Archive for Aprile, 2010

Apr 24 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco tuo figlio!’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco tua madre!’. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.” Gv 19, 25-27

Sulla croce, lo spogliamento di Gesù è totale, perché totale e definitivo è il dono che Egli fa a noi di Sé stesso, affinché, credendo in Lui, possiamo ricevere il dono della vita eterna. Così Egli affida Maria, nel cui grembo si era incarnato, al discepolo Giovanni, autore di questo Vangelo, facendone la madre di lui,  e dice a Sua madre di accogliere Giovanni come  suo figlio. E’ il nucleo originario della Chiesa, che è la famiglia dei figli di Dio, di tutti coloro, cioè, che credono in Gesù e che, amandoLo per l’amore che Egli ha avuto per noi, seguono il Suo esempio di vita, obbedendo alla volontà del Padre, che si risolve nell’amore verso il Padre e verso il prossimo, come ci ha insegnato Gesù.

Dio è Padre di tutti, indistintamente, e  coloro che credono in Gesù sono chiamati a diventarne consapevoli, per formare un comunità di fratelli, che si amano e si sostengono a vicenda nelle difficoltà della vita terrena, illuminati e fortificati dalla speranza della vita eterna, che ci è donata in Gesù, la Parola di Dio che si è fatta carne, per abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14). Questa fratellanza universale nasce ai piedi della croce, per tutti coloro che, guardando Gesù che muore per amore nostro, si lasciano conquistare dal Suo amore e decidono di seguire il Suo esempio, credendo nella Sua parola, con la quale Egli ha promesso la vita eterna a tutti coloro che hanno fede in Lui.

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Apr 05 2010

Vangelo secondo Giovanni

“Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: ‘Ho sete’. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta d’aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: ‘E’ compiuto!’. E, chinato il capo, consegnò lo spirito.”  Gv 19, 28-30

Gesù muore, dopo che gli avevano offerto dell’aceto, perché aveva detto di avere sete. Si compie così un altro passo della Scrittura, cui Giovanni fa solo riferimento, senza citarlo espressamente. Si tratta del Salmo 69, v.22, in cui leggiamo “e quando avevo sete mi hanno dato aceto”. Così subito prima di consegnare lo spirito al Padre, Gesù può dire: “E’ compiuto!” E’ compiuta la Scrittura, che fu ispirata da Dio, il quale sapeva che gli uomini avrebbero condannato il Suo Figlio alla morte di croce, a causa del peccato, e si compie anche la volontà del Padre, che ha comandato a Gesù di non opporsi e di non sottrarsi alla condanna ingiustamente inflittaGli da noi, uomini peccatori, perché attraverso la Sua morte e la Sua risurrezione, potesse giungere a tutti, fino agli estremi confini del mondo, la verità del Padre stesso che è amore ed è Vita che dà la vita eterna a coloro che credono in Colui che Egli ha inviato nel mondo.

“E’ compiuto”, dice dunque Gesù, è compiuto anche il Suo amore per noi, che sulla croce raggiunge la sua massima espressione e sprigiona tutta la sua forza, che tuttavia si manifesta come debolezza ai nostri occhi, necessaria a estirpare dal nostro cuore il nostro peccato, che Gli ha procurato quella morte. Muore per amore Gesù, e il Suo amore non finisce sulla croce, ma è dalla croce che protende i propri raggi luminosi in ogni direzione, per liberarci dalle tenebre del peccato e condurci fino alla terra promessa della vita eterna.

Sulla croce Gesù ci rivela la vera natura del Figlio di Dio: Amore che muore per amore, per salvarci dall’annullamento della morte, consentendoci di vivere per sempre, in comunione con Lui, nell’eternità.

Non finiremo mai di adorare questo amore, crocifisso per amore nostro, né di ringraziare Dio di averci amato in questo modo, attraverso la morte del proprio Figlio, che ha dato la Sua vita per ciascuno di noi, affinché, credendo in Lui, abbiamo in Lui la vita che non ha mai fine.

 

 

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Apr 01 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con la lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.” Gv 19, 31-37

Essendo la vigilia di una festa solenne, quella della Pasqua, si dà ordine ai soldati di accelerare la morte  di Gesù e degli altri due uomini, crocifissi insieme a lui, per liberare il luogo dai cadaveri, spezzando loro le gambe. In questo modo, infatti, il peso del loro corpo, sostenuto solo dalle braccia, avrebbe provocato una compressione della cassa toracica, impedendo la respirazione, con conseguente mancanza di ossigeno e arresto cardiaco. Gesù, che prima della crocifissione aveva subito una violenta flagellazione era già morto, quindi a Lui non vengono spezzate la gambe, ma una guardia, forse per accertarsi della della Sua morte, Lo colpisce con una lancia al costato, dal quale esce, insieme al sangue, del liquido pleurico, accumulatosi nei polmoni per effetto del supplizio della croce. Giovanni, che assiste alla morte di Gesù, vede e rende testimonianza, affinché anche noi crediamo che le cose andarono in questo modo.

Giovanni vede compiersi in questi ultimi atti della vita terrena di Gesù altri  passi della Scrittura. Il primo: “Non gli sarà spezzato alcun osso”, può essere letto come un rimando al Libro dell’Esodo, cap. 12, v. 46, in cui si dice che l’agnello della cena della Pasqua doveva essere consumato senza spezzagli “alcun osso”. Ugualmente, la citazione di Giovanni può essere riferita anche al v. 21 del Salmo 34, in cui leggiamo che il Signore, liberando il giusto dalle sue sventure, preserva le sue ossa, in modo che “neppure uno sarà spezzato”.

Gesù, dunque, al momento della Sua morte viene presentato da Giovanni come il nuovo Agnello pasquale, che ci traghetta dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà della nuova vita dei figli di Dio. Lui, il Giusto, al quale non viene spezzato nessun osso, per preservarne intatta la purezza.

L’altro passo della Scrittura che Giovanni vede compiersi in Gesù, morto sulla croce (Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto), va riferito al Libro del Profeta Zaccaria, cap. 12, v. 10, in cui, nel corso di una profezia sulle sorti della futura Gerusalemme, leggiamo che Dio la libererà dai suoi nemici, i quali “guarderanno a colui che hanno trafitto”. Giovanni interpreta questo versetto come una profezia riferita a Gesù, dal quale proviene la salvezza, poiché è in Lui e per la fede in Lui che noi riceviamo la vita eterna. Lui, al cui amore, che lo ha portato a morire sulla croce per noi, guardano tutti coloro che in Lui hanno fede, per ricevere da Lui la vita, quella stessa vita che irromperà gioiosa e luminosa il mattino della Sua risurrezione, per illuminare ogni angolo della terra e dell’intero universo.

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