva proprio da Nàzaret, come il Figlio di Dio, appunto! Per questo Gesù aveva affermato che in Natanaele non c’era falsità, perché pur attenendosi agli insegnamenti tradizionali era disposto a riconoscere la verità, ovunque si trovasse.

Dunque Natanaele si meraviglia del fatto che Gesù lo abbia visto, prima di incontrarlo, mentre stava sotto l’albero di fichi e sembra credere in Gesù proprio per questa sua capacità di sapere cose che altri non possono sapere. Ma Gesù coglie lo spunto per annunciargli che vedrà cose ancor più grandi, “il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”. Qui Gesù rimanda a un passo del Libro della Genesi (28,18), in cui Giacobbe sogna una scala che congiunge il cielo e la terra, con gli angeli di Dio che salgono e scendono su di essa e il Signore, davanti alla scala, che si presenta a Giacobbe come il Dio di Abramo e di Isacco, lo stesso Dio, che parlò ai due patriarchi, e non un altro! Gesù proviene da quello stesso Dio, che poi sarà sempre ricordato come il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Identificandosi con la scala del sogno di Giacobbe, Gesù si presenta come “il Figlio dell’uomo”, richiamando il Libro del profeta Daniele (7,13-14), che descrive una visione in cui Dio consegna  gloria e potere e un regno che non sarà mai distrutto a un personaggio misterioso “simile a un figlio di uomo”.

Gesù è questo Figlio dell’Uomo, al quale il Padre ha consegnato ogni cosa, affidandogli il suo regno celeste, che è un regno di gioia, di amore e di pace, che dura in eterno, verso il quale Gesù ci vuole condurre, avendoci aperto il cielo!

Così, Gesù è la scala che congiunge il cielo e la terra, poiché è disceso dal cielo per annunciarci la verità di Dio e mostrarci il suo volto amoroso, affinché noi possiamo “salire” al cielo fino a Lui. Gli angeli erano i messaggeri che portavano le preghiere degli uomini a Dio e i messaggi di Dio agli uomini, ma ormai Gesù è il vero mediatore tra l’uomo e Dio, in quanto Dio egli stesso, Dio e uomo nello stesso tempo. Per questo egli è in grado di guidarci a Dio, poiché avendo assunto anche la nostra natura umana è in grado di comprendere ogni nostra difficoltà, ogni nostra debolezza, ogni nostra imperfezione e può, per questo, soccorrerci in ogni nostra necessità. Dunque Gesù è la via che conduce a Dio. Ma per giungere a Dio attraverso Gesù occorre la fede, occorre cioè credere veramente e fermamente che egli sia il Figlio di Dio.

Preghiamo dunque il Signore Dio di concederci e di conservarci sempre la fede nel Suo figlio Gesù, venuto sulla terra per condurci a Lui.

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Apr 05 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Il giorno dopo Gesù volle partire dalla Galilea; trovò Filippo e gli disse: ‘Seguimi!’. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: ‘Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret’. Natanaele gli disse: ‘Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?’. Filippo gli rispose: ‘Vieni e vedi’.”  Gv  1, 43-46

Gesù incontra un’ altra persona disposta a seguirlo, Filippo, il quale non esita a mettersi al suo seguito. Incontrato Natanele, Filippo gli comunica di aver trovato colui che stavano attendendo tutti in Israele, colui (il Messia) di cui avevano scritto Mosè e gli antichi Profeti del popolo ebraico. Natanele è scettivo, perché Gesù veniva da Nàzaret, in Galilea, anche se in verità era nato a Betlemme, in Giudea; i maestri di Israele, infatti, insegnavano che in Galilea non erano mai sorti profeti. Ma Filippo non si scoraggia e invita Natanaele a recarsi da Gesù.  A questo punto del Vangelo, lo stesso invito è rivolto a chiunque legge il racconto di Giovanni: ‘Vieni e vedi’! Continuiamo la lettura e la meditazione del Vangelo, anche se abbiamo qualche perplessità. Solo chi arriva fino in fondo potrà rendersi conto se le parole di Filippo erano fondate oppure no.

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Apr 01 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: ‘Abbiamo trovato il Messia’ – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa’ – che significa Pietro. ” Gv 1, 40-42

Andrea, dopo aver conosciuto Gesù, va da suo fratello Simone per dirgli di aver trovato il Messia, cioè il Cristo, l’Unto dal Signore, Colui che tutti attendevano in Israele per portare la pace, la gioia, la serenità. Anche noi, se siamo convinti di aver trovato in Gesù il nostro Messia, siamo chiamati a dirlo ai nostri fratelli, perché anch’essi possano condividere la nostra gioia e trovare i Lui la ragione della propria esistenza.

 Quando il fratello di Andrea, Simone, incontra Gesù, Egli gli cambia il nome o aggiunge al suo nome quello di Pietro, indicando la missione che egli avrebbe dovuto svolgere in futuro, quella cioè di confermare gli altri apostoli nella fede, dopo la morte-resurrezione di Gesù. Cambiare nome significa cambiare vita, e chi incontra Gesù, se davvero crede in Lui, cambia vita e vive una vita nuova nell’amore per Dio e per il prossimo. Prima però dev’esserci la purificazione del nostro modo di concepire Dio, attraverso l’esperienza della Croce di Cristo. Dio si è lasciato crocifiggere per amore nostro, affinché noi seguissimo il Suo esempio e imparassimo ad amare nello stesso modo, fino a dare la vita, se richiesto, per Dio e per il prossimo.

Il Dio di Gesù Cristo si dà a fondo perduto, per attrarre a sé ogni essere umano, che solo in Lui ha la propria salvezza. Andrea, Pietro e l’altro discepolo, che è Giovanni, l’autore del Vangelo, non sapevano ancora che quel Gesù, che per loro era il Messia, sarebbe dovuto morire per mano degli uomini e poi risorgere, per proclamare l’amore di Dio verso ogni creatura e annunciare al mondo intero che in Lui anche noi abbiamo la vita eterna.

Solo questa esperienza li renderà capaci di dare la loro vita per annunciare il Vangelo, solo questa esperienza rende capaci anche noi di fare altrettanto, nella semplicità della vita di ogni giorno, con le persone che stanno accanto.

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