Archive for Marzo, 2010

Mar 28 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.”  Gv 19, 38-42

Il copro senza vita di Gesù viene posto in una tomba nuova, che si trova in un giardino, vicino al luogo in cui era stato crocifisso. Possiamo immaginare la scena della deposizione dalla croce, dell’avvolgimento del corpo di Gesù nei teli cosparsi di àloe e mirra e il suo trasporto fino al sepolcro “nel quale nessuno era stato ancora posto.”

Nuovo è il sepolcro che accoglie Colui che Dio ha mandato a rivelarci la verità, come nuovo è il messaggio che Gesù ha portato nel mondo. Morto sulla croce, Gesù seppellisce con Sé, nella Sua tomba, tutte le nostre idee errate a proposito di Dio, a proposito del Padre celeste del quale Egli ci ha mostrato il volto amoroso. E da questa tomba Gesù risorgerà tra poco, per dimostrarci che, davvero, tutti coloro che credono in Lui riceveranno una nuova vita, quella eterna, dopo la fine di questa vita terrena.

Nel giardino di Eden il peccato di Adamo gli procurò la morte, in questo nuovo giardino, nel quale si trova la tomba che accoglie il corpo di Gesù, tornerà vittoriosa la Vita, affinché volgendo lo sguardo al Risorto, possiamo tutti ricevere nuovamente la vita, quella vera, che non avrà più fine.

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Mar 22 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: ‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!’.”  Gv 20, 1-2

Il primo giorno dopo il sabato, oggi per noi è di domenica, Maria di Màgdala si reca al sepolcro di buon mattino, quando è ancora buio, e trova il sepolcro aperto e vuoto. Si tratta di qualche cosa di inatteso, del tutto inaspettato, tanto che, alla vita del sepolcro vuoto, ella non pensa subito alla risurrezione di Gesù. Infatti, corsa da Pietro e da Giovanni dice: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.  Si esprime al plurale Maria  di Màgdala, perché insieme a lei erano andate al sepolcro anche altre donne, come riferiscono gli altri tre Vangeli.  La prima cosa che  pensano, dunque, è che il corpo di Gesù sia stato trafugato, e questo durerà finché non vedranno di persona il Risorto. E lo stesso accadrà agli altri  discepoli.

Nessuno, quindi, aveva ben capito che Gesù, dopo la Sua morte, sarebbe risuscitato dai morti, anche se gli stessi discepoli avevano visto che Egli aveva il potere di ridare la vita a coloro che muoiono, come nel caso di Lazzaro! Dal momento che, in seguito, Gesù stesso era morto, e in quale modo!, nessuno osava sperare che quella morte non fosse per sempre, e che Egli avrebbe ripreso da Sé stesso la propria vita, sebbene avesse predetto loro ogni cosa.

Solo dopo aver visto Gesù risuscitato dai morti, coi propri occhi, essi cominciarono a credere veramente e a capire. Noi abbiamo solo la loro testimonianza di quanto accadde in quel tempo, e sappiamo che, per testimoniare ciò che essi videro e udirono, furono disposti a dare la propria vita. La nostra fede, dunque, si basa sulla loro testimonianza, ma il risultato è sempre il medesimo, poiché Gesù ci ha assicurato che chiunque crede in Lui, grazie alla testimonianza dei Suoi primi discepoli, avrà la vita eterna, nello stesso modo in cui l’hanno ricevuta loro, che hanno creduto in Lui prima di noi.

 

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Mar 15 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono a casa.” Gv 20, 3-10

Giunti di corsa al sepolcro, Giovanni e Pietro non possono fare altro che constatare ciò che aveva loro riferito Maria di Màgdala: Gesù non è più nel sepolcro, pare proprio che qualcuno l’abbia portato via e nessuno sa dove sia stato posto. Il versetto 8, dunque, secondo il quale il discepolo che viene da sempre identificato con Giovanni, l’autore di questo Vangelo, dopo essere entrato nel sepolcro, “vide e credette”, significa che vide e credette che il corpo di Gesù era stato portato via. Il versetto successivo, infatti, dice che lui e Pietro “non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.”

Dunque non è cosa facile né semplice credere alla risurrezione di Gesù, se nemmeno due dei Suoi più intimi discepoli sono stati in grado di capire subito, alla vista del sepolcro vuoto, che Egli era risuscitato dai morti. Ma è proprio questa la buona notizia che Gesù è venuto ad annunciarci con la Sua stessa morte e la Sua risurrezione: la vita terrena dura quanto dura, tuttavia la morte, con la quale essa sembra concludersi, non è l’evento definitivo della nostra esistenza. Dopo la morte fisica, infatti, Gesù ci assicura che continueremo a vivere, e a vivere in eterno, in comunione con Lui e con il Padre – se abbiamo fede in Lui-, in una vita di gioia vera, piena e imperitura, per tutta l’eternità.

La tomba vuota di Gesù non costituì per i Suoi discepoli l’immediata evidenza della Sua resurrezione: essi ebbero infatti bisogno di vederLo Risorto, di parlare di nuovo con Lui, prima di credere e comprendere il senso della Sua venuta tra noi.  Ma dall’incontro col Risorto la loro vita è cambiata per sempre, e sono partiti in tutte le direzioni ad annunciare quello che avevano visto e udito coi propri occhi e le proprie orecchie. Credendo al loro annuncio della Risurrezione di Gesù, partecipiamo anche noi alla loro stessa esperienza, poiché è la fede che ci permette di addentrarci nel mistero dell’amore di Dio per noi, per entrare in piena comunione con Lui, che vuole darci la vita eterna. Credere in Gesù, infatti, significa amarLo, e chi Lo ama e osserva la Sua parola riceverà la Sua visita e quella del Padre, che insieme prenderanno dimora  presso di lui (cfr Gv 14, 23)!

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Mar 13 2010

Vangelo secondo Giovanni

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“Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dalla parte dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: ‘Donna, perché piangi?’. Rispose loro: ‘Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto’. Detto questo si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: ‘Donna, perché piangi? Chi cerchi?’. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: ‘Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo’. Gesù le disse : ‘Maria!’. Ella si voltò e gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!’ – che significa: ‘Maestro!’. Gesù le disse: ‘Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei amici e di’ loro: ‘Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: ‘Ho visto il Signore!’ e ciò che le aveva detto.”  Gv 20, 11-18

“Ho visto il Signore!”,  cioè Gesù risuscitato dai morti, dice Maria di Màgdala ai discepoli. E’ il primo annuncio della risurrezione, che da qui in poi risuonerà ovunque giunga il Vangelo. La Vita ha sconfitto la morte, la Verità ha tolto il peccato dal mondo e chiunque crede sarà salvato, perché riceverà in dono la stessa vita di Gesù, che è la vita di Dio, che è vita eterna!

L’incontro col Risorto è graduale. Rimasta presso il sepolcro vuoto, dopo che Pietro e Giovanni erano tornati a casa, Maria, oppressa dalla tristezza per la scomparsa del corpo di Gesù, non dà importanza ai due angeli in vesti bianche seduti presso il sepolcro, né riconosce subito Gesù che le parla, chiedendole: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?’. Non lo riconosce perché sta cercando il Suo corpo morto ed è disperata, perché non sa chi Lo abbia portato via né dove sia stato posto, tanto da scambiare Gesù per il guardiano del giardino e chiederGli se sia stato lui a portare via il corpo! Ma quando Gesù pronuncia il suo nome, Maria capisce all’istante chi è Colui che Le sta di fronte: “Maestro!”.

La visione del Risorto passa attraverso il rapporto personale che Gesù vuole stabilire con ciascuno di noi, perché Gesù ci conosce e ci chiama per nome, come ha fatto qui con Maria di Màgdala. E noi stessi possiamo conoscerLo veramente soltanto all’interno di questo rapporto, che è basato sulla fede. Chi non crede, infatti,  non può stabilire alcun rapporto con Gesù, dunque non può sentire la Sua voce, né può “vederLo” vittorioso sulla morte, che Egli ha sconfitto per sempre.

Gesù risorto non si trattiene a lungo con Maria, ma la invia subito dagli altri discepoli, a portare loro l’annuncio della Sua resurrezione, affinché quando Egli apparirà anche a loro, essi Lo riconoscano, com’ è accaduto a Maria, quando Egli ha pronunciato il suo nome.

“Ho visto il Signore!”, annuncia Maria, presa da una gioia incontenibile! A lei è affidato il primo annuncio, al quale anche noi siamo chiamati a credere, pur non avendo potuto vedere coi nostri occhi Gesù risuscitato dai morti. Anche noi possiamo però vederLo, con gli occhi della fede! Gesù è tornato in vita, dopo essere morto sulla croce, dandoci la prova definitiva che tutti i Suoi insegnamenti erano veritieri, che Egli è veramente il Figlio di Dio, Colui che il Padre ha inviato nel mondo, per dare la vita al mondo.

Chi crede, anche senza averLo visto nello stesso modo in cui Lo videro Maria e gli altri discepoli, è beato (cfr Gv 20, 29), poiché la fede, questa fede nella risurrezione di Gesù, è il mezzo che ci permette di entrare in relazione con Lui, che è la via per arrivare fino al Padre il quale vuole darci la vita senza fine.

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Mar 06 2010

Vangelo secondo Giovanni

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: ‘Pace a voi!’. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi’. Detto questo soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’.”  Gv 20, 19-23

Dopo l’annuncio portato da Maria di Màgdala, Gesù risorto appare anche agli altri discepoli, che si erano rinchiusi in casa, per timore che contro di loro scattasse una persecuzione da parte dei capi del popolo. Gesù compare in mezzo a loro, a porte chiuse, segno del fatto che ormai è entrato in una dimensione diversa da quella materiale, e  la prima cosa che dice è: “Pace a voi!”. Il Risorto augura la pace, dopo aver sconfitto la morte, poiché la consapevolezza della Sua resurrezione, che anticipa la nostra stessa risurrezione, può pacificare i nostri cuori, con la speranza della vita eterna, alla quale tutti, in fondo, aspiriamo.

Di Sua iniziativa, Gesù mostra ai Suoi discepoli le mani e il fianco, ove erano visibili i segni lasciati dai chiodi e dalla lancia con cui l’aveva colpito un soldato romano, prevenendo il loro bisogno di avere la certezza che Egli fosse proprio lo stesso Gesù che avevano visto morire sulla croce, qualche giorno prima. I discepoli gioiscono alla Sua vista e, se abbiamo fede, possiamo anche noi condividere la loro gioia, poiché il Signore è risorto anche per noi che, pur non vedendolo coi nostri occhi, ne riceviamo la notizia grazie alla testimonianza dei primi discepoli.

Gesù risorto ripete: “Pace a voi” e come ha mandato nel mondo i primi discepoli, così manda anche noi, a diffondere la buona notizia della Sua risurrezione dai morti.

Consegnandoci poi lo Spirito Santo, Egli ci esorta al perdono degli altri, per potere, a nostra volta, ricevere il perdono da parte del Padre, questo, infatti, sembra essere il senso delle parole con cui si chiude questo brano evangelico, soprattutto se si tiene presente quello che Gesù dice nel Vangelo di Matteo, cap. 6, vv. 14-15, subito dopo la preghiera del Padre Nostro: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”

Se siamo disposti a perdonare chi ci ha fatto un torto o chi si è comportato male nei nostri confronti, siamo in comunione con Dio che perdona le colpe di tutti, e quindi siamo in grado di ricevere il Suo perdono per le nostre colpe. Diversamente, finché non siamo disposti a perdonare gli altri, non siamo in grado di ricevere il perdono di Dio nei nostri confronti, perché non siamo nel Suo amore, ma restiamo nell’odio, nel rancore, nell’astio, e ciò ci impedisce di essere in comunione con Lui. Così, nel brano presente del Vangelo di Giovanni Gesù dice la stessa cosa, ma con parole diverse: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”, ovvero, quando saremo capaci di perdonare i peccati che gli altri commettono contro di noi, tali peccati saranno cancellati e noi potremo ricevere, a nostra volta, il perdono di Dio per i nostri peccati, perché saremo in comunione d’amore con Lui, che perdona tutti. Viceversa: “a coloro a cui non perdonerete, non sarranno perdonati”, ovvero, quando non siamo capaci di perdonare agli altri il male che essi hanno compiuto nei nostri confronti, tale male rimane attivo e ci divide da loro, in modo che non possiamo ricevere a nostra volta il perdono di Dio, per i nostri peccati, perché non siamo in comunione con Lui.

La forza di perdonare possiamo attingerla solamente dall’amore che Dio per primo ha avuto per noi, e che si è manifestato in Gesù, che ci ha amato fino a dare la Sua vita per tutti quanti noi, fornendoci la prova, con la Sua risurrezione, che chi segue i Suoi insegnamenti sarà veramente unito a Lui nella resurrezione e, dunque, riceverà da Lui il dono della vita eterna.

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